Il diavolo e il buon Dio
- Autore: Jean-Paul Sartre
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Mondadori
Il complesso e profondamente discusso dramma sartriano Il diavolo e il buon Dio (Mondadori, 1976) viene messo in scena in una Parigi ancora reduce dalla guerra nel 1951, scatenando non pochi scandali negli ambienti cattolici, ma riscuotendo un successo altrettanto considerevole: un successo che portò l’opera teatrale del filosofo francese Jean-Paul Sartre a rimanere sul palco per poco più di un anno, monopolizzando il teatro parigino per circa tredici mesi.
Il Sartre de Il diavolo e il buon Dio, differentemente da opere come Le Mosche e Porta chiusa scritte prima del secondo conflitto mondiale, è un drammaturgo che ormai attinge appieno alla figura dell’intellettuale e scrittore impegnato, immerso nelle lotte ideologiche e politiche che animano il panorama non solo europeo, ma anche mondiale. Non è un caso, quindi, che lo scrittore francese voglia improntare le opere di questa parte della sua carriera letteraria con aspetti esplicitamente politici, volutamente provocanti e apertamente riconducibili alle dottrine marxiste, alle quali Sartre aderì.
Il teatro sartriano è celebre per distaccarsi da quel teatro “borghese” tempestato da maschere e stereotipi a tutto vantaggio di un dramma “di situazioni”, nel quale i personaggi sviluppano, scelgono, inventano una propria evoluzione nel proseguo della trama anche e soprattutto in merito agli altri protagonisti. Il personaggio del dramma del filosofo francese si modifica per crearsi una propria via d’uscita, grazie agli sviluppi dell’intersoggettività, e non a causa di una caratterizzazione fissa e inamovibile.
Sartre ambienta le vicende dell’opera in questione nella Germania del 1500, nel bel mezzo della rivolta contadina: non è il primo tentativo dello scrittore di ambientare uno scritto teatrale secoli addietro, ricordando che egli scrive Le Mosche rifacendosi alle Coefore di Eschilo. La trama vede come luogo centrale la celebre città di Worms, assediata dall’Arcivescovo di Magonza aiutato dalle truppe del comandante Goetz, personaggio intorno al quale ruota l’intera opera. Il comandante tedesco, protagonista del dramma, ci rende partecipi della sua evoluzione: l’evoluzione dell’uomo esistenzialista col sorgere di scelte morali che mettono in discussione ciò che è ritenuto il bene o il male. Tuttavia, esiste una reale morale per Sartre?
Goetz viene presentato allo spettatore (e poi lettore) come un guerrafondaio profondamente temuto per le sue abilità guerriere e la sua brutalità e con un desiderio di Assoluto: un desiderio di voler fare assolutamente il Male per incarnare lui stesso il Diavolo e sfidare in prima persona il suo vero nemico, Dio. Il comandante sceglie di voler fare il Male, sceglie di voler annientare il misero popolo di Worms perché è un bastardo, un traditore di natura; è questo il suo unico ruolo. Dopodiché, lo stravolgimento: a metà dramma, Goetz attinge a voler fare il Bene, il tutto in seguito a una scommessa volontariamente persa.
La seconda parte dell’opera vede il guerrafondaio tedesco impegnato a voler creare il “Paradiso in Terra” e una “Città del Sole”, arrivando, però, a fare più danni di quanto non ne abbia fatti mentre rendeva sé stesso fautore del Male. È solamente al termine della vicenda che Goetz si rende conto che non esiste nessun buon Dio o Bene, nessun Diavolo o Male, nessun Paradiso e nessun Inferno: solo l’individuo con la sua condanna alla libertà.
La libertà di scelta dell’uomo esistenzialista sartriano dev’essere compiuta in un’ottica secondo la quale egli si pone come inventore di sé stesso, lontano da qualsiasi elemento o natura a priori. Il Bene e il Male, così come Dio, non possono essere presi in considerazione dall’uomo che sceglie sia per sé stesso, sia per tutti gli altri. È per questo motivo che l’uomo è abbandonato alla propria responsabilità, la quale va a tangere tutti gli altri uomini esistenti. L’uomo si inventa e inventa gli altri, angosciato da questa massiva responsabilità: angosciato, non impaurito. Così facendo, Sartre mette a tacere tutte quelle critiche che condannano la dottrina esistenzialista a un quietismo, evidenziando appieno come il singolo sia ampiamente nella posizione di poter conservare la propria soggettività e azione individuale, inserendosi comunque con successo nel processo dialettico della storia.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il diavolo e il buon Dio


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