- Autore: Vanessa Bell
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Donzelli
- Anno di pubblicazione: 2017
Prima che i genitori muoiano, le sorelle Woolf avevano già messo sul tavolo i loro talenti. Vanessa, che adorava Virginia, non ebbe paura del genio della sorella: la grande scrittrice di Gita al faro e Le onde era un mostro di bravura, ma per Vanessa non importava molto. Per lei i colori erano la sua vita e scrisse anche della sua famiglia, in tono drammatico ma anche scherzoso: Vanessa non avrebbe mai voluto essere sua sorella, che soffriva già da piccola di nevrosi, con molti, tremendi mal di testa. Per non parlare dei mesi in cui Virginia non diceva una parola, col taccuino in mano girava per casa come una ossessa.
Ma per Vanessa era una di famiglia, si preoccupava ma non troppo. Ecco perché scrive La nostra Bloomsbury. Io, mia sorella Virginia e gli altri (Donzelli, 2017, curatela di Lia Giachero). Per parlare di altri amici che fecero un posto di élite, nel cuore di Londra, dove era ancora vietato stare.
Alla morte dei genitori, si ritrovarono in questo casa bohémien, e nel frattempo Vanessa si sposò e prese il cognome Bell. Virginia sposò un Woolf e non cambiò nulla. Solo che la scrittrice da sposata andava molto spesso a Londra e Bloomsbury, non solo per le tante eccellenze come scrittori e pittori, ma per andare a trovare il fratello amatissimo Thoby, sopraffatto da tanto amore sororale, giacché in Inghilterra, ai tempi, ci si sposava per liberarsi da parenti e genitori. E non solo in Inghilterra. Chi scrive ritiene che sia una pratica abituale in quasi tutti gli stati.
Leonard Woolf fu molto paziente con Virginia, ma a volte avrebbe voluto non sposarla. Nelle crisi nervose e senza biglietto del treno scappava dal Sussex, dove viveva col marito. C’è una scena straziante nel film “The Hours”, dove Nicole Kidman parla a vanvera perché le costa vivere, respirare, dividere il letto. Nel frattempo Vanessa continuava a dipingere, a trovare la sua caratteristica peculiare e ad aspettare la sera per chiacchiere su tutto. C’erano tutti, come Keynes, Roger Fry, Clive Bell, Morgan Forster, Lytton Strachey e tanti altri.
La vita di Vanessa era bellissima, perché aveva la possibilità di sperimentare nuovi colori. Come un fantasma si appalesava Virginia, come già sapesse delle Seconda Guerra mondiale.
La nostra Bloomsbury. Io, mia sorella Virginia e gli altri è un libro importante, bello, arioso, di chi non cerca una virgola sbagliata, anche con certi spunti omoerotici. In ogni caso era così parlare di arte, e gli ardori sessuali erano una pratica prevista. Ma servì anche parlare di sesso, perché era scandaloso lo facessero uomini e donne. Vanessa Bell aveva capito anzitempo, già da ragazza, che alla sorella non piaceva vivere: e da sposata era lo stesso refrain, e no, non le piaceva vivere.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La nostra Bloomsbury. Io, mia sorella Virginia e gli altri
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