La femminilità, una trappola. Scritti inediti 1927-1983
- Autore: Simone de Beauvoir
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: L’orma editore
- Anno di pubblicazione: 2021
Capitoli inediti, cinque parti sorprendenti di Simone de Beauvoir, e poi un’intervista e altre considerazioni sono riunite nel volume dal titolo La femminilità, una trappola. Scritti inediti 1927-1983 (L’orma editore, 2021, trad. di Cappellini, Carvisiglia, Diez, Romagnuolo e Vozzi).
Da giovane Simone, nata a Parigi, aveva i vezzi e le lamentele di una ragazza borghese. Ma era già sazia e annoiata e nel 1929, per caso, conobbe un ragazzo, molto più grande di lei, non si capisce se studente lavoratore o fuori corso. Sartre non era bello, ma aveva negli occhi la sete di conoscenza, mentre i suoi amici parlavano di ragazze e ragazzi. Mese dopo mese il filosofo francese fu accolto nel clan e non che fosse diventato di belle fattezze, ma aveva charme e autorevolezza. La loro unione durò 51 anni, una vita, ma de Beauvoir e Sartre non erano certo una coppia monogama. Il primo saggio ha come titolo La principessa di Clèves a Belleville. A chi fa le revisioni di un pezzo, uno sbaglio accadeva anche nel secolo scorso e il nome della scrittrice divenne "Suzanne De Beauvoir". Di cui non si trovavano altri scritti.
Il secondo pezzo, Famiglie e natalità, nasce dai quattro anni trascorsi come insegnante in un liceo di Rouen. Simone era sempre più stupefatta dalla vita di provincia francese e si avvia un fenomeno letterario come l’esistenzialismo, ma anche altre forme artistiche. Cambiava spesso stanze d’albergo, perché per Sartre casa è di tutti e di nessuno. Simone, pur portata a cucinare, mangiava con Sartre e tanti amici nelle taverne parigine. Molto alla lontana assomigliano alla coppia Moravia e Morante, e la pigrizia dei due italiani sembrava fare il verso ai francesi, persone più strutturate, legati ancora all’Università della Sorbona, mentre Moravia, per problemi di salute, non finì gli studi elementari.
Il quarto scritto riporta certe parole di de Beauvoir, nelle quali dice che Sartre assomigliava a un contadino coltissimo: Sartre ha bisogno sempre di essere attivo. Se poi piove chiude la giumenta, legge di malavoglia i quotidiani o guarda le bozze o le contadine. Sigaro o fumo di sigaretta. Nemmeno tanto paradossalmente, Simone de Beauvoir sopporta il suo vecchietto, nonostante cinquantuno anni insieme. Si fa per dire, perché si vedono per la colazione, casa di lui e casa di lei indipendenti, una via di mezzo. Men che meno il matrimonio. Non ci hanno mai pensato. A chi scrive, pensa che questo niente matrimonio, niente figli, nessuna forma di coabitazione sono decisioni complesse o semplici. Vai a capire.
L’ultima parte del libro è un netto e doloroso intervento a favore dell’aborto in Francia. Simone è accasciata, stanchissima, da quando è morto Sartre, a settantaquattro anni sembra non le freghi più di nulla. Lo raggiunge a settantotto anni.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La femminilità, una trappola. Scritti inediti 1927-1983


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