- Autore: Milan Kundera
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Adelphi
Tra cecoslovacchi e russi i rapporti sono sempre stati tesi; il piccolo Stato avrebbe voluto vivere come più le piaceva. Tanta fu la pressione, fino a che l’armata russa spense la voglia di fare la rivoluzione, nel 1968. Milan Kundera non poteva più scrivere, pubblicare, niente. Stava morendo di fame, ma trovò amici che gli diedero da mangiare e da dormire. Un regista russo gli chiese di fare un film su L’idiota, ma più leggeva Dostoevskij, più Kundera avvertiva una profonda repulsione per quel mondo di sentimenti esasperati, vedendovi il riflesso del sentimentalismo brutale della “grande Russia” che stava schiacciando la sua patria. Già Tolstoj gli appariva distante, ma la reazione di Kundera non era solo dettata da un sentimento antisovietico: era proprio il desiderio profondo di una ritrovata leggerezza occidentale. Fu così che il grande autore ceco regalò ai lettori Jacques e il suo padrone. Omaggio a Denis Diderot in tre atti (Adelphi, 1993, curatela e nota introduttiva di Ena Marchi, traduzione di Alessandra Mura).
Quest’opera si inserisce nella scia di due grandi capisaldi della letteratura occidentale: il romanzo di Sterne dal titolo Tristram Shandy e la pièce di Diderot. Se entrambi sono commedie scherzose, Kundera si meraviglia che tale splendore è definito dai critici inglesi e francesi "commedie seria"; perché definirla commedia e basta, dove è l’errore? E il ceco scrive:
Toglieva ai critici letterari del tempo la loro stessa natura... che cosa sarebbe mai una commedia seria e che cosa una commedia che seria non è! Io affermo in maniera categorica che nessun romanzo degno di questo nome prende sul serio il mondo. E, d’altra parte che cosa significherà mai "prendere sul serio il mondo"? Significa certamente: credere a ciò che il mondo vuole farci credere. Ma da Don Chisciotte all’Ulisse di Joyce, il romanzo mette in discussione proprio ciò che il mondo vuole farci credere.
Evidentemente tanti anni di controllo telefonico, di spie, di persone che ritrovi in un bar uscite dal nulla, con l’invasione delle armate russe in Cecoslovacchia, nel 1968. Ma Kundera appena ebbe l’occasione scappò dal paese e andò a vivere in pianta stabile a Parigi.
Tornando ai modelli dell’opera, nel Tristram Shandy di Sterne tutto è divertimento, tutto viene messo in gioco, tutto si disperde. Pochi riescono a prendere il fardello della vacuità fino alla fine per questo modo di scrivere, tranne Diderot con Jacques le fataliste. Tra tutte le opere che gli mettono sotto il naso, solo Denis Diderot lo diverte. Dunque anche in Francia si prendono maledettamente sul serio. Diderot tratta il sesso come un gioco, cavalieri e padroni che fanno vedere la loro potenza, mentre Jacques inizia i suoi racconti di quanto perse da giovani la sua verginità. E c’è l’oste femmina che sa di intrallazzi amorosi o di semplici pettegolezzi. Niente moralità, nessuna serietà, la differenza tra Kundera e Diderot è che il ceco alza l’asticella, per fare entrare in teatro più giovani attrici.
La prima rappresentazione a teatro della pièce diverte, ma andò bene in un altro teatro di una cittadina ceca poi il declino. Quasi che gli spettatori, più che rivendicare maggiore libertà sessuale, sono stufi di mangiare il poco che c’è, per colpa dei russi.
Jacques e il suo padrone fu scritto nel 1970, come omaggio al francese. Milan Kundera lascia la Cecoslovacchia e va a vivere a Parigi, nel 1975.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Jacques e il suo padrone. Omaggio a Denis Diderot in tre atti
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