Nel 1942, tra i ghiacci perenni del Mare di Barents, l’U-Boot sperimentale tedesco U-7920 scompare misteriosamente nei fondali artici. Non si tratta di un tragico incidente bellico, bensì di un disperato atto di sabotaggio guidato dallo scienziato Hörbiger. L’uomo è intenzionato a fare un estremo sacrificio pur di nascondere per sempre al Terzo Reich e a Adolf Hitler un carico misterioso, letale e aberrante, sottratto ai laboratori del regime. Parte da qui La madre rossa, il romanzo di Maico Morellini edito da Agenzia Alcatraz nel 2026.
Ottant’anni dopo sul ponte della Piattaforma petrolifera Baldr, situata nel cuore del Mare di Norvegia, sbarca una delegazione internazionale con l’obiettivo istituzionale di valutare la riconversione in chiave ecologica e green della struttura industriale. Quella che dovrebbe essere una normale ispezione tecnica si trasforma però in un incubo quando una tempesta elettrica anomala, violenta e quasi sovrannaturale investe l’area, isolando completamente il gruppo dal resto del mondo. Tra i membri della delegazione c’è Trym Solbakken, un giornalista tormentato e ossessionato dalle navi fantasma. Trym è guidato da un’ossessione intima e totalizzante: scoprire la verità sul destino dell’enigmatico vascello RSS Arthur Dee.
A fare da ponte ideale e cronologico tra il sommergibile nazista del 1942 e l’isolamento della piattaforma Baldr è proprio la terza linea narrativa, incentrata sulle vicende della RSS Arthur Dee. Questa nave scientifica inglese si trasforma nel teatro di una inquietante missione segreta condotta dallo scienziato russo Illarion Egorov, un ex membro del famigerato e reale Vector Institute. Tra le paratie del vascello, Egorov porta avanti esperimenti biologici estremi legati a mutazioni genetiche e ad alghe dal metabolismo alterato, capaci di minacciare l’equilibrio biologico del pianeta.
L’ambiguità della sua presenza a bordo . non si bene quali esprimenti stia portando avanti e con quale finalità - emerge fin dai primi scambi con il comandante del vascello, Matthew Bailey, fino a quando il Capitano decide di affrontarlo con un sorriso poco cordiale e una domanda tagliente:
Lei è stato sincero con me e io voglio restituirle il favore. È importante che ci capiamo, professor Egorov. Molto importante. Ho ricevuto questi ordini dopo diciannove mesi in cui la mia nave ha vagato senza una vera meta, fermandosi di porto in porto solo per fare rifornimento […] Adesso arrivano questi ordini, professore [...] Lei, diciannove mesi fa, sapeva che saremmo arrivati a questo punto. [...] Perciò… dove intende portare la mia nave?
La madre rossa è un’opera di grande impatto, capace di muoversi con straordinaria agilità tra il thriller geopolitico, l’eco-fiction e la fantascienza speculativa più raffinata in grado di scatenare le angosce più intime della nostra contemporaneità. La forza motrice dell’opera risiede nella sua struttura a incastro, un sofisticato meccanismo a orologeria che connette tre linee temporali e spaziali distinte, tutte indissolubilmente legate ai segreti più profondi e oscuri, nascosti degli abissi marini.
Morellini eccelle nel tratteggiare la psicologia dei suoi personaggi, in particolare quella del giornalista Trym Solbakken, le cui nevrosi e derive personali si specchiano perfettamente nell’ambiente claustrofobico e minaccioso che lo circonda. L’autore solleva interrogativi cruciali sulla responsabilità della scienza e sulla cecità delle ossessioni umane: dall’ambizione militare della Germania nazista fino ai moderni tentativi di riparazione ecologica sulla piattaforma Baldr, l’essere umano viene costantemente ritratto nell’atto di sfidare forze biologiche e naturali che non è in grado di comprendere, né tantomeno di controllare. Una minaccia che si riflette nella struttura stessa degli spazi industriali, percepiti dai personaggi – come la funzionaria Kristina, inviata dal Ministero del Clima e dell’Ambiente – non come semplici strutture metalliche, ma come mostri senzienti:
Perché quella maledetta piattaforma era viva. Viva. E si muoveva di continuo. Respirava. Poi tratteneva il fiato e quando sembrava si fosse finalmente addormentata – o magari morta - ecco che di nuovo si scuoteva iniziando a tossire.
E in questa storia, infatti, il mare non è un semplice elemento scenografico, ma un antagonista vivo, pulsante e opprimente che amplifica i conflitti psicologici dei protagonisti.
Con una prosa asciutta, visiva e squisitamente cinematografica, il romanzo esplora l’oscura natura delle ossessioni umane. Maico Morellini ci trascina in un viaggio visionario che esplora il confine tra scienza e inquietudine, un viaggio claustrofobico dove la sopravvivenza è solo l’inizio. Perché il mare non dimentica. Il mare trasforma.
- Autore: Maico Morellini
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La madre rossa
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