Matteo Strukul ha la capacità di leggere libri e fiabe gotiche e di farle sue, anche se questo noir intitolato I sette corvi (Newton Compton, 2025) ricorda molto Gli uccelli di Daphne du Maurier, portato sul grande schermo dal regista Alfred Hitchcock. Siamo in un paese di nome Rauch, è inverno e la cittadina di Belluno sembra lontana ad arrivarci con tutta quella neve. Arriva sul posto l’ispettrice Zoe Tormen e il medico legale Alvise Stella, perché la professoressa Nicla Rossi è scomparsa da scuola. Su di lei non c’è niente in archivio: niente famiglia, né parenti, né un fidanzato o marito o amiche, nulla. Il suo tempo l’aveva trascorso a scuola, dove la si trovava anche dopo le lezioni. Casa e lavoro, nient’altro.
Tormen e Stella vanno per i boschi con un tempo impossibile per trovarla. Sarà assiderata, ormai; ma poi, sotto una staccionata, si vede una mano. La donna è piena di piaghe, come se tanti becchi di corvi l’avessero in parte mangiata e non ha più gli occhi.
Nel frattempo Strukul scrive di una famiglia del posto, composta dal padre Riccardo, la madre Anna e il figlio Marco. Anna era stata felice un tempo, aveva accettato di vivere così lontana dai centri urbani, aveva restaurato la casa, i mobili. Una donna bellissima tanto che il marito si sentiva in difetto, uomo qualunque che lavorava come un pazzo per diventare imprenditore, soprattutto per rendere orgogliosa la moglie. Tanto non sarebbe bastato. Anna, dopo tanto entusiasmo, si era ritrovata sola in un paese che in inverno diventava chiuso e ostile, aspettando il figlio e il marito. Terrorizzata di perdere tutta la sua bellezza, diventa l’amante del vicino di casa, il cui figlio Pietro è il migliore amico di Marco. Ma poi dopo tre mesi interrompe i rapporti con l’uomo, un palestrato volgare e completamente preso da sé stesso.
Nel frattempo i corvi aumentano: sono ovunque e attaccano gli umani. Riccardo viene ucciso dalle beccate dei corvi, anche lui con gli occhi cavati. Nel frattempo l’ispettrice Tormen va tra i ragazzi di quattordici anni per dire di salire in macchina dei genitori immediatamente, dopo la fine delle lezioni. Tra Marco e la Tormen, che vuole essere chiamata Zoe, si instaura una connessione inspiegabile.
Marco trova un pullo, un piccolo corvo caduto dal nido. Lui e la madre si prodigano in tutti i modi, ma il pullo muore. Il ragazzo inspiegabilmente sa che quel piccolo avvenimento renderà i corvi ancora più pericolosi. Nel frattempo una frana chiude il paese alle cittadine vicine. Neve e corvi. La parte finale del romanzo è intessuta da cose vere e da fatti immaginari. Non vorremmo dire oltre al lettore, che si troverà in un’atmosfera medievale.
Strukul ha una conoscenza personale di leggende e storie dei monti che chiudono il panorama, e che chi scrive chiamerà in modo generalizzato le Dolomiti. Il suo è un libro strano pieno di terrore e di gesti affettuosi; Matteo Strukul scrive cose a noi inverosimili ma non diventa mai noioso o involontariamente ridicolo. Per i lettori che cercano misteri e gesti eclatanti, I sette corvi è il romanzo da leggere.
- Autore: Matteo Strukul
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Newton Compton
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I sette corvi
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