Come il vento (BEAT, 2026, titolo originale Horse, traduzione di Massimo Ortelio) è il nuovo romanzo del Premio Pulitzer 2005 Geraldine Brooks, nata a Sydney ma che vive tra l’isola di Martha’s Vineyard, Massachusetts, e l’Australia.
The Meadow, Lexington, Kentucky, 1850. “Non la poteva certo definire una giumenta docile”. Nella scuderia non che fosse cattiva, semmai un po’ ombrosa. Jarret sapeva come prenderla. Con calma e determinazione. Non dovevi esitare con lei, mostrarti insicuro. Ma se la trattavi male te la faceva pagare. Il dottor Elisha Warfield, padrone della tenuta, l’aveva domata personalmente e l’aveva chiamata Alice Carneal, come la nuora.
Jarret, il primo giaciglio che ricordava era stato in una scuderia: aveva condiviso la paglia con due castroni, mentre sua madre dormiva nella villa, perché faceva da balia al figlio della padrona, e non la vedeva quasi mai. Quando sua mamma si ammala e muore, suo padre Harry, valente addestratore, spende i suoi risparmi per riscattare il figlio dalla schiavitù, quello che ogni persona di colore nel Kentucky nella metà dell’Ottocento cercava di fare, ma non riuscendo chiede al suo datore di lavoro, il dottor Warfield, appassionato di cavalli di acquistarlo.
Jarret a 13 anni, con le sue braccia lunghe e magrissime, ci sapeva fare con i cavalli, aveva una sorta di talento naturale. Il suo primo idioma erano stati i versi dei cavalli. Non capiva magari bene gli umani, ma riusciva a comprendere quegli animali, il loro umore, le simpatie, le loro semplici necessità e i loro molti timori. Apprende che i cavalli vivono nella paura e questo gli è stato sufficiente per trovare il modo di trattarli. Il ragazzino, trascorrendo le giornate alla scuderia, conosceva l’indole, le abitudini e la storia di ognuno di loro. I cavalli per salutarlo nitrivano quando lo vedevano arrivare. La giumenta era gravida e Jarret aveva intuito che stava per partorire. Alice Carneal avrebbe dato alla luce un puledro baio destinato a diventare famoso.
Lexington, nato nel Kentucky nel 1850, allevato dal Dr. Elijah Warfield, era figlio dello stallone Boston e della fattrice Alice Carneel. Ha gareggiato in 7 corse ufficiali tra il 1853 e il 1855, nelle tradizionali corse dell’epoca su distanze lunghe (spesso quattro miglia in batterie chiamate heat) vincendone ben sei. Nel 1854 batté il record mondiale di velocità sui quattro miglia. Diventato cieco a causa di una malattia agli occhi, fu ritirato dalle corse nel 1855 a cinque anni, ma fu un eccezionale riproduttore (generò 236 cavalli vincitori).
La scrittrice, con una bella prosa e intrecciando finzione e realtà, ha portato alla luce il determinante ruolo a molti sconosciuto dei black horsemen (i cavalieri e allevatori afroamericani, che fecero la grandezza dell’ippica statunitense). Affascina il personaggio del ragazzo addestratore di colore Jarret, schiavo nel Kentucky. Un antesignano giovane uomo che sussurra ai cavalli grazie alla intensa sintonia che corre tra lui e loro.
Un puledro baio come la madre, con una stella bianca e una chiazza sul muso e tutti e quattro i piedi bianchi.
- Autore: Geraldine Brooks
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: BEAT
- Anno di pubblicazione: 2026
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