Il V volume della saga della Torre Nera di Stephen King si intitola I lupi del Calla, ed è stato pubblicato per la prima volta nel 2003 (sei anni dopo l’uscita del suo predecessore) dalla Sperling & Kupfer e tradotto da Tullio Dobner.
Dopo gli eventi finali de La sfera del buio, Roland e il suo Ka-tet, composto da Eddie, Susannah, Jake e Oy, arrivano a Calla Bryn Sturgis, una cittadina sopraffatta da una terribile tradizione: circa ogni vent’anni arrivano i Lupi, mostri robotici con maschere verdi e spade laser tipo Star Wars, e rubano il loro bambini, la cui energia psichica verrà utilizzata per distruggere l’ultimo vettore che sorregge la torre, con lo scopo di farla crollare. Qualche mese dopo i bambini tornano più ingigantiti e con ritardi mentali irreversibili.
Gli abitanti della regione del Calla chiedono l’aiuto del pistolero e del suo gruppo per fronteggiare questo esercito. Roland accantona così il suo viaggio verso la Torre per addestrare gli abitanti di Calla Bryn Sturgis a combattere contro questi servitori del Re Rosso, un cattivo che vuole la distruzione della Torre Nera.
Questo è uno dei romanzi più lunghi della saga (circa 850 pagine), le cui pagine scorrono freneticamente tra i pollici del lettore, in ansia per l’imminente battaglia. Un sesto membro si aggiunge nel gruppo di Roland, Padre Callahan, il parroco di Salem’s Lot, cittadina da cui sfuggì dopo essere stata invasa dai vampiri e dopo essere stato maledetto a vita da Barlow. L’attesa per la battaglia finale cosparge quasi tutte le pagine di questo volume. Nel frattempo, non manca la conoscenza di nuovi personaggi e di piccole introduzioni al successivo capitolo.
La cosa che mi ha un po’ deluso di questo volume è la battaglia finale, ridotta alle ultime pagine, che non rende giustizia a tutta la suspense che si era creata fino ad allora. La trovo un pò troppo affrettata e senza troppo spargimento di sangue. Uno degli aspetti più interessanti, invece, è l’introduzione della metanarrativa dei libri di Stephen King all’interno di un romanzo di Stephen King (fondamentale poi nella Canzone di Susannah), in cui il romanzo Salem’s Lot ha un ruolo chiave nella consapevolezza di Padre Callahan sulle sue origini. Per non parlare di porte che fungono da portali a New York, il ritorno della sfera del buio e il tuffo nel passato, col ritorno di personaggi e luoghi indispensabili per la salvezza della Torre e di vecchie minacce che contribuiscono a distruggerla.
King reinventa il linguaggio dei cittadini del Calla, le sue tradizioni e il loro stile di vita, con nuove parole che si aggiungono al vocabolario di questa Odissea iniziata nel 1982. Un libro che omaggia e idolatra i libri (soprattutto le prime edizioni rare e introvabili), ma che avverte anche che questa eccessiva morbosità verso di essi (o di una qualsiasi altra passione) contribuisce a mettere essi stessi al vertice delle proprie responsabilità, piuttosto che la salvezza dei mondi e dei tempi. Insomma, un libro che parla anche di come una passione irrefrenabile possa distorcere la percezione di quello che sta succedendo.
Questo volume "rallenta" ancora una volta, come aveva rallentato anche il capitolo precedente, ma ogni cosa che si scopre o di cui si indaga è una tessera in più di questo lungo viaggio, sempre più vicino alla fine.
- Autore: Stephen King
- Genere: Fantasy
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Sperling & Kupfer
- Anno di pubblicazione: 2015
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I lupi del Calla
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