Ci sono confini che proteggono e altri che, senza che ce ne accorgiamo, finiscono per impedirci di conoscere la verità. È proprio lungo questa sottile linea di demarcazione che Chiara Taormina ambienta Ruggero e Luis. Avventura e coraggio (Edizioni il Ciliegio, 2025), una favola illustrata che, dietro la leggerezza del racconto per l’infanzia, custodisce una riflessione sulla libertà, sul pregiudizio e sulla responsabilità morale di ciascuno.
Ruggero è un coniglietto vivace, curioso, insofferente alle risposte troppo semplici. Vive nella Selva dei Conigli, un luogo incantato che la fata Vispesia ha sottratto all’avidità degli uomini. Qui gli animali conducono un’esistenza serena, lontana dai pericoli e dalle crudeltà del mondo esterno. Eppure, qualcosa non convince il piccolo protagonista. Perché i conigli della selva hanno tutti la coda bianca? Per quale ragione agli altri animali è vietato accedervi? E soprattutto, perché gli adulti sembrano così restii a fornire spiegazioni? Sono domande apparentemente ingenue, ma racchiudono il nucleo più interessante del libro: la curiosità come primo esercizio di libertà.
Il nonno di Ruggero rappresenta una figura particolarmente significativa. Non è un personaggio malvagio, ma un adulto che ha trasformato la prudenza in una regola assoluta. Conosce i pericoli del mondo e ritiene che il modo migliore per affrontarli sia evitarli. Il nipote, invece, avverte che quella protezione, per quanto rassicurante, nasconde una rinuncia: conoscere ciò che esiste oltre i propri confini.
L’incontro con il pulcino Samù, la papera Giustina e il saggio gufo Gaston accompagna Ruggero verso una scoperta dolorosa. Fuori dalla selva esistono animali costretti a vivere in condizioni di sofferenza, privati della libertà e considerati soltanto in funzione della loro utilità per l’uomo. Uno dei momenti più intensi del racconto è quello in cui Ruggero incontra un coniglio rinchiuso in una gabbia. La bestiola non possiede più nemmeno un nome. In quel luogo tutti sono indistinguibili, ridotti a presenze anonime, senza una storia riconosciuta e senza alcuna possibilità di scegliere. Quando Ruggero decide di chiamarlo Libero, compie un gesto dal forte valore simbolico; restituire un nome significa riconoscere un’identità, affermare che ogni essere vivente possiede una dignità indipendente dal giudizio e dall’interesse altrui. È in questo passaggio che la scrittura di Taormina trova una delle sue intuizioni più efficaci. Il problema non è soltanto la prigionia materiale, ma l’abitudine a considerare normale la privazione della libertà.
La vicenda acquista ulteriore profondità attraverso il rapporto tra Ruggero e Luis, un bambino di dieci anni, figlio di un contadino, che scopre grazie al piccolo coniglio una prospettiva diversa sul mondo animale. Luis non è indifferente alla sofferenza, ma deve imparare a trasformare la propria sensibilità in una scelta concreta. Particolarmente originale è l’idea della scuola immaginaria frequentata dal bambino, dove si insegnano sei materie insolite: sensibilità, coraggio, rispetto, morale, moderazione ed ecologia generale. Un programma educativo che invita a riflettere su quanto spazio venga realmente riservato, nella formazione dei più giovani, alla comprensione delle conseguenze etiche delle proprie azioni. La favola assume così i contorni di un piccolo percorso di educazione civile; Taormina non si limita a chiedere compassione per gli animali, ma sollecita il lettore a interrogarsi sui meccanismi attraverso i quali l’ingiustizia viene accettata, giustificata e tramandata. La distinzione tra chi è protetto e chi è esposto alla sofferenza diventa una metafora delle disuguaglianze. Il bosco incantato, inizialmente percepito come un paradiso, rivela progressivamente la propria ambiguità: quale valore può avere una felicità che sopravvive soltanto ignorando quella degli altri?
Anche il ricorso alla magia assume una funzione precisa. La fata Vispesia non interviene per cancellare automaticamente il male, ma per indicare ai protagonisti una responsabilità. La trasformazione richiede iniziativa, collaborazione e soprattutto coraggio.
Sul piano stilistico, la narrazione privilegia un linguaggio accessibile, dialoghi immediati e una costruzione lineare degli avvenimenti. La caratterizzazione dei personaggi è volutamente netta, come nella tradizione della favola morale. Questa scelta rende riconoscibili i valori in gioco, pur lasciando talvolta in secondo piano le sfumature psicologiche e la complessità dei conflitti. Il racconto, infatti, non cerca l’ambiguità interpretativa della narrativa adulta: dichiara apertamente la propria intenzione educativa. È una caratteristica che può risultare didascalica in alcuni passaggi, ma che appare coerente con il pubblico al quale l’opera si rivolge.
Le illustrazioni di Chiara Civati contribuiscono in maniera significativa all’identità del volume. Le tonalità pastello, i paesaggi fiabeschi e la delicatezza dei personaggi creano un’atmosfera accogliente, capace di accompagnare anche le scene emotivamente più impegnative senza attenuarne il significato. Merita una particolare attenzione la prefazione di Paulina Sepúlveda, figlia dello scrittore cileno Luis Sepúlveda, che raccoglie idealmente il testimone del padre, autore della prefazione alla prima edizione. Il richiamo alla sua sensibilità letteraria non è soltanto affettivo: nella tradizione narrativa di Sepúlveda, gli animali sono spesso protagonisti di storie capaci di interrogare la coscienza umana, rivelandone contraddizioni, paure e possibilità di riscatto. In Ruggero e Luis si riconosce una sensibilità affine, soprattutto nella convinzione che la letteratura per ragazzi possa affrontare temi importanti senza rinunciare alla meraviglia.
Il volume offre inoltre una possibilità di approfondimento didattico attraverso una scheda gratuita, disponibile presso l’editore, contenente proposte di giochi, attività e laboratori per bambini. Un elemento che ne valorizza l’utilizzo anche nei contesti scolastici e nei percorsi di educazione ambientale. Ma il merito più interessante del libro risiede altrove: nella scelta di affidare a un personaggio piccolo e apparentemente fragile il compito di mettere in discussione un ordine consolidato. Ruggero non possiede la forza necessaria per cambiare il mondo da solo; possiede, però, qualcosa che molti adulti sembrano aver smarrito: la disponibilità a lasciarsi sorprendere dalla realtà e a modificare le proprie convinzioni quando scopre che esse non sono più sufficienti. La sua ribellione non nasce dal desiderio di trasgredire, ma dall’impossibilità di rimanere indifferente. Ed è proprio qui che la favola di Chiara Taormina supera la dimensione dell’intrattenimento infantile. Perché il coraggio non consiste necessariamente nel compiere imprese straordinarie; a volte comincia con una domanda scomoda, con il rifiuto di una risposta rassicurante, con la decisione di riconoscere nell’altro una vita che merita rispetto.
Ruggero e Luis. Avventura e coraggio è una lettura che può favorire il dialogo tra adulti e bambini, offrendo l’occasione per affrontare questioni come la libertà, la solidarietà e il rapporto con gli esseri viventi. E lascia al lettore una considerazione che vale ben oltre l’ultima pagina: non sempre crescere significa imparare ad accettare il mondo così com’è. Qualche volta significa conservare abbastanza coraggio da non smettere di chiedersi perché dovrebbe restare tale.
- Autore: Chiara Taormina
- Genere: Libri per bambini
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Ruggero e Luis. Avventura e coraggio
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