- Autore: Friedrich Dürrenmatt
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Einaudi
- ISBN: 9788806329129
Pubblicata originariamente nel 1961 e portata in scena l’anno successivo, la commedia I fisici di Friedrich Dürrenmatt (1921-1990) – edita in traduzione italiana da Einaudi a cura di Aloisio Rendi (1927-1979) – è un testo che unisce umorismo nero, paradosso e interrogativi etici.
Ambientata in una lussuosa clinica psichiatrica svizzera, la pièce racconta la storia di Möbius, un uomo ricoverato nel manicomio, che afferma di essere un geniale fisico nucleare, scopritore della formula universale potenzialmente capace di cambiare le sorti del mondo o di distruggerlo. Per impedire che la sua invenzione cada nelle mani sbagliate, lo scienziato ha scelto di farsi internare fingendosi pazzo, descrivendo ai medici inquietanti visioni in cui Salomone gli si manifesta per rivelargli i segreti della conoscenza.
Il protagonista non è però solo nel suo esilio: con lui sono ricoverati un tizio convinto di essere Newton e un altro che si crede Einstein. In un’atmosfera che si fa gradualmente sempre più assurda, i due ospiti della casa di cura gli svelano di essere in realtà una spia statunitense e un agente sovietico, fermamente decisi a consegnare "i segreti di Salomone" ai rispettivi governi. Per rendere credibile la maschera della follia, i tre personaggi sono arrivati al punto di uccidere delle infermiere. Möbius desidera salvare l’umanità anche a costo di distruggere il lavoro di tanti anni di studio e di commettere un omicidio, poiché "oggi è il dovere del genio, restare misconosciuto", ma l’esito finale è spiazzante: l’unica a impossessarsi della formula è la direttrice della clinica, la nobildonna Mathilde von Zahnd, che ambisce a dominare il mondo.
Battute dall’effetto innegabilmente comico si mescolano a scene di crudo realismo (un cadavere a terra con la polizia che compie tutti i rilievi del caso) e sino alla fine del copione non è chiaro se nelle parole dei personaggi vi sia un fondo di verità o se effettivamente siano tutti impazziti. Si tratta di una precisa volontà dell’artista; dopo gli orrori della Seconda Guerra mondiale, la tragedia era infatti un genere che egli riteneva improponibile e gli preferì la "commedia nera" (cioè una contaminazione di generi dall’effetto straniante).
Nel gran pasticcio del nostro secolo, in questo squallido finale della razza bianca, non ci son più né colpevoli né responsabili. Nessuno può farci niente, nessuno l’ha voluto [...]. Per noi l’unica possibilità è la commedia.
Rifiutando la distinzione netta tra i generi, lo scrittore seguì la lezione del teatro di Brecht. La lunga nota introduttiva che l’autore pone in apertura al primo atto dovrebbe offrire delle indicazioni per portare in scena la commedia e soprattutto chiarirne il messaggio, ma anche qui Dürrenmatt dà prova del suo umorismo (anch’esso accostabile allo stile brechtiano) presentando, ad esempio, la clinica della "medichessa" Mathilde von Zahnd come un ricettacolo di "statisti arteriosclerotici — ove non detengano tuttora il potere".
Il testo è talmente ben scritto che anche chi non sia avvezzo a leggere dialoghi teatrali, preferendo solitamente assistere alle rappresentazioni, può immergersi nel microcosmo claustrofobico concepito dal geniale drammaturgo. I livelli di interpretazione possono essere molteplici e il titolo stesso della "commedia nera" è ambivalente: per "fisici" si possono intendere i moderni studiosi di Fisica, ma anche gli antichi alchimisti, e questa seconda accezione del termine è evidenziata dai folli racconti di Möbius sui segreti di Salomone, non più "grande aureo re", ma "nudo e puzzolente" naufrago spaziale. Il monarca biblico è la metafora della tracotanza umana, che trasforma la scienza da strumento di conoscenza al servizio del bene in un flagello che punisce i suoi stessi creatori:
Io sono Salomone. Sono il povero re Salomone. Un tempo ero immensamente ricco, saggio e timoroso di Dio. Dinanzi al mio potere tremavano anche i più possenti. Ero un sovrano pacifico e giusto. Ma la mia saggezza distrusse il mio timor di Dio, e quando ebbi perso il timore di Dio, allora la mia saggezza distrusse anche la mia ricchezza. E adesso son morte le città su cui regnavo, è vuoto il regno che mi era stato affidato, ormai ridotto a un deserto dai riflessi bluastri, e chi sa dove nello spazio, intorno a una piccola stella gialla senza nome, la terra radioattiva continua a roteare senza posa e senza senso.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I fisici
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