Torniamo a parlare di Angiolo Silvio Novaro e delle sue celebri poesie legate anche al mondo dell’infanzia.
Dopo aver esplorato la gentilezza e il messaggio di fede promosso da San Francesco, ecco che il poeta si rivolge ai più piccoli. Il punto di partenza della poesia I doni è la gratuità del dono della Natura e, tra questi, il più insospettabile: l’affetto sincero di una mamma.
“I doni”: testo della poesia
Primavera vien danzando
vien danzando alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?Ghirlandette di farfalle,
campanelle di vilucchi,
quali azzurre, quali gialle
e poi rose, a fasci e a mucchi.E l’estate vien cantando
vien cantando alla tua porta,
sai tu dirmi che ti porta?Un cestel di bionde pèsche
vellutate, appena tocche;
e ciliege lustre e fresche
ben divise a mazzi e a ciocche.Vien l’autunno sospirando
sospirando alla tua porta,
sai tu dirmi che ti porta?Qualche bacca porporina,
nidi vuoti, rame spoglie,
e tre gocciole di brina,
e un pugnel di morte foglie.E l’inverno vien tremando.
vien tremando alla tua porta,
sai tu dirmi che ti porta?Un fastel d’aridi ciocchi,
un fringuello irrigidito;
e poe neve, neve a fiocchi,
e ghiacciuoli grossi un dito.La tua mamma vien ridendo.
vien ridendo alla tua porta,
sai tu dirmi che ti porta?Il suo vivo e rosso cuore,
e lo colloca a’ tuoi piedi,
con in mezzo, ritto, un fiore:
ma tu dormi e non lo vedi.
“I doni”: analisi e significato della poesia
La poesia I doni di Angiolo Silvio Novaro è composta da numerose strofe a versi liberi, con uno schema ritmico fluido e un linguaggio semplice e musicale. Le strofe seguono lo scorrere delle stagioni, e finiscono con l’apparizione della madre.
Il testo presenta figure retoriche ricche, tra cui personificazioni, metafore, antitesi ed enumerazioni. Le rime sono baciate o alternate, per creare una cadenza cantilenante da ninna nanna adatta ai bambini.
Le personificazioni scansionano la poesia: le stagioni diventano figure viventi che “danzano”, “cantano”, “sospirano” e “tremano”, per dare una forma emotiva al passaggio del tempo. L’anafora “vien... alla tua porta” scandisce il ritmo e crea un’attesa dolce e fiabesca. Le enumerazioni nelle strofe centrali offrono una sequenza sensoriale di doni: un elenco di fiori, frutti e ogni bene. L’allitterazione della L in alcuni versi aggiunge musicalità. Le similitudini implicite danno vita alle immagini, come nel caso dei “ghiacciuoli grossi un dito”.
Nelle ultime strofe, il tono cambia: la metafora del cuore vivo e rosso rivela l’amore materno, più prezioso dei doni delle stagioni. L’antitesi tra l’offerta della madre e l’indifferenza del bambino che dorme in “ma tu dormi e non lo vedi” introduce una nota lirica e malinconica. Il parallelismo nella costruzione delle strofe conferisce uniformità e rafforza il senso di ciclicità. Le stagioni si ripetono, così come l’amore di una mamma non finisce mai, anche se in prima battuta potrebbe sembrare quasi scontato agli occhi di un bambino.
La poesia in filastrocca con strofe ritmate è dedicata al mondo dei bambini. Ogni stagione porta con sé dei regali, e la lirica aiuta i piccoli a riconoscere questi doni e le stagioni in base a quanto offrono. Il dono più grande della natura, è, però, la presenza della mamma. Il bambino non se rende conto, ma quei suoni dolci sono il più bel regalo. L’idea della ninna nanna è presente anche nel ritmo, ottenuto con le diverse figure retoriche messe in campo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “I doni” di Angiolo Silvio Novaro, una poesia sui regali della natura e sull’amore materno
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