Sarà capitato a molti di pronunciare “l’importante non è vincere ma partecipare” per aiutare qualcuno a superare una sconfitta o per motivarsi prima di una competizione. Una sorta di mantra, di frase consolatoria, che conosciamo da sempre ma della quale, come tante espressioni tipiche del nostro linguaggio quotidiano, non conosciamo esattamente l’origine. Scopriamo allora oggi chi l’ha pronunciata per la prima volta, in quale contesto e con quale finalità.
L’importante non è vincere, ma partecipare: origine della frase
L’espressione “l’importante non è vincere ma partecipare” è una semplificazione di un discorso più ampio, che risale ai primi anni del Novecento. Il contesto di riferimento, com’è facile intuire, ha a che fare con una competizione sportiva, i Giochi della IV Olimpiade per la precisione. Siamo nel 1908 e per la prima volta il concetto viene espresso durante un’omelia. L’obiettivo è quello di calmare gli animi e richiamare gli atleti al buon senso e alla fine delle rivalità.
Il sacerdote che pronunciò la sentita omelia era Ethelbert Talbot, vescovo della Chiesa episcopale della Pennsylvania. Il 19 luglio 1908 nella Cattedrale di Saint Paul a Londra, il vescovo Talbot rivolse un discorso ai fedeli sportivi partecipanti alla celebrazione per richiamare gli atleti statunitensi e britannici al buon senso date le forti tensioni durante i giochi olimpici. Il testo pronunciato da Ethelbert Talbot nell’omelia fu:
"I Giochi stessi sono più importanti della gara e sono il vero premio. San Paolo ci dice quanto sia insignificante il premio in sé, il nostro premio invece non è corruttibile e sebbene solo uno può cingersi della corona d’alloro, tutti possono provare la gioia di partecipare alla competizione. Pertanto, ogni incoraggiamento deve essere dato all’interesse gioioso, potrei anche dire salvifico, che deriva dagli sport partecipati, equi e puliti".
a sottolineare l’importanza di poter gareggiare, indipendentemente dalla vittoria dell’una o dell’altra nazione.
L’importante non è vincere ma partecipare: chi l’ha resa celebre
Pierre de Coubertin, il fondatore dei Giochi Olimpici moderni, rimase profondamente colpito dalle parole del vescovo Talbot e il giorno dopo, il 20 luglio 1908, durante un banchetto governativo alla presenza degli atleti, decise di farle sue consacrandole nella storia. Nel suo discorso de Coubertin disse:
“l’importante nella vita non è il trionfo, ma la lotta;
l’essenziale non è aver vinto, ma aver combattuto”.
Sebbene qualcuno potesse vedere in questa frase una sorta di rassegnazione rispetto alle possibili sorti della competizione e di accettazione della mediocrità, in realtà questo breve ma potente messaggio racchiudeva in sé un significato totalmente diverso: l’esaltazione dello spirito sportivo e la consapevolezza del fatto che il proprio contributo agonistico fosse più importante del risultato finale.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “L’importante non è vincere ma partecipare”: origine e chi l’ha detto
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