Pochi sanno che Angiolo Silvio Novaro, poeta vissuto sul finire dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, è noto per due filoni principali: le poesie ispirate alla Fede e i versi dedicati ai più piccoli.
In queste ultime liriche Novaro punta l’accento su figure retoriche di suono e parole facili da ricordare e da memorizzare, come abbiamo visto nella lirica "Ci vuole così poco".
Nella lirica intitolata Dialogo del Bimbo e della Luna, Novaro si sofferma, invece, sulla fantasia dei più piccoli e sul rapporto immaginario con la luna.
“Dialogo del Bimbo e della Luna”: testo della poesia
Luna cara, luna bella
che pendi su tetti e su nidi
ove dorme la rondinella,
perché mi guardi e mi sorridi?
Perché mi guardi e mi baci?La Luna
Ti guardo perché mi piaci
Coi tuoi semplici occhi nuovi,
sorrido perché mi commuovi
coi tuoi teneri occhi fidi,
coi tuoi limpidi occhi onesti:ti bacio perché ti resti
un ricordo soave
quando il tempo verrà
che sarai uomo grave
ed avrai persa la chiavedella felicità.
"Dialogo del Bimbo e della Luna": analisi e commento
La personificazione della Luna è il punto centrale della filastrocca. Il bambino le parla in forma diretta, come la fantasia gli consente.
La rima alternata ha tre funzioni. La prima è di raccontare la storia con un suono rassicurante per il bambino. La seconda è tipica del modo di scrivere di Novaro, che usa il suono come pennellate per raccontare una storia. La terza è il raccordo senza pause che crea il dialogo.
Il bambino conclude la sua strofa con “baci” e la luna di rimando gli risponde con la rima baciata “piaci”, che però prosegue con una rima baciata “nuovi / commuovi”. La rima si contrappone a quella della strofa successiva, quando si parla dell’età adulta, con la rima “grave / chiave”, dove la felicità diventa persa e il ricordo della Luna resta (almeno nelle speranze della Luna personificata). Ne consegue una filastrocca che è un piccolo quadro dalle pennellate delicate e soffuse, quasi una storia della buonanotte.
La filastrocca, appartenente alla raccolta Il Cestello - poesie per piccoli pubblicato il 31 dicembre 1919, immagina un ipotetico dialogo tra un bambino e la luna. Il piccolo pensa che la luna lo stia guardando e le chiede il motivo, con alcune parole di complimento. Segue la personificazione della Luna, che risponde al bambino nell’ottica immaginaria della filastrocca. La Luna risponde parlando della bellezza dell’infanzia: gli “occhi nuovi” diventano la base per un climax che diventa via via sempre più tenero ed emozionante.
Il tutto stride con il riferimento della Luna all’età adulta, cioè quando il satellite pensa a quando il bambino crescerà. Il confronto con l’età adulta, dove il ricordo fa posto alla “chiave della felicità”, è stringente, quasi crudele: il bambino non ha la più pallida idea del suo futuro, mentre la luna vede il suo domani di “uomo grave”, quasi a cogliere l’essenza della vita e del tempo che passa, inesorabile.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Dialogo del Bimbo e della Luna” di Angiolo Silvio Novaro: una filastrocca sulla felicità
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