- Autore: Emanuele Dattilo (a cura di)
- Genere: Storie vere
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2025
Non è un mistero ormai la mia passione per le signore della letteratura italiana, ed Elsa Morante è la più grande. Un libro che la ricorda e che io mi sono regalata a Natale, con un costo adeguato al suo valore, è Album Morante (Einaudi, 2025) a cura di Emanuele Dattilo, autore a me sconosciuto, ma da quanto ho potuto apprendere amico della scrittrice e dell’altra defunta Patrizia Cavalli.
Pare che dopo il funerale di Elsa, la Cavalli e Dattilo avessero messo insieme un album per ricordarla. Si parla del 1985 e ora quest’opera monumentale è edita dopo una lunga serie di traversie e di comprensibili pudori (non è facile parlare di un amico morto); è un album fatto di fotografie e di testi che spaziano dall’infanzia alla tarda maturità della scrittrice.
Innanzitutto i luoghi dell’infanzia, il quartiere Testaccio della Roma popolare e Villa Virginia, l’aristocratica dimora in cui viene accolta da bambina e che porterà alla divisione sociale presente nelle sue opere tra ricchi e poveri. Elsa è una piccola borghese (per istruzione e basso reddito) che invidia ed è attratta dall’aristocrazia. Elsa appare dalle foto come una bambina arruffata, con un piglio deciso eppure affamata d’affetto.
Più avanti nel tempo lo sguardo di Dattilo si sposta sui luoghi frequentati da Elsa, i salotti romani e soprattutto l’isola di Procida, teatro della sua opera più nota, L’isola di Arturo, in cui un ragazzo diventa uomo. Dattilo mette in rilievo l’importanza dell’isola come un simbolo d’infanzia, e cioè la realtà più vera dell’individuo contrapposto al mondo adulto che è la vera irrealtà nella quale sono immessi gli esseri umani che hanno rinunciato alla verità.
Si parla anche della sua vita privata, ma con estremo rispetto e pudore tanto da sfiorare appena il matrimonio con Alberto Moravia. I due sono ritratti insieme in alcuni ritratti degli anni Quaranta e Cinquanta, ma il fulcro è sulla donna, Moravia rimane sullo sfondo. Ed è giusto così. Sono due scrittori agli antipodi.
Il rapporto di Morante con gli uomini è controverso: amò diversi intellettuali, ma alla fine della sua vita si circondò di omosessuali, trattandoli da amici, come con il diletto Pier Paolo Pasolini. Un grande dolore fu la morte di Bill Morrow per suicidio, un uomo che non amò carnalmente ma di cui divenne anima gemella spiritualmente. E intanto negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, Elsa scriveva. Non solo romanzi, ma anche racconti, di cui la maggior raccolta è Lo scialle andaluso, e poesie che scrisse fin dall’infanzia, della virginea gioventù: le possiamo trovare nelle fotografie in cui, adulta, si trova in mezzo ai ragazzi dopo l’uscita de Il mondo salvato dai ragazzini, non da quelli ricchi e ormai condannati alla vita degli adulti. Su questo la Morante non transige.
Abbiamo sfiorato l’argomento Moravia. Se c’è un elemento comune tra i due è l’amore per i viaggi che i due compiono in Oriente, in Africa o in America Latina, con fotografie di grande impatto. Mi ha colpito particolarmente una fotografia di Elsa accanto a una donna andina con cui la scrittrice sembra condividere lo stesso sguardo doloroso sul mondo. La Morante vede il mondo moderno trasformarsi e perdere la sua bellezza, che trasfigura nell’idea della bellezza femminile come si comprende in una foto dove la si vede abbracciata alla Magnani: due tigri che guardano ferocemente l’obiettivo.
Non dobbiamo dimenticare l’attività di Morante come traduttrice di autori francesi e del filosofo Spinoza, con cui sembra avere una grande affinità. Dattilo fotografa gli appunti che Elsa scrive sui libri, le correzioni dei testi e la traduzione definitiva. Ho apprezzato molto il fatto che l’autore abbia sovente fotografato abbozzi, prime edizioni, correzioni della scrittrice, il vero laboratorio: sono frutto di un lavoro di Morante, che correggeva molto i suoi lavori prima di pubblicarli. I testi non nascono come già fatti, ma sono frutto di un lavoro estenuante e ingrato.
Dattilo insiste anche sulle amicizie della scrittrice. Una delle più recenti è quella con Patrizia Cavalli allora giovane poetessa che fece di Morante il suo mentore e che contribuirà alla raccolta dell’album. Come un talent scout, l’autrice romana riconosce il valore poetico della sconosciuta scrittrice umbra e la incita nel suo cammino. Non è un caso che la Cavalli, nella sua raccolta Vita meravigliosa, abbia scritto il poemetto "Con Elsa, in Paradiso" - e forse c’è davvero.
Verso la fine dell’album troviamo le immagini di Elsa Morante anziana: diritta, fiera, anche vanitosa, come si conviene a una vera regina delle lettere italiane.
Grazie a tutti coloro che hanno contribuito alla stesura di questo album, vivi e morti. Hanno reso onore all’Italia e hanno creato uno strumento anche didatticamente buono a far capire che gli scrittori non sono monumenti, ma esseri umani vivi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Album Morante
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