- Autore: Nina Quarenghi
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788804816393
Da molti anni in estate faccio bagni bellissimi a Ponza e a Ventotene, meta agognata dei vacanzieri romani e non solo. Leggere il bel romanzo della storica e insegnante Nina Quarenghi Ai confini del vento (Mondadori, 2026) mi ha riportata indietro nel tempo, quando le isole pontine non erano una “villeggiatura” per pochi privilegiati, ma il luogo di confino, di privazione, di solitudine, di miseria, di torture psicologiche e fisiche che il regime mussoliniano aveva immaginato per i suoi oppositori, uomini e donne, che su quegli scogli inospitali in mezzo al mar Tirreno scontavano lunghe detenzioni, come era avvenuto nella storia secolare, dall’impero romano al regno dei Borbone.
Ines Molinari è la protagonista di questo romanzo: vive a Parigi, da esiliata, con il marito, il comunista Luigi Nobile, e la loro bambina Lea, di pochi anni, legatissima al coniglietto di pezza Lapin. Parte in treno da Parigi per una missione: nella sua valigia sono nascosti volantini e carte compromettenti, ma viene fermata alla frontiera, perquisita, scoperta, arrestata. Domodossola, Milano, carcere di San Vittore, dove riconosce dietro le sbarre la sorella Carla, anche lei arrestata. Dopo un periodo difficile e pieno di incertezze, finalmente il questore di Milano dispone che
la Molinari Ines venga assegnata al confino di polizia per la durata di anni cinque [...] quale comunista pericolosa.
Dopo uno spaventoso viaggio di diciotto giorni per tutta la penisola, su treni disastrati e luoghi di detenzione provvisori, sporchi, inospitali, al limite della tortura, circondata da animali molesti, la condannata giunge alla meta, l’isola di Ponza, il 10 gennaio 1933.
Il racconto che fa Nina Quarenghi delle condizioni fisiche e morali, nelle quali le detenute per motivi politici che il regime mussoliniano tendeva a distruggere furono costrette a vivere per i lunghi anni delle condanne, è realistico e oltremodo drammatico. Ines sopravvive per la presenza del rapporto epistolare con il marito che, malgrado la censura, per lungo tempo non si interrompe, dandole l’impressione di poter vivere per raggiungere a fine condanna la sua bambina e il suo uomo. Quando anche questo verrà meno, la disperazione sopravviene, insieme alla varie forme di tortura che le guardie e il direttore mettono in atto. Anche il rapporto con la sorella Carla, una testa calda che non si adatta alla durezza della disciplina detentiva, subirà una battuta d’arresto. La solidarietà e la sorellanza che uniscono le condannate, Rossana, Alma, Carla e Camilla Ravera, viene anch’essa messa a dura prova per la difficoltà del loro quotidiano, a tratti insopportabile.
Una parte importante del libro di Nina parla del privato di Ines: il rapporto con suo marito, amatissimo, complice, padre di sua figlia eppure alla fine molto deludente. Difficile anche costruire una relazione con la figlia Lea, lasciata piccola e ritrovata straniera, grande, ostile, giustamente ferita dall’assenza della madre, legatissima al padre Luigi.
Innamorasi a Ponza era facilissimo, difendere l’amore quasi impossibile, soprattutto per le donne.
Sì, perché spesso nascevano storie tra i confinati, anche con le ragazze del posto, rapporti osteggiati da ambo le parti e anche dalle autorità.
Mentre nel 1939 la guerra si faceva minacciosamente imminente, una nuova tegola cadde sulla testa di tutti a Ponza: in ventiquattro ore tutta la colonia, “donne, uomini, famiglie, questura, militi, la direzione”, tutti si sarebbero spostati nella vicina isola di Ventotene; tutto dovette essere abbandonato,
perché a Ventotene cambiava tutto, e non potevano portare altro che le loro pelle e poco più. [...] Solo i libri non vennero dispersi nel naufragio delle cose, perché i confinati non vollero separarsi da loro, né dai testi approvati dalla direzione né da quelli proibiti.
Dopo nove anni di separazione, Lea giungerà a Ventotene con il nonno Molinari, il 21 novembre 1941. Le date sono importanti nel libro di Quarenghi, perché scandiscono l’enormità e la lunghezza dell’ingiustizia che i confinati, uomini e donne, subirono durante gli anni della dittatura. Compaiono diversi personaggi storici, nel racconto - oltre la già ricordata Camilla Ravera, Giorgio Amendola e la sua amata Germaine - e molti personaggi di fantasia ma costruiti su storie vere. Nina Quarenghi da storica approfondisce temi, ricostruisce atmosfere, ambienti, miseria, difficoltà nell’affrontare una quotidianità aspra per il freddo invernale, per la calura estiva insopportabile, per la scarsità del cibo e degli oggetti di prima necessità, ma nondimeno ritrae con forza il coraggio di uomini e donne, provati ma mai vinti, sempre pronti alle sfide all’autorità miope e inutilmente violenta. Un libro importante, soprattutto oggi che le condizioni della politica europea e non solo cercano di dimenticare, omettere, cancellare pagine che invece hanno costruito la libertà e la pace di cui godiamo da 80 anni, e che rischiamo, per ignoranza e dimenticanza, per volontà di una parte politica, di perdere.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Ai confini del vento
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