Agosto, moglie mia non ti conosco
- Autore: Achille Campanile
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Rizzoli
Un luogo di villeggiatura sul golfo di Napoli, un gruppo di villeggianti composito e bramoso di divertimenti, una pensioncina dove il cibo lascia a desiderare. Amori e amorazzi sullo sfondo. Un naufragio dove il capitano, invece di consegnare ai passeggeri e all’equipaggio le cinture di salvataggio, distribuisce cinture di castità, delle quali van perse le chiavi. Basta questo perché si scateni una sequela d’incresciose avventure, fino al casuale ritrovamento conclusivo.
Achille Campanile è un artista della parola e Agosto, moglie mia non ti conosco rappresenta senza dubbio il suo prodotto più riuscito e, giustamente, il più famoso. Il titolo dell’opera non a caso è entrato a far parte degli slogan popolari, scelto magistralmente dall’autore più per la sua rima baciata che per una vera attinenza con il testo.
Il successo del libro si deve a una serie di fattori ben dosati e scelti dallo scrittore. Innanzitutto, la capacità di saper padroneggiare l’italiano, di piegarlo alle sue esigenze, costringendolo a compiere esecuzioni spettacolari, molto simili agli esercizi di un domatore da circo che fa saltare le tigri senza ricorrere alla frusta. La nostra lingua è molto ricca di vocaboli e Campanile lo sa bene, tanto da utilizzare tale ricchezza per tratteggiare le persone utilizzando un semplice aggettivo (l’Erculeo Granatiere, le allegre Bagnanti della spiaggia di Miami) oppure per definire una situazione, attribuendole una vis comica con un semplice attributo:
...rispose il dilettante palombaro dalle profondità della tinozza.
Viceversa, l’italiano sarà pure prolisso ma, quando serve, lui sa dimostrare di essere un grande scrittore, liquidando in due battute moltissime situazioni, creando in questo modo delle gustosissime scenette:
Dove hai messo i fiori? Nella valigia. Nella valigia? Avevo paura che si sciupassero.
Quest’ultimo concetto introduce un secondo elemento che caratterizza lo stile narrativo dell’autore: la capacità di presentare situazioni surreali come se fossero normali e di farci ridere della assurda normalità. È la forza della plausibilità: nessuno si meraviglia che il proprietario della pensione “la Vigile Scolta” si travesta per evitare le ire dei suoi clienti ai quali propina di giorno in giorno avanzi di cibo, camuffati nelle più improbabili pietanze. L’ilarità si accende, quando questi viene puntualmente riconosciuto - a dispetto dei costumi, i più incredibili (Pope Russo, Palombaro, eccetera) - perché ha con sé… la retina della spesa.
Se la storia appare debole, troppo lineare, ci pensano i colpi di scena e le digressioni narrative a movimentare la trama. Le tante sospirate chiavi verranno trovate all’improvviso, quando oramai il lettore non ci pensa più (e i personaggi sono in altre vicende affaccendati) e nel frattempo le povere vittime hanno già affrontato mille peripezie pur di trovare un palombaro all’altezza della situazione. Inoltre, il libro è pieno di racconti, che sono fatti apposta per distrarre all’improvviso il lettore dal corpo centrale dell’opera, quasi farlo riposare, per riportarlo poi al punto dove si era fermata la storia. Esiste persino un “intermezzo” dove la fanno da padrone le onde del mare.
Già, le onde del mare! Che cosa c’è di più romantico e lirico del mare d’inverno? La poesia è ben presente nel libro, traspare nelle descrizioni delle situazioni, per raggiungere nelle ultime pagine alti vertici, una chiosa finale che dimostra come Achille Campanile sia, prima che umorista, uno scrittore di razza in grado di muoversi in più settori.
Dal lirismo alla satira, l’ultima caratteristica di questo celebre romanzo. Se dovessi definire in due battute Agosto moglie mia non ti conosco, potrei dire che è un libro pieno di tutti i trucchi tipici del più trito romanzaccio sentimentale (personaggi, situazioni, colpi di scena), smantellati però uno a uno grazie alla sapienza satirica dell’autore, fino a dar vita ad un vero e proprio antiromanzo alla portata di tutti. E al tempo stesso un contropelo al vetriolo sui costumi scemi della piccola borghesia italiana del ventennio.
Agosto, moglie mia non ti conosco
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