Tutte chiacchiere. Le voci e i silenzi delle donne di fine Ottocento
- Autore: Silvia Falcione
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Un saggio raffinato e istruttivo, dalla scrittura chiara e analitica, che racconta storie di donne straordinarie. In un’epoca come quella di fine Ottocento, le donne non avevano nessun diritto, l’istruzione apparteneva alla sola nobiltà e il lavoro femminile nelle fabbriche toccava ai ceti popolari. La donna era relegata a svolgere mansioni domestiche e a prendersi cura della prole. La cultura e la tradizione imponevano un modello di famiglia basato sull’autorità del padre, alla cui figura erano subordinati sia la moglie che i figli.
Il destino delle donne fin dalla loro nascita era segnato.
In Tutte chiacchiere. Le voci e i silenzi delle donne di fine Ottocento (8tto Edizioni, 2025) sono narrate le storie di donne eccezionali che hanno avuto un ruolo di indipendenza intellettuale ed economica, rivoluzionario nella cultura del tempo, non dimenticando, nel ricoprirlo, le donne che erano indietro, svantaggiate. Opera d’esordio della valente e deliziosa Silvia Falcione che lavora in libreria dopo essersi laureata prima in Filosofia e poi in Editoria, culture della comunicazione e della moda all’Università degli Studi di Milano. Grande lettrice fin da piccola, durante gli studi universitari si è dedicata all’approfondimento della scrittura femminile tra Ottocento e Novecento. Un libro curato dall’editing al progetto grafico, all’immagine di copertina, da donne intuitive e brillanti.
Tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, il gesto di una donna che sceglie di scrivere, dirigere o stampare una pubblicazione destinata a un pubblico femminile, scrive Roberta Cesana nella prefazione al libro, rappresenta un atto culturale quanto politico; e in assenza di spazi politici pienamente accessibili, l’editoria è stata per molte donne “una prima forma di cittadinanza”, un laboratorio di nuove idee dove sperimentare ruoli nuovi e mettere in discussione quelli imposti. Nei pochi spazi a loro disposizione riusciranno a costruire con molta determinazione i loro modelli nel sapere esclusivo ufficiale, quello maschile. Come la principessa Cristina Belgioioso, attivista risorgimentale e una delle prime donne a svolgere un ruolo significativo come editrice e giornalista politica.
“Tutte chiacchiere” attraversa la storia della parola femminile con uno sguardo insieme critico, culturale e ironico.
La storia delle donne è una storia di silenzi; mentre gli uomini argomentavano di politica e di cronaca, a loro dire, le donne chiacchieravano. Le voci silenziose delle donne troveranno nell’Ottocento spazio e verranno accolte nei salotti, e la loro scrittura sui giornali. Le donne impareranno a usare la stampa, come Matilde Serao, che scriveva dell’ormai tempo passato delle donne chiuse nella custodia delle case e delle famiglie, un ignoto valore, un coraggio che non sempre era apprezzato. Tra “veli e veti”, iniziarono a scrivere sulle riviste di moda, un grande contributo nel diffondere stili di vita e idee; e questo saggio è dedicato a loro che hanno saputo valorizzare “la chiacchiera femminile”. E così Sibilla Aleramo, Grazia Deledda, Ada Negri, Amelia Rosselli dettero vita, tutte insieme, alla rivista mensile “Vita femminile italiana”, fondata da Sofia Bisi Albini. E non solo; l’industria editoriale le volle come scrittrici di romanzi rosa, popolari, che trattassero di amore, matrimoni e “felicità domestica”. Dai salotti delle case nobiliari milanesi, quelli di Cristina Belgioioso e Clara Maffei, dove si parlava di musica, di poesia e politica; dove si offriva protezione ai patrioti, si respirava il Risorgimento nazionale e “si ritrovava la capacità di condividere il dissenso”; e dove le porte delle loro case venivano aperte agli intellettuali di origine borghese, tra i quali il più celebre fu Giuseppe Verdi, al secondo passo fondamentale, quello per le donne di tenere conferenze in pubblico. Con l’Unità d’Italia diverrà prioritario il tipo di istruzione da impartire alle bambine e alle giovinette per essere le italiane del futuro: una svolta per tutte le donne per uscire dai loro silenzi, non essere più l’angelo del focolare ma al pari di un uomo, capace di discutere di cultura e di politica. E sarà così che Maria Antonietta Torriani, fondatrice con il marito del “Il Corriere della Sera”, e Anna Maria Mozzoni, una delle pioniere del movimento femminista nazionale, tennero in tutta Italia dibattiti sull’eduzione, arte e letteratura.
Intrepide, libere, coraggiose e sfrontate. “Fu la loro spontaneità la loro arma più forte”. Il terzo passo è stato scrivere sui giornali, “il pericolo roseo”, uno dei primi riconoscimenti sociali: passare dalla scrittura privata a quella pubblica. Prestigiose erano le firme femminile dell’epoca, Matilde Serao, Sibilla Aleramo e alcune con i loro pseudonimi, Evelina Cattermole (Contessa Lara), Virginia Tedeschi Treves (Cordelia) e Maria Antonietta Torriani (Marchesa Colombi). Dai giornali alla pubblicazione di libri: con l’affermazione della propria voce nella scrittura letteraria, le donne, nell’ultimo passo, si ripresero la parola.
Le donne hanno compiuto il miracolo di trasformare l’invisibile e silenziosa loro presenza in qualcosa di visibile, tangibile e udibile.
Un lungo percorso tortuoso è stato “il cammino ottocentesco” delle donne per far sentire la propria voce, ritagliandosi piccoli spazi e non solo, partecipando a fare unita l’Italia e impegnandosi per la scolarizzazione femminile.
È stata significativa e importante la scrittura femminile, per potersi liberare da un destino già scritto, scrive Maria Vittoria Vittori nella postfazione al libro, e per costruirsi una propria identità. La letteratura era il loro campo di battaglia per i cambiamenti culturali, e come scriveva la scrittrice Anna Ascenzi, essenziali della denuncia sociale. Donne intelligenti e colte, le nostre scrittrici, le cui vite sono qui raccontate magistralmente dall’autrice, consapevoli di essere state educate alla venerazione della superiorità dell’uomo, con la loro “letteratura al femminile” aprirono una finestra sulle loro sofferenze e sulle loro esistenze.
Tutte chiacchiere: Le voci e i silenzi delle donne italiane di fine Ottocento
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