Transumanza
- Autore: Giuse Alemanno
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Un buon romanzo, diceva Michela Murgia, fa sempre politica e quest’ultimo lavoro di Giuse Alemanno è un ottimo romanzo. Il nostro autore, dopo essersi lasciato alle spalle la saga dei Sarmenta, si assume un impegno letterario e sociologico. Era una storia custodita dentro di sé, il romanzo giusto denso di significati che desiderava voler raccontare. Una narrazione personale dedicata alla sua famiglia, e profondamente legata alla sua esperienza e alla sua visione politica del mondo. Una trama che pone al centro allegoricamente il tema della libertà e della resistenza. Transumanza (Las Vegas Edizioni, 2025) è il nuovo libro, dopo la trilogia nerissima dei Sarmenta, dello scrittore e giornalista che vive tra Coppertino e Taranto, la città dell’Ilva alla quale ha dedicato due romanzi. Scrive con acume e lungimiranza sulla Gazzetta del Mezzogiorno di attualità, di arte e di spettacolo.
Il giovane studente abruzzese Dino Di Cristina non approvava i metodi delle squadracce delle camice nere, il clima violento e la paura ormai diffusa tra la gente del suo paese. La mistica fascista e la fede nella verità della dottrina del Duce non avevano conquistato tutti. Per alcuni, come Dino, lo squadrismo fascista era sentito addosso, sulla pelle. Consapevolmente si rese protagonista di un atto contro la persona del podestà: lo mandò a gambe all’aria all’uscita dalla pasticceria di domenica mattina. Un’azione brillante, ma la reazione fascista fu terribile. Il capitano della Celere, da tutti considerato sadico e sanguinario, era sulle tracce di Dino. Sarebbe dovuto fuggire lasciando soli i suoi genitori, ai quali i fascisti avrebbero reso la vita impossibile.
Una ferita aperta per Dino che incolpava la vigliaccheria, quale buona alleata della debolezza del Sud. Si unì così a un gruppo di bovari antifascisti, con a capo Ottavio, in partenza per la transumanza da Graticelle, uno degli ultimi paesi abruzzesi, attraverso il Molise fin giù nel Tavoliere delle Puglie, dove le vacche dovevano svernare. Era meglio che finire in carcere. Ottavio con i suoi capelli imbiancati aveva poco più di cinquant’anni; i suoi occhi grigio piombo avevano una luce particolare, “indispensabile a chi guida i deboli e gli incerti”. Un uomo al quale stava affidando la sua vita, e necessario alla sua salvezza.
Ero costretto a una salvezza bovina.
E così in una marcia cadenzata, ordinata, le mucche, con la loro natura pigra e mite, davano il passo nel muoversi insieme. Le si lasciavano andare con il loro incedere cercando di non farle disperdere.
La natura della mucca è quella di essere libera e di voler essere libera, ma si piega a quello che il tiranno le impone.
Un viaggio pieno di sorprese in compagnia di personaggi molto particolari: Antonio, deputato, che i fascisti temevano perché scriveva libri e articoli sui giornali, Peppino, fratello di Edoardo e Titina, e Teodoro che si ispirava a Dostoevskij.
Tra momenti di convivialità attorno al fuoco prima di dormire e giornate che trascorrevano tranquille, Dino continuava a sentirsi fuori posto nel ricordo di chi aveva lasciato. Era cresciuto in un piccolo paese, correndo a piedi nudi per strada “e per andare all’università aveva dovuto mettere la cravatta e vivere sui sacrifici dei genitori”. Dopo tutto quel tempo dovevano sentirsi disperati senza aver avuto più sue notizie. Lungo la strada che li condurrà in Puglia incontreranno una ragazza in difficoltà, banditi pericolosi e una processione di persone con una corda legata al collo appesantita da un grande sasso. Discepoli accompagnati dal loro predicatore, il duce, alla prova finale, l’ultimo atto di un percorso di fede. Dopo essersi staccati dalle zavorre terrene, denaro, vanità, erano pronti all’ultima prova: la salvezza nella fede. Buttarsi nel fiume per riemergere angeli. Persone, dirà Ottavio, che non potevano capire la libertà e che acconsentivano alla propria servitù, sopportando il male, incapaci di essere liberi.
Eppure la libertà era un bene così grande che, una volta perduto, tutti i mali derivano da tale assenza.
Ogni sopraffazione si poteva reggere solo sulla connivenza delle vittime, che amavano le catene più della propria libertà.
Gli oppressori hanno come vera potenza quella che viene loro concessa dai deboli, subordinati alla forza che il dominio porta con sé.
Era il racconto sulla libertà.
Transumanza è un’opera che riesce a combinare ironia e poetica; un piccolo capolavoro che con una scrittura di elementi umoristici e avventurosi, e con una sensibilità lirica, riesce a toccare temi profondi e universali. Una lettura da consigliare!
Transumanza
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Transumanza


Lascia il tuo commento