Sandra Tugnoli, la signora felsinea dell’occulto. Ingegnere gestionale e pedagogista bolognese (vive a Ferrara dal 2017) conosce il mistero, lo ama, lo domina, lo trasmette ai lettori, sempre più numerosi e sempre più attratti dalle sue storie oscure della strada appresso. Bologna misteriosa. Racconti horror e di paura, pubblicato da Faust Edizioni (Ferrara, maggio 2026, collana di narrativa “I Nidi”, 240 pagine) completa un trittico sull’Emilia segreta, che spaventa gli animi più deboli ed eccita quelli più coraggiosi.
Invece di “animi”, stavo per scrivere “gli spiriti”, ma sarebbe irriguardoso nei confronti di tanti protagonisti impalpabili dei suoi brevi ed efficaci racconti di una paura popolare, in questo caso cittadina, comunque torbida e ancestrale, antica. Eterna. Anche un po’ folk e naive (allo stato vergine, non alterato).
Scrive pressoché da sempre, a latere della trentennale esperienza professionale di project manager. Ha esordito nell’ultimo decennio, sul sito di letteratura horror e antologie cartacee, passando poi ai primi due testi nel 2025 per la casa editrice estense: Ferrara tenebrosa. Racconti di paura e mistero, Ombre e sussurri della Pianura. Spiriti e streghe, riti e guaritrici, leggende e superstizioni nelle campagne emiliane tra Bologna e Ferrara.
Al terzo appuntamento con Sandra, sono diventati familiari l’opacità, le tenebre, il visto non visto e le atmosfere dei suoi racconti. Letto l’ultimo, si vorrebbe continuassero, per provare altre emozioni.
Questa volta, la narratrice sull’asse Bologna-Ferrara si è superata, fin dallo strepitoso prologo in cui anticipa gli scenari, gli habitat in cui si sviluppa la sua narrativa horror e che la ispirano. A suo dire, se Bologna è la "dotta", la "grassa", la "rossa", non lo deve all’università più antica del mondo, alla gastronomia leggendaria e alla tinta di mattoni e tegole delle abitazioni. Sui tre soprannomi, “tutti mentono”: la sapienza di quest’antica città non vive nelle aule o nelle biblioteche, ma nei sussurri sotto i portici a mezzanotte, nelle storie che i vecchi raccontano ai nipoti quando pensano che nessuno ascolti, nei segreti che le pietre nascondono da secoli. La cucina l’ha resa famosa nel mondo, però nel profondo a Bologna si avverte un altro tipo di fame, che non si sazia col cibo. Antica, “aspetta pazientemente nelle cantine e nei pozzi dimenticati”, filtra dalle strade e affiora dai muri.
Il rosso è anche quello del sangue versato nelle guerre e nelle rivoluzioni, nelle vendette familiari e nei delitti passionali, che ha macchiato il selciato di Piazza Maggiore in secoli di storia violenta. A volte sembra brillare tra le fratture della pietra, “nelle notti giuste, quando la luna è piena e il vento soffia dalle colline”. Quaranta chilometri di portici l’attraversano: un labirinto, un dedalo di ombre e di colonne in cui le distanze sembrano cambiare secondo le ore - a volte si cammina per minuti senza incontrare nessuno, poi, voltandosi, si scopre che c’è qualcuno.
Le Due Torri svettano sul centro come sentinelle. Guardiani di pietra che vegliano sulla città da quasi un millennio, hanno visto nascere e morire generazioni, custodiscono segreti che nessun libro di storia ha mai rivelato. Nelle viscere di Bologna, dove la luce del sole non arriva mai, c’è un altro mondo. Canali che ora scorrono nel buio, nascosti da secoli di costruzioni successive, cripte dimenticate sotto chiese nuove a loro volta sepolte sotto altre ancora. Rifugi antiaerei, catacombe romane, passaggi segreti tra palazzi. Un labirinto sotto il labirinto. Un’oscurità sotto l’oscurità. “E in quell’oscurità, cose che aspettano”. Non mostri, non creature artigliate in agguato, qualcosa di più sottile, più antico, più terribile. Presenze che si nutrono di ricordi e di rimpianti, entità già esistenti prima che l’uomo imparasse a dare nomi alle proprie paure, echi di dolori tanto intensi d’avere impresso un’impronta indelebile nella realtà.
Bologna è una città di fantasmi. Una densità di presenze, una stratificazione di orrori, una concentrazione di segreti come in nessun altro posto d’Italia, forse del mondo.
Le storie, ventisette, le appartengono. Non autentiche cronache, né testimonianze verificabili: sono le leggende che la città racconta a sé stessa, sussurrate sotto i portici, riconosciuti patrimonio dell’Unesco. I portoni dei palazzi nel centro storico, con le facciate di mattoni rossi e le finestre gotiche a sesto acuto, si aprono sui porticati, lunghi e stretti. Mai tanto estesi come a Bologna, permettono di restare al coperto anche quando infuriano gli elementi atmosferici più ostili. Sono tutti a giorno, separati dalle strade da colonne di sostegno intervallate. C’è un ’eccezione, però: quelli del trecentesco Palazzo Salimbeni sono murati, nessuno sa quando o perché. Sandra racconta che vi abita la famiglia Soriani, padre ingegnere, moglie traduttrice incinta, due gemelli di otto anni e... una bambina nel muro, nera di capelli, vestita di bianco, che fissa dalla parete con gli occhi tristi.
Alla Certosa, il cimitero, il signor Ottavio si ritrova nella bara un giovedì mattina. Si tira su, esce e apprende di poter fare domanda per l’esonero dalla condizione di defunto. Fatto sta che la burocrazia è infinita: occorre un documento, che si può avere solo esibendone un altro, da ottenere acquisendo un certificato, prelevabile con un modulo, a sua volta reperibile su istanza, da redigere compilando un attestato... che... una dichiarazione...che...
Solo a Bologna esiste via dell’Inferno, nelle vicinanze dei vicoli del Purgatorio e del Limbo, nell’antico ghetto, sotto le Torri. Prende nome da una vecchia locanda. Per Sandra, è una "porta". Mette in comunicazione con che cosa?
- Autore: Sandra Tugnoli
- Genere: Horror e Gotico
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Bologna misteriosa. Racconti horror e di paura
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