110 romanzi e 186 film citati nel testo. Una sessantina (se ho contato bene) di QR interattivi. 487 pagine in totale. Sono i numeri indicativi di un saggio fastoso che indaga e riflette (in special modo) sull’intreccio intercorrente tra cinema e letteratura. Questo libro indispensabile ha un titolo che è parafrasi di un capolavoro hitchcockiano - La storia che visse due volte. Quando i libri diventano film (2026) - e la firma-garanzia di Pierpaolo Binda, onnivoro di film, docente universitario, documentarista e agit prot culturale di lungo corso. Fisiognomica e spessore analitico del volume autorizzano a pensare a Sisifo per la presumibile mole dell’impegno profuso nel lavoro di ricerca: gli esiti assoluti raggiunti dal testo ripagano del tutto la fatica. Con La storia che visse due volte, l’ottava uscita della collana “Turning Point” di Jimenez - concentrata sui “punti di svolta” destinati a incidere sul singolo e/o sulla collettività - si concentra dunque su un’ulteriore transazione: il passaggio dallo status scritto a quello filmato che esplicita il rapporto (dialogico) tra il cinema e la sua non infrequente matrice letteraria. Un processo adattivo non sempre agevole, non sempre indolore, non sempre possibile, ma capace nei casi migliori di pervenire al pregio espressivo. Inutile rimarcare come la quantità di soggetti potenziali forniti dalla letteratura al cinema risulti molto vasta - dai classici antichi e moderni a narrativa di caratura commerciale - e per romanzi illuminati dalla loro trasposizione cinematografica - Shining (da Stephen King a Stanley Kubrick), Shutter Island (da Dennis Lehane a Martin Scorsese), per citare due esempi citati nel testo - ce ne sono altri invece ridimensionati, come Cronaca di una morte annunciata (Francesco Rosi), che non regge il confronto con il nitore metafisico della prosa marquesiana, sfiorando il flop, non soltanto relativo al botteghino.
La reiterata questione bibliofilo-cinefila “meglio il romanzo o il film?” è in fondo una domanda di lana caprina (film e romanzo restano pur sempre linguaggi differenti), giustificata però da qualche ragione d’essere. Il bello di La storia che visse due volte è che nemmeno nella circostanza si sottrae alla sollecitazione intellettuale , autorizzando anzi a pensare che proprio da essa (“meglio il film o il libro?”) possa essere scaturito il movente del libro. Un’indagine colta e - come si è detto - accurata, tra libri che diventano film e (in pochi casi) viceversa, categorizzata attraverso le “Avventure spericolate” dei pionieri del cinema; i “Tradimenti a prima vista” (dagli sforzi inutili del Guerra e pace di King Vidor all’asciugato Moby Dick di John Houston); i “Tradimenti opportuni” (cioè migliorativi) subiti, con Kubrick, dal succitato Shining, e da Il postino suona sempre due volte (J. Cain) con Ossessione di Luchino Visconti; “I legami appariscenti” nei casi di Cuore di tenebra (J. Conrard) traslato nel sontuoso Apocalypse now di Francisi Ford Coppola, e Il cacciatore di Androidi (P. Dick) al cinema come Blade Runner di Ridley Scott. Eccetera eccetera, difficile riportare oltre, senza il rischio di perdere il filo del discorso.
E poi si arriva ai “casi” a cui accennavo sopra. Le circostanze dove tra libro e film (s)corre evidente del sentimento vero (gli “Amorosi sensi” di una sezione del libro), quel “rapporto d’amore, ovvero quello che un film stabilisce, ricambiato, con il libro a cui si è ispirato”. I rari (?) episodi in cui la simbiosi relativa romanzo-film si rivela perfetta, gli angioletti custodi della settima arte fanno festa, e ogni attore in causa, artefice della liaison – autore del romanzo, sceneggiatori, regista, festeggiano a loro volta felici e contenti. Riporto, tra i numerosi, il caso emblematico di Il Gattopardo di Visconti, in grado di restituire sullo schermo il nitore e l’eleganza di stile che sono della scrittura di Tomasi di Lampedusa.
A questo punto confido di avere reso l’idea della sostanza di cui si compone La storia che visse due volte, saggio infinito, leggibile con l’interesse con cui si guarda a una vecchia storia. La storia d’amore e infedeltà che cinema e letteratura portano avanti e coltivano tra loro, in fondo da oltre un secolo. Anche le ragioni di questa intesa reciproca (e duratura) sono efficacemente rintracciate - in ultimo - dall’autore:
Il cinema, grazie ai libri, è diventato l’arte raffinata e colta che conosciamo. La sua seducente maestria nella condensazione dei diversi substrati culturali di cui abbiamo detto, ha dato vita a una forma d’arte eccezionale, per popolarità e forza suggestiva. Ma anche la letteratura ha un debito non trascurabile. Non per i pochissimi racconti estratti da film di successo, ma per la grandissima possibilità che lo schermo le ha dato di farsi conoscere da un pubblico molto più ampio di quello degli abituali lettori.
Cos’altro dire, allora, se non "Viva gli sposi!". E viva La storia che visse due volte, che in fondo racconta benissimo entrambi.
- Autore: Pierpaolo Binda
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Jimenez edizioni
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La storia che visse due volte. Quando i libri diventano film
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