- Autore: Lidia Ravera
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Bompiani
- Anno di pubblicazione: 2020
Lidia Ravera pubblica Tempo con bambina (Bompiani 2020) per raccontare la relazione con la nipotina di quattro anni. Fin qui la storia appare semplice, persino troppo. In realtà il libro è molto di più di un mémoire sulla condizione di nonna, poiché l’autrice, di fatto, non è propriamente la nonna della bambina, ma ne sarebbe la prozia. Eppure il misterioso legame tra le due, la donna matura e la bambina, si dipana nel libro come un gomitolo che a poco a poco svela la funzione del suo filo: ovvero creare una trama che ricostruisca la distanza, che serva da trasmissione della continuità della linea femminile, che attraversi il dolore del lutto e si faccia ponte tra generazioni.
La bambina, Mara piccola, sarebbe stata in realtà la nipotina della sorella di Lidia Ravera, Mara, a cui l’autrice si rivolge nella narrazione. Sorella scomparsa prematuramente lasciando sua figlia piccola alle cure della zia. L’autrice diventa dunque madre senza preavviso, ma con la dedizione di chi non pone limiti al destino e colma quel vuoto lasciato dalla morte impietosa amando prima la figlia di sua sorella come una madre è capace e poi la nipote di sua sorella come una nonna. Il testo rappresenta il punto in cui si intrecciano tre linee genealogiche femminili.
Laddove il lutto spesso rischia di cristallizzarsi nel silenzio, la nascita di Mara riapre il dialogo con la memoria della sorella, ma anche la ferita, ricompone la memoria della maternità perduta e costringe la scrittrice a ridefinire il proprio posto nel ciclo della vita. Quasi ad espiare la colpa di aver usurpato un posto che non spettava a lei, l’autrice si fa psicopompo di un messaggio tra il mondo di sopra e quello di sotto. Il libro diventa così una riflessione meditativa sulla trasmissione transgenerazionale: ciò che viene ereditato non solo nel sangue, ma nei legami che vanno oltre il sangue, nonché nei vuoti, nei silenzi, nelle forme inattese dell’amore.
Il buio ha inghiottito le tue parole. […] tranne le parole che sono diventate Sorelle (L. Ravera, Rizzoli, 2006), un libro che non sono mai riuscita a rileggere. E che adesso, con coraggio ho preso dallo scaffale, dove alla lettera R tengo una copia di quasi tutti i miei romanzi.
La lettera R, la soglia, oltre la quale resta il buio. La coincidenza dell’iniziale del cognome dell’autrice evoca, se non consapevolmente, di certo inconsciamente, la magia dell’alfabeto di Virginia Woolf.
Ravera osserva il tempo dell’infanzia con sguardo lucido, quasi antropologico, come se la bambina appartenesse a una civiltà originaria che l’adulto ha dimenticato. La piccola Mara è descritta come una creatura immersa nel presente assoluto. Il bambino, il puer, nella grande tradizione simbolica, rappresenta sempre l’inizio del mondo. Carl Gustav Jung vedeva nell’archetipo del puer aeternus (il fanciullo divino) la possibilità di rigenerazione psichica, una forza che unisce gli opposti, l’inizio e la fine. E infatti nel libro la bambina salva il tempo.
Ravera appartiene a una generazione che ha vissuto l’urgenza politica, il desiderio di rivoluzione, la corsa verso il futuro. In Tempo con bambina si percepisce una battuta d’arresto: il futuro si restringe, il passato pesa, e soltanto l’attenzione al presente permette di abitare la vita nella riflessione del qui ed ora. Ed è ciò che la bambina insegna, un’altra temporalità, diversa dal tempo produttivo, ma piuttosto il tempo ripetitivo dell’apprendimento: infilare le scarpe, raccogliere gli oggetti, nominare le cose, cadere, rialzarsi. In questa ripetizione apparentemente insignificante Ravera riconosce qualcosa di essenziale: l’esistenza umana non si fonda sugli eventi straordinari, ma sull’intimità dei gesti minimi.
In questo senso Tempo con bambina si pone all’estremità opposta dell’epica. Non ci sono imprese eroiche, né grandi rivelazioni; c’è soltanto una donna matura che guarda una bambina crescere. Ma proprio questa semplicità rappresenta la straordinarietà del libro in un’epoca dominata dalla velocità e dall’esibizione. Ravera restituisce dignità letteraria all’attenzione al dettaglio, alla lentezza, al rispetto dei tempi e delle stagioni della vita.
La figura della nonna incarna simbolicamente quel ruolo che nella letteratura e nel mito sovente occupa uno spazio ambiguo. Non è madre, tuttavia è in parte doppiamente madre, custode della memoria di tutta la genealogia. È una soglia, una figura liminale tra lassi temporali, attraversa generazioni e nel caso di Ravera ha attraversato linee genealogiche anche trasversalmente, colmando un vuoto, sfidando il destino, concedendo seconde opportunità. Ora che assume il ruolo di nonna, non pretende di educare, piuttosto osserva, accoglie, riflette.
In termini archetipici, la nonna di Tempo con bambina è una vecchia saggia, la custode di una memoria emotiva, testimone del passaggio del tempo. La nonnità di Ravera diventa un’esperienza di contemplazione con uno sguardo duplice, verso la realtà esterna e verso la propria interiorità. La distanza geografica con la bambina, e con la madre della piccola (che hanno lasciato l’Italia), rende il tempo trascorso con loro, specie con Mara, più prezioso, sospeso nel tempo cronologico, un tempo impalpabile, non misurabile, sebbene effimero.
Nella psicogenealogia si parla di mandati invisibili: compiti emotivi che vengono trasmessi inconsciamente fra generazioni. Non si eredita soltanto ciò che è stato detto; si eredita anche ciò che non ha potuto compiersi. E molto spesso comportamenti o sensazioni difficili da spiegare razionalmente sono riconducibili a ferite antiche. La nascita di Mara sembra riattivare proprio questo meccanismo. La bambina permette al dolore di trovare una nuova forma.
Mara bambina porta con sé un’eredità intensa e pregna di dolore e rimpianto: il nome che era della nonna biologica, sorella dell’autrice, deceduta. Una nonna conosciuta solo attraverso le narrazioni e il dolore delle due donne. Mara “grande”, assente ed evocata, attraversa ogni pagina come un’interlocutrice invisibile. La bambina porta il suo nome, ma soprattutto porta la continuità della sua esistenza interrotta. Ravera scrive come se stesse cercando di colmare uno strappo genealogico. Qui il libro entra in una dimensione profondamente transgenerazionale.
Tempo con bambina parla direttamente alle donne, il suo centro emotivo è costituito dalla linea femminile: sorella, madre, figlia, nipote. La letteratura di Ravera ha spesso raccontato il corpo e l’identità femminile dentro il conflitto sociale e generazionale. Qui, invece, il conflitto si attenua. Rimane la consapevolezza del tempo che passa, dell’invecchiamento, della perdita di centralità, ma emerge anche una forma nuova di continuità.
Le nonne del Novecento spesso coincidevano con una figura di servizio e assistenza: donne che, terminata la maternità, continuavano a vivere nell’accudimento delle generazioni successive. Ravera appartiene a una generazione di donne che hanno avuto identità professionali, desideri, autonomia, conflitti politici. Oggi, si confronta con un ruolo di nonna a distanza, diventare nonna, allora, significa negoziare una nuova posizione simbolica.
Nel libro convivono due movimenti opposti: un corpo che va verso la maturità e un corpo che comincia.
Ho confrontato la pelle di Mara con la pelle delle due signore (molto anziane, ndr). La pelle, il più esteso degli organi umani, marca il nostro tempo di permanenza sul pianeta Terra, esposti alle intemperie e all’esperienza. Ho confrontato la pelle dell’inizio e la pelle della fine.
Ravera osserva i movimenti della bambina con una meraviglia quasi biologica: il linguaggio che emerge, la coordinazione, l’autonomia progressiva. Ma nello stesso tempo osserva se stessa attraversare il tempo che passa. L’invecchiamento è tuttavia narrato come uno spostamento dello sguardo, una prospettiva diversa sulla realtà. La bambina costringe l’adulta a rallentare, inginocchiarsi, stare sul pavimento, vivere nella ripetizione di gesti semplici. In termini simbolici, il corpo maturo ritrova una forma di flessibilità psichica attraverso il contatto con l’infanzia. È un tema antico: nelle fiabe, spesso il vecchio e il bambino condividono un linguaggio segreto perché entrambi vivono ai margini del tempo produttivo. E proprio per questo riescono a riconoscersi.
Quanto più sei lontano dall’inizio della vita, tanto più ti innamora chi lo sta vivendo quel periodo sepolto nel limbo del prima, prima dei primi ricordi.
Tempo con bambina è dunque, sì, un libro sul presente, ma anche sulla sopravvivenza affettiva attraverso le avversità della vita, attraverso la distanza geografica che mette a dura prova la vicinanza emotiva.
La bambina rappresenta la continuità genealogica, permette a tutta la linea femminile di attraversare la morte riattivando memorie interrotte e proiettandole verso il futuro. Il paradosso sta proprio nell’infanzia: mentre il tempo si dilata, rallenta, si concentra sul momento presente, compie la funzione di aprire una nuova finestra sul futuro.
Per questo Tempo con bambina è un mémoire familiare, un libro sulla circolarità del tempo, sul femminile come custodia della continuità e sulla possibilità, anche in età matura, di tornare a stupirsi del mondo con la meraviglia dello sguardo infantile.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Tempo con bambina
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