- Autore: Amélie Nothomb
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Guanda
- Anno di pubblicazione: 2006
- ISBN: 9788862433105
"Stupore e tremori": ecco un altro libro (sembra) autobiografico, scritto con quell’ironia stilistica e contenutistica che distingue le opere della scrittrice Amélie Nothomb. L’autrice, che è nata e ha vissuto i primi anni della sua vita in Giappone, finalmente è riuscita a tornarci facendosi assumere per un anno alla Yumimoto, nota multinazionale. Ben presto però si accorge che il paesaggio da favola che ha avvolto i suoi primi anni infantili è tutt’altra cosa rispetto all’atmosfera che si vive nella grande azienda. La gerarchia è tutto: ci si può rivolgere solo al proprio diretto superiore, mentre gli ordini che discendono dall’alto possono saltare gradini. La prima assurdità cui deve sottostare, è fingere di non conoscere la lingua, perché potrebbe mettere in imbarazzo i partner commerciali che non si aspettano un’occidentale che capisce il giapponese. Non si possono fare domande, è vietato discolparsi davanti a un superiore, non si può lavorare senza autorizzazione, neanche se il lavoro consiste nell’aggiornamento dei calendari. Una gaffe dopo l’altra, si ritrova a fare la guardiana ai bagni del quarantatreesimo piano, maschili e femminili prima, solo femminili poi.
Questa discesa è causata più dall’incomprensione delle regole di etichetta giapponese che da reali incapacità: quando il signor Tenshi le affida il compito di redigere sotto falso nome una relazione sul burro light belga, il risultato è ottimo, solo che a causa della soffiata della sua diretta superiore, il tutto si risolve in una sgridata generale.
La soffiata è stata opera di Fubuki Mori, la stupenda diretta superiore di Amélie, l’incarnazione della bellezza orientale, la donna che la Nothomb non si stancherà di ammirare neanche dopo tutte le umiliazioni che dovrà sopportare per causa sua.
Eppure Amélie non riesce ad odiarla:
"(...) perché una bellezza che ha resistito a tanti corsetti fisici e mentali, a tante costrizioni, soprusi, divieti assurdi, dogmi, asfissia, desolazione, sadismo, cospirazioni del silenzio e umiliazioni - una bellezza del genere è un miracolo di eroismo"
Questa bellezza tuttavia non le impedisce di cogliere i lati ridicoli della sua superiore quando si trova in presenza di uno scapolo: essere ancora nubile a ventinove anni in Giappone era un’ignominia.
L’autrice ha una scrittura che è fatta per essere letta, come l’aria è fatta per respirare. Tuttavia, quest’opera non presenta l’originalità di altri suoi libri autobiografici (ma si può parlare di "autobiografia" per la Nothomb?). Nonostante la godibilità generale, alla fine ci si chiede se alcuni passi non sono stati scritti con un certo risentimento: il rancore è davvero estraneo a questa raccolta di episodi, al limite del ridicolo e dell’assurdo?
Sia come sia, la sua scrittura è così coinvolgente e verosimile, che le si perdona tutto.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Stupore e tremori
Non è consuetudine innamorarsi di un libro più per la sua stesura che per la sua trama;
eppure Stupore e Tremori di Amélie Nothomb invade i cuori dei lettori, conquistandoli per
l’originalità con cui sono raccontate le disavventura della protagonista, utilizzando un
linguaggio ricercato ed elegante, attribuendoli il titolo di “eterno”, in quanto autentico per
tutte le ere.
Amélie è nativa del Giappone e proprio il ricordo che aveva custodito nella memoria la
spinge a farvi ritorno, lavorando in una delle più grandi aziende multinazionali giapponese:
la Yumimoto.
La scala gerarchica rigida, tipicamente nipponica, dalla quale l’autrice ne fa un incipit
semplice ma profetico-“ Il signor Haneda era il capo del signor Omochi, che era il
capo del signor Saito, che era il capo della signorina Mori, che era il mio capo. E io
non ero nessuno”-, riporta tra le righe una maledizione che accompagnerà Amélie dal
primo all’ultimo giorno di lavoro.
Incapace di mimetizzarsi nella rigida e soffocante società lavorativa giapponese, Amélie
affronterà un cammino che dal quarantaquattresimo piano sarà scaraventata dritta negli
inferi, sottomessa, umiliata e denigrata.
Il momento in cui sarà spezzata qualsiasi possibilità di crescita sarà proprio quando
servirà il tè in sala riunioni, “salmodiando le più raffinate formule d’uso”, esibendo con
orgoglio la sua perfetta conoscenza del giapponese, peraltro motivo per il quale è stata
assunta.
Ciò la porterà a una scalata verso l’insuccesso, affrontando ogni vicissitudine con una
spiccata sfrontatezza e positività. Infatti Amélie trae da ogni mansione affidatole
un’opportunità per restare lontana da quei compiti monotoni e troppo matematici per le sue facoltà mentali (autoproclamandosi limitante), provando piacere nei più semplici: postina, aggiornatrice di calendari e assidua usufruitrice dell’ascensore dalle mura vetrate, trovando “la vocazione […] con quel lavoro semplice, utile, umano e propizio alla contemplazione” del mondo esterno a quelle mura aziendali, un mondo che non riesce a godersi poiché a fine turno il buio sovrasta Tokyo.
E’ proprio l’animo leggero e umile della protagonista che permette di comprendere la
capacità narrativa della Nothomb, che racconta il tutto con ironia, dove ogni uomo
vedrebbe sconfitta, e con un pensiero astratto e puro, fuori dal comune, dove chiunque
vedrebbe solo stranezza.
Questo romanzo riporta l’umanità con i piedi per terra, nobilitando anche le mansioni più
denigranti, proprio come Amélie affronta il suo ultimo ruolo, nonché denigratorio per un occidentale, di guardiana dei cessi, conferendosi il titolo di “Signora pipì”, colei che volteggia tra i water con lo scettro-spazzolino.
Tra tutte le battaglie combattute nelle terre della Yumimoto, se ne uscirà sconfitta o
vincitrice non importa. Il punto cardine sarà la decisione di abdicare al ruolo, rispettando
“il protocollo imperiale nipponico” , rivolgendosi all’imperatore “con stupore e
tremore”. In ogni modo e a parer del fato, si potrebbe definire vincitrice: un anno dopo dalle sue dimissioni pubblicò il suo primo romanzo.