Storia di un figlio. Andata e ritorno
- Autore: Fabio Geda
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Baldini+Castoldi
- Anno di pubblicazione: 2020
Enaiatollah Akbari, a soli dieci anni, viene lasciato dalla madre oltre il confine afghano per salvarlo dai talebani. Inizia così un viaggio lungo anni, attraversando paesi, lingue e pericoli, fino ad arrivare in Italia. Storia di un figlio. Andata e ritorno (Baldini + Castoldi, 2020) è una testimonianza reale, cruda e sincera, sul senso della sopravvivenza, della dignità e della speranza. Fabio Geda raccoglie la voce di Enaiatollah e la restituisce con rispetto assoluto, in una storia che è di uno, ma parla di tutti.
C’è infatti chi nasce con un nome e chi deve guadagnarselo. Chi ha una casa, e chi una fuga. Enaiatollah è un ragazzo come pochi, cresciuto come nessuno. Questo libro non è un romanzo, è un racconto di sopravvivenza nuda, dove l’amore materno è una spinta che ti taglia la carne e ti costringe a continuare. È la storia vera di un ragazzo afghano che a dieci anni viene lasciato da solo oltre confine per sfuggire ai talebani. Ma non è vittimismo. Non c’è autocommiserazione. C’è realtà, e basta.
Geda non fa da narratore; fa da tramite. Raccoglie la voce, la rispetta, la lascia esistere. Non la infiora, non la tradisce. Enaiatollah parla e ciò che dice è così semplice, così lineare, da essere devastante. Non ci sono parole ricercate, ma esperienze che parlano da sole. Il freddo della notte in Iran, le barche che non arrivano mai, la fame che stringe lo stomaco e la lingua che non sai. La dignità, sempre. Anche nella miseria. Anche nel dolore. Soprattutto lì.
È un viaggio senza retorica. Un percorso dove l’identità si costruisce pezzo a pezzo, scappando, mentendo, imparando, lavorando. Un’odissea moderna, dove il Mediterraneo è un giudice e le frontiere un incubo. Ma questa non è solo una denuncia. È anche una dichiarazione d’amore alla vita. Alla possibilità di scegliere, un giorno, il proprio posto nel mondo.
E poi c’è il filo che non si spezza mai: la madre. Quella madre che scompare all’inizio, ma che resta presente in ogni gesto. Una madre che abbandona per salvare. Che dice addio per dare una possibilità. Il figlio corre nel mondo per non tradire quell’amore. Per diventare qualcuno. Per non morire. Per vivere nonostante tutto.
Geda accompagna, ma è Enaiatollah a guidare. E lo fa con uno sguardo duro, onesto, che non cerca compassione, ma solo di essere ascoltato. E tu lo ascolti, perché è impossibile farne a meno. Ogni pagina è un colpo nello stomaco, ma senza retorica. Solo carne. Solo realtà. Chi legge questo libro non ne esce uguale. Si dimenticano i numeri. Restano i volti. Resta Enaiatollah, che è uno, ma potrebbe essere cento, mille, tutti i ragazzi che il mare inghiotte o i muri fermano. Ma lui ce l’ha fatta. Non per miracolo. Per volontà. Per necessità. Per amore. Un amore che ha radici lontane, ma che diventa un cammino.
Storia di un figlio è una storia vera, ma soprattutto è una storia necessaria. Per capire. Per non dimenticare. Per mettere nomi alle tragedie che ogni giorno vediamo scorrere nei titoli. Per ricordarci che dietro ogni migrante c’è un bambino che voleva solo vivere.
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Un libro perfetto per...
A chi pensa che l’immigrazione sia solo un numero. A chi vuole ascoltare prima di giudicare. A chi cerca storie vere, che non offrono soluzioni ma insegnano empatia. A insegnanti, studenti, lettori sensibili. A chi crede che la letteratura possa fare giustizia. A chi non ha mai vissuto la fuga, ma vuole almeno provare a capirla.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Storia di un figlio. Andata e ritorno


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