Foto di Stefania Auci di Jindřich Nosek (NoJin), CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons. Copertina del libro 2026 edito da Mondadori
In occasione dell’evento Pordenonelegge che caratterizza il mese di settembre dedicato ai libri, uno spazio viene dedicato da La Stampa alla presentazione del nuovo libro-saggio della scrittrice siciliana Stefania Auci, autrice dei bestseller dedicati alla saga della famiglia Florio. Insegnante di sostegno in una scuola superiore di Palermo, dedica alla scuola molte delle sue energie intellettuali, come rivela nell’intervista concessa a Giulio D’Antona:
“Auci vive la scuola non come un’istituzione di passaggio, nemmeno come una missione, ma come un luogo di perenne contaminazione che guarda, o dovrebbe guardare, ai suoi ragazzi come risorse e fonte di ispirazione, prima ancora che come fruitori.”
Nel libro che presenta a Pordenonelegge, Cunti, storie e romanzi. I libri della mia vita (Mondadori), la scrittrice parla della scuola e dei ragazzi di oggi, ricordando le sue difficoltà di bambina solitaria e introversa, e paragonando quella stagione a quella odierna, nella quale ci sono apparentemente molti più strumenti per intercettare il disagio dei ragazzi, ma dove la burocratizzazione dei processi didattici spesso va a scapito delle singole sensibilità di bambini e ragazzi.
Per quanto riguarda la lettura, tema che le interessa in modo particolare, Stefania Auci afferma che:
“La cosa più importante che la scuola italiana possieda sia proprio la sensibilità dei suoi insegnanti... Anche se gli adulti continuano a ragionare con una testa di quindici o venti anni fa, mentre i ragazzi hanno già superato i nostri timori. Anche per quanto riguarda la lettura del sesso o della paura, sono già oltre. Oggi la scuola non dovrebbe temere ciò che i ragazzi leggono, ma di lasciare le loro proposte inascoltate. Dovremmo accogliere senza giudizio le letture che suggeriscono e dare loro la possibilità di condividerle.”
Nel libro di Auci i suggerimenti vanno dai cunti siciliani, una vera miniera di storie popolari, a Stephen King, maestro di paura; dalla letteratura romantica eJane Austen, ai fumetti partendo da Topolino. Scuola, famiglia, biblioteche di quartiere, librerie: tutto serve per creare una rete in cui i ragazzi possano trovare punti di riferimento e di dialogo.
“Non bisogna leggere per diventare idealmente buoni o intelligenti, ma per essere più consapevoli. Nei libri troviamo un alfabeto e una ragione che possiamo usare per comprendere meglio il mondo. Più leggiamo, più siamo in grado di decifrarne i significati profondi.”
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Dalla saga dei Florio alla scuola oggi: il messaggio speciale di Stefania Auci ai giovani
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