Paolo Monti, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Di indole schiva e riservata, Vincenzo Cardarelli, pseudonimo di Nazareno Caldarelli, è uno dei poeti e scrittori più significativi dell’Italia novecentesca, ma anche un uomo profondamente malinconico e solo che riversa nelle proprie opere il male di vivere che lo attanaglia fin dall’infanzia.
A pesare sull’animo dell’artista è innanzitutto la condizione di figlio illegittimo, cresciuto con enormi difficoltà dalla sola madre, uno status certamente gravoso per un bambino di provincia di fine ’800 che però non gli impedisce, seppur dopo un corso di studi piuttosto irregolare, di affermarsi come giornalista e di diventare un artista celebrato da critica e pubblico.
Vediamo chi era Vincenzo Cardarelli, cosa ha scritto e le specificità della sua poetica.
Vincenzo Cardarelli: vita dello scrittore
Nazareno Caldarelli, che il mondo conosce e apprezza con lo pseudonimo di Vincenzo Cardarelli, nasce nella ridente cittadina etrusca di Corneto Tarquinia (Viterbo), il 1° Maggio 1887. Il bambino è frutto della relazione clandestina tra Giovanna Caldarelli e Antonio Romagnoli, gestore del bar della locale stazione, una situazione imbarazzante che condiziona pesantemente il piccolo, che la madre cresce non senza difficoltà.
Dopo le scuole elementari il ragazzo lascia gli studi, aiuta il padre nel commercio e a 17 anni si trasferisce a Roma, dove per sbarcare il lunario si dà ai mestieri più disparati. Fra questi, uno si rivela particolarmente significativo per il suo futuro professionale, ovvero quello di correttore di bozze per il quotidiano socialista “Avanti!”, che rappresenta il primo contatto con il mondo del giornalismo e l’avvio di una strepitosa carriera in tale ambito.
Dopo una serie di proficue collaborazioni con illustri testate, fra le quali, solo per citare qualche nome, “Il Resto del Carlino” e “Il Marzocco”, Cardarelli girovaga per varie città italiane per poi approdare ancora una volta nella Capitale dove fonda e dirige “La Ronda”, rivista letteraria di cui diventa il maggiore esponente.
Questa esperienza segna l’apice del successo del poeta, ma anche l’inizio del suo lento e inesorabile declino. A parte qualche collaborazione interessante, infatti, l’artista laziale si avvia verso un isolamento da cui non riesce più a uscire, allontanandosi dai riflettori fin quasi a scomparire.
Cardarelli muore a Roma il 18 Giugno del 1959 senza clamore e oggi riposa, per sua volontà, presso il cimitero di Tarquinia, fra le meraviglie etrusche che tanto amava e che non ha mai mancato di celebrare nelle sue opere.
“La Ronda”: Roma, la misura e l’antifuturismo
La figura di Cardarelli non può essere disgiunta da “La Ronda”, la rivista letteraria di cui è uno dei fondatori insieme ai colleghi Riccardo Bacchelli (1891-1985), Antonio Baldini (1889-1962), Bruno Barilli (1880-1952), Emilio Cecchi (1884-1966), Lorenzo Montano (alias Danilo Lebrecht, 1880-1952) e Aurelio Emilio Saffi, che oltre ad autodefinirsi "i sette savi" o "i sette nemici", si danno ciascuno un ironico soprannome (Pubblicista è quello di Cardarelli).
“La Ronda”, il cui primo numero esce nell’aprile del 1919, si propone un ritorno all’equilibrio e all’armonia in risposta agli eccessi del Futurismo di Filippo Tomaso Marinetti. L’idea, inoltre, è quella di rendere nuovamente Roma il polo principale della cultura italiana dopo lo strapotere di Firenze, dove da qualche tempo furoreggiano le riviste “Lacerba” e “La Voce”. La parola d’ordine, per i redattori de “La Ronda”, è recuperare la misura e l’equilibrio perseguendo l’eleganza nello stile, la concretezza nella forma e la profondità nei contenuti. Non c’è alcun intento politico alla base, ma solo letterario.
I rondisti si propongono un’ideale riacquisizione della classicità, verso la quale nutrono un vero e proprio culto, e propagandando l’importanza della prosa d’arte, prendono a modello il Leopardi delle Operette morali, Petrarca e Manzoni. Tutto questo, è bene sottolinearlo, senza chiudersi in se stessi ma sempre con uno sguardo rivolto al futuro.
L’esperienza de “La Ronda” termina nel 1922, all’alba del ventennio fascista.
La poetica di Cardarelli: equilibrio, eleganza e classicità
La poetica di Cardarelli è la stessa che egli professa ne “La Ronda”. I suoi versi, fortemente ritmati, si snodano in modo discorsivo e svelano la psicologia dell’autore senza mai venir meno a quel desiderio di armonia che è e resta un punto cardine intorno al quale ruota il suo lirismo.
Per Cardarelli la poesia è, in sostanza, un lungo e personale colloquio con l’anima che si esprime in maniera ricercata, un discorso sempre vivo, agile, in divenire. Queste le parole del poeta in proposito:
che la mia poesia “discorra” non c’è dubbio. Anzi corre precipitosamente allo scopo, con un ritmo che non ammette divagazioni, non concede indugi, quantunque non sempre in modo graduale e pacifico. Più spesso procede per giustapposizione di idee o d’immagini, per rifrazioni di un medesimo concetto che, accennato fin dalle prime sillabe, si svolge, se mi è permesso di dirlo, come un tema musicale. È la mia maniera di esprimermi.
Per quanto riguarda le tematiche affrontate, esse sono per lo più di tipo esistenziale e in linea di massima fortemente autobiografiche.
In questa riconosciuta e marcata soggettività l’argomento del tempo, e soprattutto del suo scorrere inesorabile verso la morte, assume un valore quasi ossessivo, ma appare anche come un’occasione da non sprecare; a esso si legano, altresì, quelli delle occasioni perse e dell’infanzia, vista come l’età dell’oro, inesorabilmente perduta.
Perennemente inquieto e solitario, Cardarelli non senza sofferenza si percepisce come un uomo messo al bando e da tale sensazione deriva la tematica del vagabondaggio, anch’essa fortemente presente nelle sue opere.
Le opere principali di Vincenzo Cardarelli
L’ampia produzione letteraria di Vincenzo Cardarelli comprende sia opere in prosa che in versi. Quelle principali sono:
- Poesie (1936);
- Il cielo sulle città (1939);
- Poesie nuove (1947);
- Solitario in Arcadia (1947);
- Prologhi (1916);
- Parliamo dell’Italia (1931);
- Lettere non spedite (1946).
L’opera completa del poeta laziale è stata pubblicata in più edizioni a cura di Giuseppe Raimondi nel 1962 e Clelia Martignoni nel 1981.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Vincenzo Cardarelli: vita, opere e poetica del fondatore de “La Ronda”
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