- Autore: Marcello Fois
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2016
- ISBN: 9788806233945
Sono tre istanti a definire la parabola umana e artistica di Grazia Deledda nel potente affresco firmato da Marcello Fois Quasi Grazia (Einaudi, 2016). Il viaggio inizia a Nuoro, nel 1900, quando Grazia, per dare piena attuazione al proprio talento, si trasferisce a Roma col marito infrangendo le convenzioni familiari. Con un salto letterario e temporale siamo nella Stoccolma del 1926: nell’intimità del Grand Hotel, gli scambi affettuosi della coppia rievocano il cammino straordinario che ha condotto Grazia al Premio Nobel. L’ultimo fermo immagine ci porta nel 1935, a Roma, davanti a un medico incapace di trovare i termini adatti per annunciare a Grazia - che delle parole ha fatto un destino - la sentenza cruda della malattia che la porterà via l’anno successivo.
La struttura di questo romanzo, privata della linearità biografica, diventa drammaturgia pura, una tragedia greca che ha nella parola scritta la sua catarsi. Ogni atto rappresenta la stazione di una via crucis laica attraverso cui la Deledda arriva a saziare la passione per la scrittura e ad affermare la sua volizione di donna libera dai dogmi, dal controllo, da una cultura che vuole imprigionarla in un ruolo che non le appartiene. Fois focalizza in questi fondamentali passaggi la trasformazione della Deledda nella grande intellettuale che tutti conosciamo e amiamo. Il distacco doloroso dalle proprie origini e il rifiuto di un destino già scritto. La sua affermazione come scrittrice e il riconoscimento internazionale. Il sipario finale: il confronto intimo con la malattia, dove Grazia si consegna al destino lasciando dietro di sé un solco profondissimo.
Questa cosa di scrivere per me è la più importante di tutte, è quella che mi ha tenuta in vita.
Nella prima delle tre parti, l’autore definisce il legame tra Grazia e la sua isola. Non è un idillio, piuttosto un corpo a corpo continuo. La Sardegna è un cordone ombelicale mai reciso, una madre severa che avversa e giudica, una terra di pietre mute che dalle donne pretende silenzio. Grazia deve fuggire da Nuoro per poterla salvare: è la prigione di roccia da cui pare impossibile evadere, ma che Grazia governa raccontandola nella sua essenza. La consegna alla letteratura come si affida un aquilone al cielo, conquistando una libertà che non sarà mai distacco. E Fois disegna questa frizione con parole graffianti, mostrando come l’isola sia divenuta per la Deledda un’ossessione, l’inchiostro primordiale delle sue opere. La Sardegna è una presenza costante, perfino sotto il cielo di Roma o sul palco di Stoccolma. Un odi et amo che ha segnato il vivere e l’agire della scrittrice.
In questo scenario si staglia la figura monumentale e modernissima del marito, Palmiro Madesani. Fois ne fa un ritratto di rara sensibilità, spogliandolo dalle ironie storiche dell’epoca. Palmiro non è un comprimario sottomesso, ma il custode consapevole del genio di Grazia. In un mondo incapace di concepire il successo femminile, lui sceglie di diventare amplificatore del genio creativo della moglie. Diventa il suo agente, il suo scudo, il più convinto dei suoi lettori. Madesani accetta il ruolo di ombra per permettere alla luce di lei di brillare. Il loro è un patto d’amore rivoluzionario che Fois racconta con una tenerezza asciutta, priva di sentimentalismi, ma carica di un’immensa dignità. Palmiro Madesani non è semplicemente l’uomo al fianco di Grazia, è la persona che sta sempre dalla sua parte. Fois lascia che la Deledda del suo immaginifico lo ribadisca in ogni passaggio, con un tu che significa sempre noi.
“Ecco la mia fortuna…”
“E sarebbe?”
“Tu.”
Il romanzo si conclude con un terzo atto che è un chiudere in levare, il momento di maggiore fragilità della scrittrice nuorese, l’unico frangente in cui la sua determinazione nulla può davanti alla finitudine. Fois non cerca la santificazione del personaggio. Ne fotografa le spigolosità, i dubbi, evocando la solitudine profonda di questa donna che ha dovuto farsi macigno, e poi mito, che urlava contro il silenzio che le imponevano, che si è messa al centro di un mondo che la voleva invisibile. C’è una densità emotiva impressionante in queste pagine. Ci sono le parole di una figlia di Sardegna che ha come ultimo e agognato auspicio il ritorno alla sua terra.
Faranno a gara per dileggiarmi, ma non sanno che nessuno li amerà come li ho amati io. Se io cadessi nell’oblio, loro cadrebbero nell’oblio insieme a me.
In questo scritto, lo stile cadenzato e poetico di Fois diventa scarno, privo di fronzoli. Le parole sono dense, taglienti; il dialogo è compresso e ficcante, anche nelle parti in cui protagonista diventa la risposta mancata, il silenzio gravido di livori e irrisolti. L’autore si muove tra le righe con una prosa che somiglia al ricamo di un mucadore: fitta, tesa, durissima e splendida. E tra le pagine di questa mirabile prosa si schiude, intatta, l’autentica essenza della Deledda.
A questo ci conduce Quasi Grazia: alla scoperta della dirompente attualità di questa scrittrice la cui eredità trascende la pura devozione alla parola per farsi canone dell’identità femminile. Grazia Deledda è un’intellettuale che la critica per troppo tempo ha lasciato scurire nell’ombra e che oggi si rivela in tutta la sua definitiva e monumentale consacrazione. Marcello Fois non scrive una biografia, o la storia romanzata della Deledda, ma una dichiarazione d’amore che ci regala piccole particelle di magnificenza in cui possiamo ritrovare Grazia, “o quasi”.
Dal libro Quasi Grazia è tratta un’opera teatrale di grande successo e uno splendido film che celebrano l’unica donna italiana Premio Nobel per la Letteratura, Grazia Deledda. Nella pièce teatrale firmata da Veronica Cruciani, Grazia è stata magistralmente interpretata dalla compianta scrittrice sarda Michela Murgia. L’adattamento cinematografico "Quasi Grazia" è diretto da Peter Marcias. Il ruolo di Grazia Deledda è stato affidato a tre straordinarie interpreti che la impersonano in età differenti: Laura Morante, Irene Maiorino e Ivana Monti. Nel cast spicca l’interpretazione di Monica Demuru, nel ruolo della madre della scrittrice.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Quasi Grazia
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