- Autore: Rosa Matteucci
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788845941283
Rosa Matteucci, dal suo libro di esordio Lourdes del 1998, per i tipi di Adelphi, si è svincolata dal romanzo da "tinello" italiano, dove i maggiori problemi sono le crisi esistenziali, economiche e sentimentali con un tono spesso standard. La lingua italiana di Matteucci, invece, è un mélange tra uno stile barocco tutto dell’autrice, con termini desueti, spesso attraversati da un’ironia grottesca e poi improvvisamente una calma "furiosa" su un terreno neorealista. Per la collana Adelphi “Microgrammi” è uscito una sua nuova opera dal titolo Lotteria delle anime (2026). L’io narrante, che non è declinato alla terza persona, potrebbe essere la scrittrice stessa, che si trasforma in una donna che con la forza delle preghiere riesce a togliere abitanti via dal purgatorio.
Il purgatorio, dunque, dove il tempo è lunghissimo e un giorno dura anni e anni; e Rosa Matteucci ha una sua cifra stilistica precisa quando scrive di religione o di persone decedute. Non è morbosa, non lo è mai stata, il lettore può anche "divertirsi" in alcuni passaggi. L’autrice è nata a Orvieto e ora vive a Genova, e scrive:
Con il lemma Purgatorio ho sempre avuto una certa infantile dimestichezza perché un tempo c’era in Orvieto il sor Purgatorio, che gestiva un rustico magazzino all’ingrosso di frutta e verdura, con tetto in amianto, presso cui ci si poteva rifornire in via amichevole da privati, a patto di accettare di essere blandamente disprezzati per la modestia della spesa.
Ma perché la polizia non doveva sapere di questi mercaggiamenti, che faceva anche lei, avendo come regalo l’ananas, che era quasi sconosciuto a Orvieto?
Il ricordo di sor Purgatorio e delle verdure era un ricordo della benevolenza divina e l’io narrante, recitando cinquanta Ti adoro o Croce Santa, lucrava l’indulgenza anche di cinquanta anime la sera di Natale. Ma per gli altri periodi, pregare serviva all’io narrante per salvare cinque anime il venerdì sera, quando non ci si sposa o non si parte, ma a furia di pregare non si capiva più niente e la persona che prendeva sonno, vinta dalla stanchezza, era Rosa Matteucci; ma essendo finzione l’intera opera, perché è vera letteratura, il nome e cognome per esteso dell’autrice non ci impaurisce, tanto più che aveva riscattato le anime del padre, la madre, i nonni materni e il defunto editore. E in ogni caso Rosa veniva continuamente infastidita dalle anime del purgatorio, anche in momenti di pulizia personale o quando leggeva una rivista.
Ma uscendo da sé stessa, Rosa scrive della mistica Maria Simma, che ci rivela fatti interessanti, come Papa Wojtyla, oggi santo, o suor Lucia di Fatima che restarono due giorni in Purgatorio, che erano pari a ottant’anni sulla Terra. La scrittrice ci riempie di informazioni di gente famosa non ancora andata in Paradiso e il lettore si incuriosisce di nomi famosi, come se fosse una sciarada. Solo a tratti ci chiediamo perché questi racconti di anime purganti ci stuzzicano la curiosità, ed è proprio per il modo di scrivere della nostra autrice che continuiamo a leggere. Le anime purganti conoscono i gusti di Rosa, da guanti di cachemire a libretti di opera. Ma poi si arriva ai nostri giorni nominando un social media e il telefono squilla e dall’altro capo ci sono sempre le anime purganti. Ma poi ci accorgiamo che l’io narrante tiene quasi più ai cagnetti e ai gatti e agli animali tutti che a certi lestofanti umani.
Rosa Matteucci ci consegna il suo mondo tra curiosità e paura, come se ancora non bastasse la sua gentilezza affilata, ma ci volesse a fine scrittura il nome di Anna Maria Ortese e del suo saggio Le piccole persone, per Adelphi editore. Un cagnetto non ti stanca, non ti chiede molto, mentre l’autrice ha l’ambizione di farci capire il suo mondo. Solo a metà.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Lotteria delle anime
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