- Autore: Erika Fatland
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Marsilio
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788829794232
Il Portogallo è il protagonista principale del nuovo libro di Erika Fatland, scrittrice e antropologa, di casa a Oslo. In La via del mare. Sulle rotte dell’impero perduto del Portogallo, edito nel 2025 da Marsilio per la collana Gli specchi, con la traduzione di Francesco Peri, l’autrice ripercorre, passo dopo passo, secolo dopo secolo, le vicende dell’impero coloniale portoghese.
Quello che si percepisce fin da subito è che grazie alla esplorazioni avvenute a partire dal XV secolo, per molti Stati e Regni di un tempo - Portogallo compreso - si innescarono una serie di radicali cambiamenti geografici, politici, sociali e culturali che ridefinirono in modo completo il ruolo di alcuni Paesi e Regni. Tra passato e presente, in questo saggio, la Fatland ci porta proprio a scoprire tutti quelli che furono i possedimenti dell’Impero coloniale lusitano, perché il nome del Portogallo prima, in tempi antichi, era appunto Lusitania ed era molto più grande di quello che conosciamo oggi. Partendo dalle vicende di Enrico il Navigatore, si scopre l’affermarsi nei secoli del potere portoghese, che divenne una potenza coloniale globale con possedimenti dislocati in quattro continenti e tre oceani.
Leggendo il libro dell’antropologa si passa dal Golfo di Biscaglia al Capo Bojador, dall’Atlantico settentrionale e Meridionale al Capo di Buona Speranza, passando anche per l’Oceano Indiano, lo Stretto di Malacca e l’Oceano Pacifico. In parole povere ci si muove quasi nell’intero globo, dall’Europa all’Africa, passando per il mondo orientale, Giappone compreso, fino al Sud America. In ogni luogo indicato c’è stato il passaggio e il radicarsi dei portoghesi naviganti. Fu proprio grazie a questi esploratori che si scoprirono nuove terre, nuove spezie e che si intrecciarono rapporti sociali, culturali, ma soprattutto politici e economici, con mondi e civiltà del tutto sconosciute.
I portoghesi da sempre si mossero ma, come scritto poco sopra, fu Enrico il Navigatore a dare il via in modo concreto all’espansione territoriale del Portogallo. Nel volume però compaiono anche altre figure di esploratori portoghesi che permisero al Paese di diventare un vero e proprio Impero coloniale. Tra di loro ricordiamo Bartolomeo Diaz, che verso la fine del 1400 (1488) oltrepassò il capo meridionale dell’Africa, chiamandolo Capo di Buona Speranza e creando così l’apertura la via per l’India; Vasco da Gama che raggiunse Calicut (India) circumnavigando l’Africa e stabilendo una rotta marittima diretta verso l’Oriente; Pedro Álvares Cabral che, diretto in India (siamo nel 1500), grazie alle correnti oceaniche arrivò fino in Brasile dove affermò la presenza lusitana.
La Fatland mette tanto della storia del passato però, allo stesso tempo, racconta la sua esperienza nel presente. Narra con attenzione, cura ed entusiasmo il suo viaggio, quello che le ha permesso di ripercorrere tutti i possedimenti portoghesi e di trovare nelle ex colonie ancora oggi echi e tracce della cultura e delle usanze portoghesi di ieri. Allo stesso tempo, le tante persone, donne e uomini, con lavori e formazione diversa, che l’autrice ha incrociato nel suo presente le hanno dato ulteriori dettagli e informazioni sulla presenza portoghese nelle colonie nel passato, ma anche dopo la loro indipendenza. Quello che emerge, ancora oggi, è un profondo attaccamento alla cultura portoghese e del Portogallo stesso da parte di molte persone. Un legame con la lingua, con usi, costumi e tradizioni che molti si impegnano ancora a mantenere vivi, cercando di farli convivere al meglio con le culture autoctone. Quindi, accanto al recupero e riscoperta delle proprie origini e radici, si percepisce la volontà di mantenere in vita anche quello che i lusitani portarono e lasciarono durante la loro presenza.
La via del mare ospita un mondo vario, fatto di tanti tasselli che si uniscono tra di loro per andare a formare la storia del Portogallo e del suo grande dominio ma, allo stesso tempo, quello che emerge dalle testimonianze è l’immagine di una popolazione che, da una parte, ha agito in nome della libertà e indipendenza ma, dall’altra, vede la presenza di animi romantici e pure nostalgici, ancora molto legati ai lusitani e alla loro discendenza.
Arrivati alla fine del saggio, si ha la netta sensazione di aver compiuto un viaggio sulle rotte dei grandi esploratori e dell’impero coloniale portoghese grazie ad Erica Fatland, che accompagna noi lettori lungo La via de mare, dove quello che si percepisce è una profonda nostalgia o, come direbbero i portoghesi, saudade che anima i luoghi e le persone.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La via del mare. Sulle rotte dell’impero perduto del Portogallo
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