Ecco, con La stanza dei fiori neri (Newton Compton Editori, 2026), una nuova avventura che lo scrittore Roberto Carboni dedica al suo giornalista detective bolognese Paul Cialdini, di origine statunitense, con un passato pericoloso e traumatico: aveva di recente perso la compagna, incinta di sua figlia, in un terribile incidente aereo ed era a sua volte reduce da un’avventura che per poco non gli era costata la vita.
Eccolo qui, Cialdini, alle prese con una nuova trama che l’inesauribile fantasia di Carboni costruisce, mescolando vari elementi: giornalismo militante, ricerca dell’occulto, misteri irrazionali che fanno desiderare a molti un ricongiungimento con il mondo dei morti, esperimenti medico-scientifici al di là delle umane possibilità, ambienti che sembrano inventati da uno scrittore gotico dell’ottocento: un insieme che congiunge il presente con le tradizioni della stregoneria, che tante donne innocenti aveva condannato al rogo nella pur cristiana Europa.
Roberto Carboni sembra muoversi con agilità fra razionale e irrazionale, fra realtà e fantasia, fra leggende, tradizioni, ricerca della verità quando di vero sembra non esistere più nulla. Tutto inizia con il misterioso ritrovamento del cadavere ben conservato della collega giornalista morta tre anni prima, Lara Genovesi, nella Foresta delle Streghe, in un’Umbria remota e primordiale. La donna era stata sottoposta a una disumana tortura, tenuta in vita in condizioni inaccettabili, fino alla morte accolta come una vera liberazione da un incubo. L’aveva trovata una vecchia strega del posto, o per lo meno così considerata dai suoi concittadini, visto che la donna era stata accusata di aver soppresso il piccolo Giovanni, suo figlio, e condannata per anni al manicomio ne era uscita solo quando si era accusato del delitto suo marito.
Paul Cialdini indaga sulla vita della vecchia matta, che sopravvive isolata in un casale diruto dove, secondo la donna, le appare lo spirito del piccolo Giovanni che lei è riuscita a contattare per mezzo del sue presunte capacità occulte. Ma c’è un altro filone nel romanzo: quello che vede il signore del luogo, il Kompte Malcorvo, erede di un’antica famiglia, colto e stravagante, sempre vestito con un kimono di seta a fiori neri, dominare un borgo dove vive un gruppo di persone di incerta provenienza, devoti al signore da cui tutti sembrano dipendere psicologicamente: una sorta di manipolazione in cui tutti sono irretiti, tra canti mistici e orge alcoliche e sessuali.
Ma nel libro non ci sono false stregonerie e millantato occultismo; ci sono personaggi del presente, un famosissimo giudice, sua moglie, la stessa madre di Paul, la famosa attrice con la quale suo figlio non vorrebbe avere a che fare, che ci riportano a un presente fatto di malversazioni, corruzione, delitti, violenze. Roberto Carboni si muove con competenza mescolando vari generi, soprattutto la parte dedicata ai fantasmi, all’occulto, alla stregoneria, e ci restituisce una nuova fissazione di molti nostri contemporanei, che, privi di fede nelle religioni tradizionali, si affidano a ciarlatani e a maghi della visione esoterica per contattare chi ha lasciato questo mondo. Un contrasto tra il mondo evoluto, dove domina l’intelligenza artificiale, e quello delle credenze superstiziose di un mondo arcaico ed irrazionale, che ha il suo indubbio fascino.
- Autore: Roberto Carboni
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Newton Compton
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La stanza dei fiori neri
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