La macchina mondiale
- Autore: Paolo Volponi
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
Se vi siete appassionati all’odissea di Albino Saluggia - l’operaio paranoide che in Memoriale misura il tempo della vita con quello della fabbrica, alienante e ripetitivo -, c’è un altro personaggio di Paolo Volponi che vi piacerà. È il contadino marchigiano Anteo Crocioni, protagonista del romanzo La macchina mondiale del 1965, vincitore del Premio Strega nello stesso anno, che presenta numerose affinità con il povero Albino.
Vicino all’apologo scientifico-filosofico, il testo segna l’esordio del genere cosmogonico e utopico nell’universo narrativo di Paolo Volponi, perché in esso debutta un modello umano variamente declinato nella produzione successiva. È l’individuo anarchico, messianico, visionario, estraneo alla logica produttiva che con la sua “follia” illumina le falle del sistema, semina il dubbio, incrina gli schemi, crede nel rinnovamento.
Anteo Crocioni è un contadino, filosofo, scienziato, poeta autodidatta. Una figura fuori chiave che si scontra con il Moloch del potere, quello che incombe dall’alto, rappresentato dall’avvocato Frugiferenti, un cognome antifrastico che piomba direttamente dal De rerum natura. Ricordate l’incipit? E poi anche nel suo trattato, Anteo tira in ballo gli atomi.
Animato da una fiducia incondizionata nella scienza e acuto osservatore della natura che risuona di echi lucreziani e leopardiani delle Operette morali, negli anni Cinquanta il Crocioni ha concepito un sistema parascientifico piuttosto astruso che possiamo riassumere in questi termini: se il mondo è una grande macchina, anche gli uomini sono macchine capaci di perfezionarsi con il lavoro in un orizzonte utopico in cui natura e artificio vanno d’accordo. In pratica elabora una teoria evoluzionistica sul grande meccanismo del cosmo che dà il titolo al libro. È un meccanismo o un grande inganno? Ma il sogno della “macchina mondiale” è insidiato da un esterno plumbeo e minaccioso che perseguita Anteo con esiti drammatici, fino alla disintegrazione fisica e mentale dell’io in uno scenario sempre più surreale:
In quei giorni perversi e sublimi durante i quali i meccanismi del mio cervello trovarono nella quiete, nella giusta umidità, nel ronzio stimolante ed amichevole degli insetti intorno all’uva, nell’ombra dove riposavo in quella fine d’estate, ormai che molti lavori erano stati compiuti ed ormai che anche mio padre aveva abbandonato l’idea che io potessi presentarmi un’altra volta all’esame di Licenza Magistrale Inferiore…trovarono i meccanismi del mio giovane cervello il primo segno della mia scoperta: quando la mia circolazione interna sembrava quasi abbandonare il mio corpo e trovare un altro percorso, inventare alcuni giri al margine della mia testa, quasi fra la mia testa e la radice delle querce e degli olmi che erano alla fine della vigna, dopo i pali di quella vigna che io stesso avevo rinforzato: su quel greppo dove stavo sdraiato dopo che avevo mangiato a casa e dove mi sentivo meglio per conto mio, proprio perché avevo capito che lì giungeva una corrente come se da una grossa conduttura fosse stata sollevata una bocchetta. Guardavo i miei piedi e capivo che qualcuno li aveva fabbricati.
Una scomposizione dell’io generata dalla percezione del corpo che viene segmentato nelle singole parti.
Perennemente in conflitto con la società, Anteo viene abbandonato dal padre e ostracizzato dai compaesani; è accusato di maltrattamenti dalla moglie Massimina, che a sua volta si macchierà del più atroce dei delitti. Entra in conflitto con gli ambienti accademici della capitale dove fa di tutto per promuovere il suo progetto con donchisciottesca ostinazione. Infine viene accusato di vagabondaggio e molestie. Il suo trattato non ha alcun successo, esattamente come la proposta di costruire una società fondata sull’amicizia e sulla collaborazione tra simili. Una débâcle su tutta la linea che porta a un finale già scritto.
La prosa alterna piani e registri linguistici diversi: dalla trattatistica alla deposizione processuale, dalla fissità del pensiero ricorsivo al mood lirico descrittivo, quando si manifesta la nostalgia per la campagna e la civiltà dei centri urbani medievali e rinascimentali. L’adozione del punto di vista dell’escluso produce paradossalmente un effetto realistico in quanto coglie lo stravolgimento dei meccanismi sociali che schiacciano l’individuo. La macchina mondiale di Paolo Volponi è un romanzo di denuncia sociale che smonta la retorica dell’industrializzazione e l’utopia di una vita diversa con un dettato innovativo, ma poco accattivante.
La macchina mondiale
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Un libro perfetto per...
Agli amanti del romanzo industriale e dintorni.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La macchina mondiale


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