Il pianeta irritabile
- Autore: Paolo Volponi
- Genere: Fantascienza
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
Nell’anno 2293, in un mondo sconvolto da una catastrofe nucleare, quattro creature si cimentano in prove difficilissime per sopravvivere in una lotta all’ultimo sangue contro esseri umani, bestie, avversità climatiche. Forse le aspetta il leggendario regno dell’armonia, forse la terra promessa non esiste più. Una delle sfide più impegnative avviene contro ratti impazziti e piccioni carnivori. La brigata è composta da un babbuino, un elefante, un’oca e un nano evasi dal circo.
È questo il canovaccio del romanzo fantascientifico di Paolo Volponi dal titolo Il pianeta irritabile del 1978, proiettato in un futuro apocalittico dove la cifra simbolica, forse, pecca di un certo astrattismo. Irritabile perché a fronte degli interventi dell’uomo, la terra reagisce, si ribella, si impone all’essere umano in tutta la sua apocalittica irrazionalità. E sembra avere la meglio.
I modelli sono Giacomo Leopardi e Dante Alighieri, rispettivamente per la critica all’antropocentrismo e la dimensione allegorica e iniziatica del viaggio, che qui si sfilaccia in un errare caotico e sinistro nel segno di mors tua vita mea. Le immagini bibliche della resurrezione fungono da leitmotiv in vista di una rigenerazione laica, una sorta di rinascita.
Guida la spedizione la scimmia Epistola, diretta antecedente dell’uomo nella scala evolutiva. Poi c’è Roboamo l’elefante, l’unico a parlare e a storpiare terzine del Purgatorio e del Paradiso che conosce a memoria. A seguire la pennuta Plan Calcule – è un mago in matematica - sottomessa al capogruppo che la impiega in volo per battute di ricognizione. Infine il nano Mamerte, detto anche Zuppa, dal viso completamente sfigurato quando un tempo veniva sfruttato come fenomeno da baraccone, tanto che la sua bocca è definita buco. Al loro fianco compare un misterioso aiutante chiamato “Imitatore del canto di Tutti gli Uccelli”, che difende la memoria storica del mondo: perduta, smarrita o da rifondare? L’antagonista è un governatore altrettanto enigmatico tranne il nome di Moneta, in quanto uno degli obiettivi polemici di Paolo Volponi è il sistema capitalista.
La vicenda scandita in diciotto capitoli si svolge in uno scenario deformato, ostile alla vita. Piane desertiche, colline di cenere, terreni aridi e sassosi, fuochi, terremoti, esplosioni e pioggia battente e fango e ghiaccio e bagliori lisergici, in una dimensione che ha smarrito il senso del tempo e il tempo del senso. Gli oggetti inquietanti che abitano il paesaggio obbediscono a una grammatica surrealista che fa dell’onirismo visionario, del grottesco, del ripugnante i suoi punti di forza. Alcuni passi ricordano Tommaso Landolfi del Mar delle blatte.
Ecco l’arrivo di milioni di topi e pantegane:
Epistola si sporse e cominciò a sparare dentro quel viscido nastro. Il nano aspettò di vedere le zampe e tirò i suoi i colpi scaricando dietro tutti i brividi di ribrezzo. L’onda non si arrestò, ma deviò tanto che la sua frangia esterna declinò lungo la depressione e poi nella buca di Roboamo. Questo impazzì, menando e cadendo di qua e di là; pestando batteva quell’urlo immondo come una cucitrice elettrica. Ne scaraventava per aria interi merletti e gomitoli soltanto soffiando. I ratti che scappavano oltre, in piccoli gruppi, venivano colpiti sul cranio dal becco dell’oca abituata alla ribaditura delle piccole serie pungenti [...] Epistola ancora tutto esaltato non aveva iniziato a celebrare la vittoria che il cielo si riempì di stormi di piccioni, grossi quanto l’oca, che si buttarono giù a cibarsi dei resti di quel massacro. S’ingozzavano rapidamente, ancora più feroci sui ratti feriti, mentre i loro branchi si rinnovavano a folate sul pasto.
Il comportamento eccezionale dei piccioni che si gettano in picchiata su brandelli di topi dipende dalla natura impazzita per gli effetti delle ripetute esplosioni radioattive. Rappresentano il sovvertimento estremo del mondo zoomorfo, perché da animali affettuosi e positivi diventano immondi divoratori di cadaveri. Un’ultima osservazione. A differenza dei suoi compagni, il nano è l’unico a provare ribrezzo in questo frangente, mentre l’elefante, l’oca e la scimmia celebrano la vittoria lordi di sangue. Il nano è una figura ibrida, destinata all’animalizzazione, che in letteratura fa sempre rima con crisi. Parola di Apuleio e Kafka.
Il romanzo conta su una scrittura dalla violenza espressionista che ricorre alle lessico della produzione industriale, come prova per esempio la similitudine tra l’atto dell’elefante di schiacciare la marea di topi e una macchina automatica da cucire. Ma c’è di più, se leggiamo con attenzione, perché i brandelli di questi animali sembrano materia prima sottoposta alla lavorazione.
Il pianeta irritabile non è semplicemente un romanzo fantascientifico e fantastico. È un’invettiva politica rabbiosa, come ebbe a sottolineare lo stesso autore, contro logica del profitto e tecnologia che hanno avvelenato la comunione tra l’uomo e la natura.
Il pianeta irritabile
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Un libro perfetto per...
Agli amanti della letteratura fantastica e fantascientifica di denuncia sociale.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il pianeta irritabile


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