L’allegria, il pianto, la vita
- Autore: Eugenio Scalfari
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2015
Una delle caratteristiche salienti del libro L’allegria, il pianto, la vita di Eugenio Scalfari (Einaudi, 2015) risiede nella varietà delle tematiche affrontate, tra le quali non esiste un collegamento evidente. Racconti di vita vissuta (con riferimenti a episodi familiari e professionali, alle letture preferite e altro) si intrecciano a riflessioni su argomenti di carattere universale: l’amicizia, la musica, la letteratura, la religione, la politica, la guerra... solo per citarne alcuni.
Al termine della lettura, a lasciare il segno non è soltanto il contenuto dei singoli capitoli, ma lo spirito dell’opera nel suo insieme, efficacemente espresso dall’incipit:
C’è un momento nella vita in cui viene voglia di raccontare i propri pensieri, gli incontri, i desideri, le sofferenze, la gioia e la fatica del vivere, l’allegria, la tristezza.
Il suo, dichiara in apertura, è un diario "privo di accadimenti specifici": il fine è quello di osservare il fluire delle cose e trarne delle riflessioni. Ogni individuo, afferma Scalfari, ha dentro una “scintilla di caos” che lo spinge verso nuove esperienze, pensieri, emozioni; tutti noi plasmiamo di continuo il nostro vissuto e ne veniamo al contempo plasmati. La staticità e l’immutabilità non appartengono a questo mondo: né quello interiore, né quello che ci circonda. L’uomo è fatto per esplorare la realtà, e questa è in perenne divenire (la vita "ferve dentro e fuori"). L’orientamento al futuro e al cambiamento, tuttavia, non toglie valore al passato: questo "non è un cimitero", ma una preziosa fonte a cui attingere per comprendere meglio il presente e prepararsi per il domani.
Il diario, denso di contenuti (che, a seconda dei casi, fanno ragionare, apprendere, ricordare e immaginare), è una formula narrativa che pone lo scrittore in contatto diretto con chi legge. Nella maggioranza dei casi, i capitoli non superano le tre-quattro pagine, e questa scelta conferisce fluidità all’opera: lo spaziare da un argomento a un altro (senza forzature né vincoli di carattere cronologico o di altro tipo, ma lasciando andare il pensiero in libertà) produce l’effetto di incuriosire il lettore. A quest’ultimo viene aperta una "finestra" su temi talvolta complessi, senza però che la narrazione resti appesantita da pagine e pagine di dissertazioni di stampo accademico.
Oltre all’eterogeneità dei soggetti trattati, un’altra peculiarità del libro sta nel mescolare al suo interno diversi modi di sentire dell’autore: lo spirito critico e razionale con cui vengono esposti determinati argomenti lascia il posto, a tratti, a toni vibranti e appassionati, quando cita per esempio alcuni scrittori (Leopardi in primo luogo) e musicisti (per esempio Chopin) che lo hanno profondamente segnato sia a livello emotivo che intellettuale.
Il filo conduttore di questo diario è riconducibile al piacere dell’analisi, della scoperta, del ricordo, con gli occhi attenti e assetati di conoscenza del "bambino interiore" (più o meno nascosto) che, afferma Scalfari, tutti conserviamo dentro. La “fine del viaggio” non coincide, infatti, con la morte, ma con il "lento spegnersi della curiosità del futuro".
L'allegria, il pianto, la vita
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