- Autore: Matilde Serao
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Italiana
- ISBN: 9788817054850
Dissezionare il ventre di un corpo complesso come quello di Napoli richiede un’elevata capacità analitica unita alla temerarietà, qualità che si riscontrano tra le pagine di Il ventre di Napoli, reportage giornalistico pubblicato nel 1884 e divenuto poi un romanzo di stampo verista, ricordato oggi come un affresco brillante non solo della società di Napoli di fine Ottocento ma anche del disagio sociale che imperversava nell’Italia meridionale.
La scrittrice Matilde Serao, definita da Carducci come la più grande prosatrice d’Italia, grazie all’incremento delle sue attività giornalistiche ha l’occasione di scrutare l’ambiente napoletano in tutti i suoi aspetti e di lasciarsi così travolgere dal fascino delle tradizioni, degli usi e dei costumi di un popolo che, pur vivendo di stenti, non sceglie mai la resa.
I napoletani raccontati dalla Serao sono i lavoratori modesti dei quartieri, le donne operaie abbrutite dalle fatiche giornaliere e i bambini inquieti che gironzolano da una viuzza all’altra: gente severamente impegnata in una lotta incessante contro le avversità della natura, portatrice di un’epidemia di colera, e della realtà stessa, dove vige un disinteresse crescente da parte delle istituzioni. In questa città non c’è posto per i sogni: la decadenza delle strade, dei palazzi, degli edifici e delle abitazioni si diffonde in ogni angolo e spegne qualsiasi ambizione o possibilità di evasione sia fisica che spirituale. Ciononostante, c’è un principio di vitalità innato e incrollabile che anima gli abitanti di questa città e che ha dato origine a quella prolifica cultura popolare che oggi conosciamo e apprezziamo in tutte le sue forme, tra cui spiccano in modo rilevante le varie credenze, le superstizioni e i riti scaramantici.
L’immaginario napoletano si avvale altresì di personaggi simbolici che hanno forgiato il codice folkloristico napoletano come la figura del munaciello, il celebre San Gennaro o Pulcinella con la sua maschera: il romanzo in questione diventa così mezzo di analisi e di conoscenza dell’ambiente socioculturale di Napoli, di cui si mette in risalto quel singolare attaccamento viscerale che si nutre per il proprio codice di valori e di tradizioni.
Dalla lettura dell’opera emerge una voce affascinata e allo stesso tempo amareggiata per le condizioni della propria città, in particolare per i quartieri degradati che non vengono considerati da un potere incurante delle masse e dedito esclusivamente alla tutela del patrimonio artistico del paese, finalizzato a incrementare il turismo.
La composizione di quest’opera si fonda in larga misura sul parametro della veridicità e della riproduzione realistica; dunque il ventre voluminoso che la scrittrice analizza si sgretola di pagina in pagina, si scolorisce e si incupisce, mostrando così tutte le sue deformazioni, i suoi buchi e le sue spine, come i consueti tentativi di furti a via Marina, il viavai dei venditori ambulanti, lo sguardo attento degli scapestrati malintenzionati. La riuscita di un quadro così pittoresco ci consente di scendere in profondità nella natura cangiante e duale di una città ricca di arte e di una bellezza tormentosa e disperata, nella quale riecheggia il grido di un popolo prostrato che trova rifugio e speranza nella religiosità, l’unico appiglio in una realtà deleteria. La parola usata dalla scrittrice denota una compassione sentita per i suoi compaesani, costretti a sopportare la miseria dilagante e a convivere con un senso di emarginazione, fomentato dall’inettitudine di un governo che non interviene e non fornisce strumenti di sussistenza. Difatti, l’opera ha inizio con una richiesta rivolta ad Agostino Depretis e focalizza l’attenzione sulle condizioni precarie delle classi sociali medio-basse, mostrando sin da subito l’intenzione di scuotere le coscienze e di declamare un cambiamento.
L’opera presenta un lessico avanzato per ciò che concerne l’edilizia e l’urbanistica della città, ma a sua volta si serve di una scrittura incisiva che rappresenta con fedeltà il linguaggio napoletano e quelle espressioni popolari tipiche che richiamano la natura genuina delle famiglie dei quartieri, di cui la maternità e l’amore filiale diventano i valori cardini decantati all’interno del libro.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il ventre di Napoli
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