Il libro bianco
- Autore: Han Kang
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2025
Il libro bianco (Adelphi, 2025, trad. di Lia Iovenitti) è il libro più intimo e doloroso dell’autrice premio Nobel Han Kang, e non è un vero e proprio romanzo. L’autrice infatti non si concentra sulla narrazione di fatti, ma riporta una serie di sensazione e considerazioni legate al non-colore bianco, portate avanti attraverso brevi capitoli che hanno per titolo un qualcosa di bianco (ci sono diversi brani dedicati alla neve, la spuma del mare, il latte...). Tramite questo espediente, che mette insieme un collage di sensazioni, la scrittrice ci parla in primis dell’impermanenza della vita e poi - pensiero a essa collegato - della mancanza di appartenenza a un luogo.
Si percepisce un forte afflato buddhista nell’affrontare questi temi personali (ma al contempo universali): Han Kang si dichiara non credente ma dal testo si evince che sua madre invece era devota. Manca la trasfigurazione metaforica che si trova ne La vegetariana o in Non dico addio, avvicinandosi invece al dolore per i morti nei conflitti che il lettore trovava in Atti umani. Soffermandosi di fronte a un muro davanti al quale furono giustiziati dei partigiani, la scrittrice sposta le proprie considerazioni dal piano privato a quello generale e umano, in sensibile lato.
Bisogna specificare che in coreano esistono due termini che traducono la parola "bianco": huin, che indica un concetto filosofico di fusione tra vita e morte, e hayan, che indica semplicemente il bianco come aggettivo oggettivo. Il libro di Han Kang in originale si intitola Huin 흰, proprio a suggerire un senso di anemoia - malinconia per qualcosa che non si è mai vissuto.
Gli antefatti sono semplici: la scrittrice sud-coreana si trovava in una città dell’Est Europa che era stata completamente distrutta dai nazisti nei bombardamenti del 1944-45. Il luogo non viene mai nominato ma si intuisce che si tratta di Varsavia. Tra i palazzi ricostruiti, spicca un muro rimasto in piedi dai tempi della guerra: lì erano stati fucilati dei partigiani e la gente ancora adesso portava fiori e candele. Guardando queste offerte, Han Kang ripensa ai morti del colpo di stato coreano del 1980, che non vengono commemorati, e ai defunti della propria famiglia. Così riemerge la storia di una sorella nata prematura prima di lei e vissuta solo un’ora. Attraverso la descrizione e la riflessione su oggetti bianchi - che simboleggiano il lutto -, l’autrice vuole ridare una vita a questa sorella che non è mai stata al mondo e, grazie alla divisione del volume in macro-parti (Io / Lei / Io), è come se ci venisse suggerito una possibile reincarnazione della bambina nell’adulta Han Kang.
A parte queste considerazioni generali, non si può parlare di una trama, anche se si evincono alcuni fatti salienti: una madre fredda, un padre assente e poi un compagno latitante, che non viene mai nominato...
Il libro bianco
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