I turchi alle porte
- Autore: Massimo Trifirò
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
“Vien qua, fio”, parla veneziano la signora con l’abito azzurro trapuntato di stelline rosse e in testa un velo bianco, che Natalino incontra di buona mattina sul sagrato della chiesetta dei Santi Vito e Modesto, il 4 agosto 1716, giorno di San Domenico. Il quattordicenne non lo sa, ma sarà protagonista di un prodigio, ricordato tutt’oggi. Il narratore storico lombardo Massimo Trifirò ne ha tratto spunto per uno dei suoi lavori tra storia e letteratura, I turchi alle porte. 4 agosto 1716. L’assedio ottomano di Corfù e il miracolo dell’isola di Pellestrina (settembre 2025, 64 pagine, con illustrazioni in bianconero nel testo), quindicesimo titolo a sua firma per Nepturanus Editore, nella collana “Il nome della Prosa”.
Due isole sono unite da due eventi, una vittoria militare per le armi cristiane sugli Ottomani, a Kerkyra, nell’agosto 1716, e un’apparizione mariana a Pellestrina, nella laguna di Venezia, una lingua di terra lunga undici chilometri e larga in media appena un centinaio di metri, cinquecento dove più ampia.
Alla fine del 1714, Costantinopoli dichiara guerra al Doge, sconfessando la pace firmata a Carlowitz quindici anni prima, per porre fine all’ennesima parentesi di conflitti. L’obiettivo turco resta sempre colpire l’Occidente cristiano, in questo caso mandare una nuova numerosa flotta a minacciare Venezia. Ultimo baluardo per la Croce, a sbarramento dell’Adriatico, sono le isole Ionie, in particolare la fortificata Corfù (Kerkyra, in greco), che nell’estate 1716 resiste con coraggio e ostinazione all’assedio di forze ottomane enormemente superiori. Finché là si combatte, i Turchi non passeranno, ma sono davvero “alle porte”, lo pensa anche il giovanissimo Natalino Scarpa, già in movimento di mattina presto sulla sua Pellestrina. Deve raggiungere la parrocchia di Ognissanti, per unirsi al pievano, don Paolo Zennaro, e fargli da chierichetto nella visita a tre infermi che hanno chiesto la comunione. Ha quasi quindici anni, Trifirò lo descrive come un adolescente sveglio e attivo, per quanto molto riservato, quasi sempre in silenzio a farsi i fatti suoi, tanto che lo chiamano muto.
Sul lato destro della chiesa dei Santi, che è chiusa, una donna sembra aspettare qualcuno. Per lui è anziana, come tutti già a trent’anni. Spiccano le guance pallide e la testa è coperta da un “facciolo” bianco, come usano le donne di Chioggia, ma non porta ornamenti, orecchini, perle, anelli. “La gera schietta”, semplice, preciserà Natalino, però ansiosa di comunicare qualcosa. Fa cenno di avvicinarsi e gli dice:
Va’ dal piovan, dighe che faccia celebrar delle messe per le anime del Purgatorio, se volemo aver vittoria. E portime la risposta. E tel digo a ti perché ti xe degno.
Quasi a conferma di essere reale e non un sogno, gli sfiora il polso sinistro e lo trattiene per un momento, con affetto materno. Natalino ha compreso bene la richiesta di preghiere, ma cosa significa vittoria? Si riferisce alla guerra che i Veneziani stanno combattendo contro i Turchi? Comunque, esegue, laconicamente.
Il ragazzetto, silenzioso secondo la sua natura, riferisce al sacerdote... intanto, due donne si piegano sulla toppa della serratura chiusa della chiesetta e giurano di aver visto muoversi gli occhi dell’immagine della Madonna del Carmine che vi è custodita. Molte persone, che hanno sentito del fenomeno, si avvicinano all’uscio per tentare di vedere. E assicurano di avere visto. Riti e preghiere vengono recitati, anche dopo un’opportuna raccolta di denaro, per finanziare le “intenzioni”. Trascorrono le ore e lontano da Pellestrina, già il giorno successivo, 5 agosto, i Turchi subiscono una sconfitta sulla terraferma a Petervaradin, ma soprattutto la notte tra il 18 e il 19 agosto vengono colti di sorpresa a Corfù. È da luglio che cingono l’assedio con quasi cinquantamila uomini e si battono contro i soli seimila difensori, guidati dal feldmaresciallo tedesco Johann Matthias von der Schulenburg, su incarico della Serenissima. Dopo sei ore di combattimento senza tregua, questi ha l’intuizione decisiva di un colpo di mano imprevedibile. Esce di nascosto dalle mura, alle spalle dei nemici, travolgendoli con la carica di ottocento tra i migliori combattenti armati di picche. Sorpresi, i Turchi rompono la formazione di battaglia, fuggendo in disordine verso la costa, a cercare rifugio sulle navi. A quel punto, un’improvvisa tempesta marina solleva onde gigantesche contro i legni della Sublime Porta alla fonda. Anche la flotta veneziana subisce danni, molto minori però. Probabilmente, gli “invasori” si sarebbero ripresi dalla disfatta non risolutiva seguita alla sortita dei picchieri veneziani, ma sono stati annichiliti e dispersi dalla violenza della natura.
Umiliata dall’intraprendenza degli uomini della Serenissima e dei loro alleati (Spagna, Papato, Cavalieri di Malta), ma soprattutto devastata dalla potenza delle onde del Mediterraneo, l’armata avversaria si ritira. L’assedio è finito. “Un intervento divino”, è persuaso Schulenburg. Sì, ma l’origine dell’aiuto risale a un’isola lontana, nella laguna veneta, in fondo all’Adriatico. Tempo dopo, gli Ottomani diranno di aver dovuto abbandonare Corfù, perché “vi regnavano dei ostili”.
Tutto questo, il sacro del miracolo e il profano della guerra, è raccontato ampiamente da Trifirò, con l’abituale maestria, sulla base di documenti e atti. Qualche esemplare saliente è proposto in appendice al breve volume. Sul luogo dell’incontro con la signora, a Pellestrina, si dette presto inizio alla costruzione del Santuario della Madonna dell’Apparizione, in segno di riconoscenza per lo scampato pericolo turco.
I turchi alle porte. 4 agosto 1716. L'assedio ottomano di Corfù e il miracolo dell'isola di Pellestrina
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