- Autori: Rosi Braidotti , Giorgia Serughetti - Jennifer Guerra
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Rizzoli
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788817198752
Nell’introduzione del libro Giù le mani dal femminismo (Rizzoli, 2026) è affermato: prima che si intitolasse così, Le tre ghinee di Virginia Woolf aveva un altro titolo, Sull’essere disprezzate (On being despised). Woolf aveva avuto l’idea di scrivere il testo dopo che l’amico e scrittore E.M. Forster le aveva annunciato il suo proposito di non ammettere alcuna donna al London Library Commitee di cui era un membro influente. Ma l’avanzare del fascismo in Europa la convinse a cambiare argomento; da saggio sull’assenza delle donne nella cultura, il libro si trasformò in un pamphlet contro la guerra.
Rosi Braidotti, Jennifer Guerra e Giorgia Serughetti, le tre autrici che hanno pensato e scritto insieme questo libro, ci tengono ad affermare che il femminismo può essere tante cose, ma sentono il bisogno di ribadire che non pùò essere qualsiasi cosa. Il significato del femminismo - sostengono - si realizza solo nel riconoscimento della sua genealogia, che si è sviluppata nella tradizione antifascista, progressista, laica, democratica e antiautoritaria. Pertanto propongono tre argomentazioni contro tre indebite appropriazioni del femminismo, tre distorsioni di questa genealogia.
Le nostre tre ghinee, da devolvere ad una causa lunga cent’anni.
Il primo capitolo, scritto da Giorgia Serughetti, ricostruisce in prospettiva storica e teorica il crescente protagonismo femminile nella destra conservatrice e radicale, mostrando come la reazione antifemminista possa convivere con un’appropriazione selettiva di temi e linguaggi femministi. La tesi sostenuta dalla Serughetti è che non esiste "un femminismo di destra": si tratta piuttosto di femminilizzazione della destra, che promette protezione alle paure delle donne, spostando il conflitto "fuori" (dalla casa, dai confini) e depotenziando l’istanza traformativa del femminismo.
Il secondo capitolo, scritto da Jennifer Guerra, si occupa della neutralizzazione del femminismo da parte del capitalismo. Negli ultimi anni, il femminismo ha infatti vissuto un periodo di popolarità e diffusione nel dibattito pubblico e nei mass media, dalla cultura pop ai social. Da un lato il movimento è riuscito ad arrivare a una platea di persone, mai raggiunta prima, ma dall’altro si è cercato di svuotarlo della sua complessità e ricchezza, adeguandolo alle ragioni del libero mercato e del neoliberalismo.
Il terzo capitolo, scritto da Rosi Braidotti, mostra come il patriarcato sia capace di reinventarsi. L’antifemminismo funziona oggi come collante strategico della "destra di destra": femministe e persone LGBTQ+ sono così utilizzate come capri espiatori della "crisi dell’Occidente", legando odio di genere a razzismo, paua della "sostituzione etnica" e guerra culturale. In questo quadro, si accresce il bisogno di un femminismo alleato delle lotte LGBTQ+ e capace di immaginare alternative democratiche e solidali.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Giù le mani dal femminismo
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