Fazzoletti e cinema. La vera storia del lacrima movie italiano
- Autore: Gordiano Lupi
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Sin dal primo rigo del suo Fazzoletti e cinema. La vera storia del lacrima movie italiano (Sensoinverso Edizioni, 2025), lo storico del cinema (bis?) Gordiano Lupi categorizza il Lacrima movie senza infingimenti paludati, venendo dritto al sodo, come da sua abitudine pubblicistica:
Non tutto quello che è patetico e lacrimoso è lacrima movie. Questa è la prima certezza [...] Il lacrima movie per eccellenza, il film tipo, vede come conseguenza di una storia drammatica la morte di un bambino [...] ma consideriamo – per estensione – lacrima movie anche i film dove muore una ragazza dopo lunga malattia.
A seguire una categorica "teologia negativa" che viene a caratterizzare il genere in accezione pura: benché contiguo a esso, il lacrima movie non è un melodramma; e “non sono lacrima movie i Merola movie e i Nino D’Angelo movie…”.
Al netto della patina formale, che Lupi riconosce a buon diritto come “ineccepibile”, e della serialità tipica dei filoni cinematografici - la vita non è una caramella, le coppie scoppiano, sfiga e malattia sono dietro l’angolo - il lacrima movie rintraccia infatti il proprio topos emotivo nella morte del protagonista bambino della pellicola. Ancora Lupi:
Non di rado i bambini muoiono al circo davanti a un pagliaccio o in un Luna Park a bordo di una giostra, tra le braccia di un genitore.
Era a questo punto che persino i cuori più temprati si scioglievano: nei cinema italiani si piangeva a dirotto, ricorrendo ai fazzoletti, che allora erano di stoffa.
Prescindedo dalle stroncature della critica settaria (nel saggio citate con arguta dovizia), nell’Italia luci-ombre degli anni Settanta va riconosciuto al genere strappalacrime il ruolo compensativo (è solo un film, soltanto un film) delle inquietudini sociali esacerbate invece dal genere poliziottesco. In altre parole: la visione dei lacrima movie, proprio in quanto genere lacrimevole, rappresentava un atto esorcistico dei drammi quotidiani dell’epoca.
Per quello che può valere sappiate che ho sviluppato un rapporto proustiano con alcuni lacrima movie, subiti a quel tempo nel cinema parrocchiale della mia città (volete mettere l’appeal degli squali e dei Sandokan alla riscossa?) Tra le nebbie della memoria che svapora, ricordo di aver visto sicuramente L’ultima neve di primavera, Dedicato a una stella, quasi sicuramente Eutanasia di un amore. Forse anche il lacrima movie “atipico” Anonimo Veneziano. Stop frame, ritorno a Lupi. Per chi ne sconoscesse le articolate imprese culturali, due meriti si impongono all’interno della sua vocazione saggistica: l’approccio anti-pregiudiziale con cui si misura con retroscena, film, personaggi, regie, di solito invisi da critici “austeri, militanti severi” (Guccini). Proprio questa ampiezza di vedute fa sì che molti dei suoi testi (fra gli ultimi, il volumone dedicato a Franchi e Ingrassia, e quello su Nino D’angelo) consentano al lettore sgombro da paturnie radical-chic, di contribuire a un sapere cinematografico alternativo a sentieri critici già battuti. Nel corso del tempo (e di tempo ne è corso un bel po’) l’idea che ho maturato di Gordiano Lupi è quella di un intellettuale-scrittore-saggista-editore libertario in declinazione autentica. Resistenziale e recidiva. In un mondo culturale di contro irreggimentato (specchio del pianeta) non mi sembrano queste risorse da poco.
La nuova edizione di Fazzoletti e cinema. La vera storia del lacrima movie italiano comprova quanto sopra: una corposa carrellata di titoli, filmaker made in Italy, analisi, cadute libere, storie che hanno commosso almeno un paio di generazione di italiani (oltre ai già citati L’ultima neve di primavera e Dedicato a una stella, mi piace ricordare i lacrima movie modugnani tratti da canzoni, Piange…il telefono e Il maestro di violino; e lo Zeffirelli melodrammatico di The Champ-Il campione).
Pure se avulsi dalla cerebralità con puzza sotto il naso, le disamine di Lupi risultano puntualissime, e anche nella fattispecie non trascurano precursori del genere in oggetto (Incompreso, Cuore) ed eco americane (L’albero di Natale, Love story). A conferma dell’approccio poco convenzione con cui si esprime l’autore, il volume finisce con l’appendice che proprio non ti aspetti: una quindicina di pagine dedicate a “Nanni Moretti e il cinema del dolore” (La stanza del figlio, Caos calmo, Mia madre), di solito terreno fertile della critica di stazza e rigore partigiano.
Un terzo della mia libreria cinematografica consta dei saggi firmati da Gordiano Lupi: Fazzoletti e cinema non sfigurerà di certo accanto ai miei titoli di riferimento.
Fazzoletti e cinema. La vera storia del lacrima movie italiano. Nuova ediz.
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Fazzoletti e cinema. La vera storia del lacrima movie italiano


Lascia il tuo commento