Il tempo vola, sono dieci anni che è morto Ettore Scola. Un altro artefice in meno della stagione aurea della commedia italiana. Che poi a guardar bene, nel caso di Scola, tanto commedia non era. Nel senso che era piuttosto una commedia ibrida: il computo antropologico di tic, goffaggini, piccole-grandi vigliaccherie dei vecchi e nuovi mostri di una nazione già in panne, a un soffio dalla sorda disperazione che li sottende entrambi. I mostri e la nazione, intendo dire. In un articolo che ne riassume la filmografia, il Centro Sperimentale di Cinematografia ricorda il regista come “un umanista nel cinema italiano”, e non si sbaglia. Attraverso storie, caratteri, maschere esemplari di un Novecento narrato in parallelo e in controluce, le ambivalenze ontologiche dell’essere umano sono state, per Scola, la prerogativa portante. I suoi anti-eroi risultano emblematizzati spesso alla luce di una gramsciana medesimezza, che le rende figure in fondo accomunabili nei pregi e nei difetti. Ciascuno a suo modo e a seconda dei casi, abitati da spacconaggine, fragilità, illusione/disillusione, opportunismo, codardia. Riflesso di vite come tutte le vite. Attraversate cioè da luci e ombre, traguardi e fallimenti. Sia che appartengano alle classi popolari, sia che alla media o alta borghesia intellettuale, i personaggi scoliani sono comunque coinvolti nella micro e macro storia che incide sui sentimenti. Lo sguardo cinematografico scoliano risulta quindi uno sguardo sapientemente fratto, in equilibrio tra ironia, malinconia e impegno civile. E anche la comicità - nelle pellicole in cui essa si evidenzia in maniera scoperta - non è mai fine a se stessa, quanto invece funzionale all’emersione narrativa di conformismi, abiure, ipocrisie e quant’altro, ma senza per questo derogare dal focus umanista che impedisce la reificazione dei personaggi in sterili macchiette. Ed è questo il punto di forza dei film di Ettore Scola: la capacità di far convivere al contempo il sorriso e lo spleen, tratteggi portanti del suo sguardo lucido e coinvolto sulla società e l’essere umano.
Da poco uscito per l’ottima Cineteca di Caino delle Edizioni il Foglio, Il futuro è già passato. Ettore Scola, dalla penna alla macchina da presa (Gordiano Lupi e Domenico Palattella, 2026) approfondisce la traiettoria espressiva del regista, evidenziandone tanto la trasversalità (prima ancora che regista, Ettore Scola è stato anche vignettista satirico e sceneggiatore di capolavori, fra i quali Il sorpasso di Risi) quanto il tratto personale.
Scola ha saputo declinare la lezione della commedia all’italiana in un umanesimo profondo, capace di fondere il dramma collettivo di una nazione con le piccole, intime miserie della quotidianità. Considerato un maestro della commedia all’italiana, in realtà ha creato un suo stile che era totalmente diverso da quello amaro di Risi, Comencini o Monicelli o da quello tragico di autori come Petri [...] Lui si è allontanato presto da tutto questo, prediligendo un’anima più agra, dove la risata si rovescia nel ghigno, il disincanto nello sberleffo, e la visione in una riflessione coscienziosa dei difetti nazionali.
Il saggio è bipartito. Tutto Scola film per film (pp.13-157), curato da Gordiano Lupi, raccoglie schede e recensioni della filmografia completa del regista; gli Approfondimenti (pp. 159-250) sono invece pertinenza di Domenico Palattela. Un saggio corposo dunque, che rintraccia i suoi pregi principali nell’esaustività informativa come nella puntualità delle analisi. Ciò che si dovrebbe sempre pretendere da un saggio che si misuri con le vaste stazioni autoriali di un regista come Ettore Scola. In grado di veicolare alla storia, amarognoli “affreschi generazionali” (C’eravamo tanto amati, La terrazza, La famiglia), come commedie intimiste fin quasi a sfiorare il drammatico (Una giornata particolare), e autentiche incursioni militanti (Trevico-Torino: viaggio nel Fiat-Nam, Mario, Maria e Mario) mantenendo intatta l’impronta d’autore e l’adesione al tessuto narrativo della realtà.
Libro imperdibile, per un sacco di buone ragioni. Prima fra tutte quella che Il futuro è già passato interseca giocoforza film e ricordi di un cinema italiano che oggi purtroppo non esiste più.
- Autori: Gordiano Lupi e Domenico Palattella
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il futuro è già passato. Ettore Scola, dalla penna alla macchina da presa
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