Contro la società dell’angoscia. Speranza e rivoluzione
- Autore: Byung-Chul Han
- Genere: Filosofia e Sociologia
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2025
Nonostante i tanti libri scritti, quello che ammiriamo in Byung-Chul Han è la capacità di interpretare il presente e il suo studio dei testi dei filosofi europei, che conosce a menadito. Alcuni lo prendono in giro, perché sembra un filosofo da salotto, in realtà ci mette in guardia verso tutti i malesseri che circondano gli individui. Dopo l’analisi della stanchezza, nel saggio dal titolo Contro la società dell’angoscia. Speranza e rivoluzione (Einaudi, 2025, trad. di Armando Canzonieri), Byung-Chul Han trova nella parola speranza il motivo per continuare a vivere e non sopravvivere tra paure e rimpianti.
Il suo monito parte dalla consapevolezza che solo la speranza è innervata in un futuro che resta aperto a ogni avvenimento futuro. Lui prende il caso della psicoanalisi di Freud. Ebbene, il paziente e il parlare dei sogni fatti e di azioni che sono state fatte a suo danno in passato non porta a nessun divenire nel mondo della speranza. La persona che intraprende l’analisi non può trovare vero sollievo, perché è rimasta bloccata nel passato e non si concede una visione del mondo nel futuro.
Ma tornando al presente e non ai pazienti di Freud, il filosofo scrive:
Anche il cosiddetto hate speech o le shit storm, che evidentemente alimentano questo stato d’animo, sono un impedimento alla libera manifestazione dei pensieri. Oggi proviamo persino angoscia per l’attività di pensare.
Byung-Chul Han ci dice che per paura degli altri ci chiudiamo nel nostro bozzolo, ma stiamo sperimentando un nuovo conformismo: quello di stare solo con poche persone di famiglia. Stiamo dimenticando "l’Altro", inteso come paradigma di vita in comunità. Per parlare non solo di cose da comprare, come consumatori, ma di politica, di idee. Se i cittadini del nostro paese, ma di tutti i paesi occidentali, vanno sempre meno a votare i loro politici è perché non ci interessa più avere la speranza di un prossimo futuro, che le cose vadano meglio. Il contatto con gli altri avviene con internet, ma non c’è cosa peggiore di pensare che la vita comunitaria sia quella.
Poi sfoggia e paragona il suo amore per la parola "speranza" coi grandi intellettuali e filosofi del Novecento, da Hannah Arendt a Heidegger fino a Camus.
La sensazione è che Byung-Chul Han a volte si ripete, perché ha scritto moltissimo e a volte ritorna sui suoi "cavalli di battaglia", soprattutto il concetto di comunità e le azioni in comune che portano alla speranza di un cambiamento. Ma il suo modo di scrivere e la sua lucidità lo rendono appetibile ai lettori forti, che sanno qualcosa di filosofia, anche se i suoi saggi sono all’insegna della leggibilità.
Contro la società dell'angoscia. Speranza e rivoluzione
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