- Autore: Agostino Alberti
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2022
- ISBN: 9788875655600
Tante vite sacrificate, per niente o quasi. Quello dell’aviazione fascista di Salò è stato uno sforzo ininfluente nei cieli, negli ultimi venti mesi di guerra 1943-45. Soltanto coraggioso, perché i piloti mettevano in gioco la vita, ma con un solo mercantile danneggiato e 45 vittorie aeree confermate, l’impatto contro i grandi numeri messi in volo ogni giorno dagli Alleati va considerato pressoché “nullo”. Questa la sintesi di un esperto di assoluto rispetto, Agostino Alberti, in un breve volume della casa editrice specializzata IBN: Aeronautica Nazionale Repubblicana. Fine di un «mito»? (maggio 2022, 116 pp.). Tante le immagini e schede in bianconero, nelle pagine di carta patinata, secondo l’eccellente cliché della collana “Aviolibri Dossier” dell’Istituto Bibliografico Napoleone e in genere di tutte le pubblicazioni dell’attivo marchio romano.
L’autore è una vecchia conoscenza degli appassionati (mi consento la confidenza, visti i suoi tanti lavori recensiti), per la qualità e quantità di testi di storia dell’aviazione firmati da solo o con altri, spesso del suo gruppo di ricerche sul campo Air Crash Po Airfinders, impegnato nel ritrovamento di velivoli (e spesso dei resti degli aviatori), caduti nella Seconda Guerra mondiale nel territorio padano. È soncinese (Cremona), classe 1969, laureato in pedagogia a Parma, insegna nell’I.C. di Soncino.
L’aviazione mussoliniana, rimasta al fianco dei tedeschi dopo l’8 settembre 1943, ha goduto nel dopoguerra di una una pubblicistica encomiastica, tutta elogi e celebrazioni, al contrario della Marina Repubblicana coeva, sulla quale si è abbattuta invece la damnatio memoriae per la sanguinosa attività di repressione antipartigiana delle unità terrestri della Decima MAS, al comando di Junio Valerio Borghese. Tanto eccesso di stima risulta ingiustificato alla luce dei dati ufficiali elaborati in questi capitoli. L’autore ricolloca meriti e risultati nel posto più consono all’interno del conflitto. Deluderà gli agiografi, ma sembra un verdetto oggettivo il suo, sul contributo bellico offerto da chi è rimasto fedele all’alleato nazista e si è comunque battuto, ma dalla parte sbagliata del fronte e della storia.
Non è interesse di Alberti giudicare scelte o posizioni politiche individuali. Ha inteso esclusivamente misurare il peso specifico reale, analizzare l’operato dei reparti dell’ANR sotto l’aspetto “squisitamente militare”. L’analisi fredda di dati ed esiti, accessibili negli archivi storici finalmente aperti, definisce un quadro molto divergente da quello consolidato intorno alla memorialistica e alle testimonianze dei reduci, fatto proprio per decenni dalla storiografia ufficiale. È il caso di dire che i risultati raccontano un’altra storia. Durante il conflitto, il Gruppo Autonomo Aerosiluranti ha rivendicato l’affondamento di decine di navi nemiche, per migliaia di tonnellate, tra la fine del 1943 e l’aprile 1945, notizie acquisite acriticamente anche in pubblicazioni recenti, senza una seria analisi delle missioni. Sta di fatto che, invece, il solo risultato concreto conseguito vide il danneggiamento di un trasporto di 7.500 tonnellate, a fronte della perdita in combattimento di 19 velivoli, con la quasi totalità degli equipaggi. Passando all’attività dei monomotori, più intensa e incisiva, perfino opere in lingua inglese hanno preso per buona l’autoattribuzione di 227 vittorie confermate e 97 probabili ai due Gruppi Caccia. Tuttavia, atti ufficiali dei reparti alleati documentano solo 30 planes shot down fra gennaio e agosto 1944, perciò altrettanti successi per i piloti dell’ANR, contro 53 perdite in combattimento; poi, 8 velivoli abbattuti (costati 8 italiani) a ottobre-dicembre e 7, ma 31 caduti, da gennaio ad aprile del 1945.
Quindi, 45 vittorie contro 93 propri perduti. Il computo totale per i cacciatori repubblicani è lontano da quello “tramandato dalla vulgata tradizionale”. In più, alcuni bombardieri e caccia alleati erano stati mandati giù da piloti tedeschi nei feroci combattimenti dei primi quattro mesi del 1944.
Va detto che per tutte le aviazioni del mondo è sempre stato molto difficile stabilire gli aerei effettivamente abbattuti, in qualsiasi conflitto. Alberti ricorda le 120 vittorie rivendicate dai piloti americani di P-47 ai danni del caccia giapponese Nakajima Oscar in Nuova Guinea, nel ’43-’44, ma i nipponici persero appena 19 aerei di quel tipo in zona. A loro volta, i piloti dell’Esercito del Sol Levante si attribuirono 60 abbattimenti di Thunderbolt, avendone distrutti in realtà 10.
In generale, tra gennaio e giugno 1944 le incursioni aeree sull’Italia occupata dai tedeschi non vennero contrastate da caccia dell’ANR. Solo la Luftwaffe entrò in azione per arginare le ondate di bombardieri e cacciabombardieri alleati, dissanguandosi con perdite sproporzionate rispetto ai successi, che pure non mancarono. La situazione divenne ancora più drammatica con il ritiro dall’Italia delle ultime unità della Jagdwaffe, nel settembre 1944. La difesa del Nord venne lasciata ai due Gruppi Caccia ANR, isolati contro le imponenti forze nemiche. Molti rapporti ufficiali alleati descrivono come “almost inexistent, negligible”, quasi inesistente, trascurabile, l’opposizione aerea incontrata nei cieli settentrionali alla fine del 1944. È anche vero che i piloti italiani combattevano in schiacciante inferiorità numerica, di addestramento, qualità degli aerei, carburante, intelligence e in cieli dominati dall’avversario. “In quelle condizioni, non era oggettivamente possibile fare di più”.
Di fronte alla cruda realtà dei dati, Alberti osserva che perfino “un lettore ideologicamente prevenuto" non può che ammirare quei piloti.
In un contesto storico che non aiutava a prendere decisioni ponderate, presero quella che si rivelò la strada sbagliata, col senno di poi. Pagarono un prezzo altissimo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Aeronautica Nazionale Repubblicana. Fine di un «mito»?
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