- Autore: Honoré De Balzac
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2026
Honoré de Balzac è stato lo scrittore francese più importante nella prima metà dell’Ottocento. La Commedia umana è un’opera dove confluiscono tante trame, i racconti e gli altri scritti si rifanno sempre al suo immenso libro. In questo caso parliamo di Adieu (Il ramo e la foglia, 2026, traduzione di Mariolina Bertini, con francese a fronte e il saggio introduttivo di Alessandra Ginzburg).
Due uomini che sono presi da una battuta di caccia sono così legati da dire una bugia bella e buona, ovvero che sono stati compagni di scuola. Il problema è che uno ha quarantadue anni e l’altro trenta. Philippe è un uomo che non riesce a scordare il passato e il suo amore per Madame de Vandières, costretta a sposarsi con un generale molto più grande di lei. La Vandières era una perfetta padrona di casa, ha avuto delle avventure per dimenticare Philippe, mentre l’aristocratico D’Albon, non avendo passioni da far rivivere, si dedica alla caccia e resta un personaggio minore. Philippe si ricorda di quando salvò la Vandières e il marito in là con gli anni, nel momento in cui Napoleone decise di annettere la Russia al suo impero, non tenendo conto di quanto fossero organizzati i russi che non soffrivano il freddo come i francesi. La ritirata dalla Russia fu una carneficina, e lui ricorda benissimo il bel volto di Stéphanie e il suo adieu. D’Albon piuttosto cerca un posto dove mangiare. Mentre cercano un posto dove mangiare si imbattono in un palazzo fatiscente, in cui vivono due donne che si atteggiano come animali. Una è il suo amore di sempre. Della Stéphanie di un tempo, grande donna dei ricevimenti parigini che conosce da quando erano piccoli, non è rimasto niente. Fa strani versi incomprensibili. Il dottore che l’ha in cura parla di stress emotivo, di un amore che è cessato e la donna non ha saputo metabolizzarlo.
La Ginzburg, studiando il racconto, capisce che la parte in cui si scrive di vita militare trova lettori bene accetti. Molto meno la parte amorosa, con la Vandières uscita di senno, che butta all’aria nell’ospedale qualsiasi cosa. Ma si calma al cospetto di Philippe. Qualche sinapsi funzionante le ricorda che è l’uomo della sua vita, mentre il matrimonio fu un castigo di Dio. Si appalesa anche il personaggio dello psichiatra. Le cure ai tempi erano ben poche, c’era l’elettroshock che forse la donna non ha ancora sperimentato e la cura del sonno, ma tutto fa supporre che la sua dimensione animalesca ha preso il sopravvento. Ma tornando ai ricordi, la Ginzburg scrive:
La seconda parte inizia con una brusca virata temporale, un vero e proprio flashback: ci troviamo nel 1812, in piena ritirata dell’esercito napoleonico. Il racconto è stato fatto al medico Fanjat dal granatiere, che aveva seguito le fasi principali della tragedia personale di Philippe e Stéphanie, un racconto nel racconto.
In realtà noi lettori nemmeno ci ricordiamo del diverso stile della vicenda, col narratore scomparso e il racconto del granatiere. Siamo presi da questo amore impossibile, mentre il tempo scorre. Balzac e Proust hanno poco in comune tranne che il tempo, che diventa futuro, ma perlopiù si avvita al passato. Un addio ai sogni d’amore e di una famiglia. I due giovani sono cristallizzati in un eterno presente.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Adieu
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