Nel 1836 Honoré de Balzac ripara a Torino. Esattamente 190 anni fa, arriva nella capitale sabauda in pompa magna, come è suo stile. Non come un esiliato costretto alla fuga dai debiti: a Parigi i creditori non gli lasciano tregua. La sua casa ha un’uscita secondaria utile per sfuggire alle pretese troppo insistenti. Ma neppure quella basta a dargli fiato. Non più.
Figlio di una famiglia borghese, descrive la società francese con impareggiabile verosimiglianza perché ne fa parte. Ed è apprezzato, i suoi libri vendono; ma spende tanto. Troppo. Il Piemonte e Torino, allora sottovalutati come meta turistica, devono sembrargli la destinazione giusta: non troppo lontano dalla sua amata Francia, eppure abbastanza defilati per garantirgli una pausa dalle preoccupazioni.
Grazie ai salotti letterari, la buona nobiltà, le ottime frequentazioni, Torino è il posto adatto per ricevere il giusto apprezzamento che il suo talento merita.
Oggi, alle porte del Salone del Libro edizione 2026, vale la pena ricordare questo legame letterario, uno dei tanti della città piemontese che, dettato da necessità, diventa presto ricordo piacevole per entrambe le parti.
Balzac a Torino, tra scandali e pettegolezzi
È agosto. Balzac approda in piazza Castello. A scegliere la destinazione è stata una delle sue amanti, la contessa Visconti Guidoboni: forse la più celebre, di certo una delle più generose. La signora comprende che lo scrittore necessita di un cambio d’aria. Lui, in genere noto per la sua facilità di scrittura, non trova più l’ispirazione.
Il Piemonte è la scelta giusta: la contessa gli fornisce ampi fondi per organizzare viaggio e permanenza. E l’incarico, più di facciata che altro, di curare certi interessi del marito. A Torino Balzac non passa inosservato. Non sceglie una pensione di second’ordine, ma soggiorna al Grand Hotel Europa, in piazza Castello, di fronte a Palazzo Madama e a Palazzo Reale. Non viaggia solo. Lo accompagna un servitore: “Marcel, il mio segretario” lo presenta lui. Ma non inganna nessuno. Il giovane bruno, in abiti maschili, è l’ultima conquista: Caroline Marbouty, moglie annoiata di un alto magistrato di Limoges. La nobiltà sabauda, desiderosa di novità e pettegolezzi, li invita nei salotti, ai ricevimenti. Vuole sapere le ultime novità, letterarie e non. Si comporta nei confronti di Balzac un po’ come si farebbe oggi con una stella del cinema o con un personaggio famoso, con un misto di curiosità ed attrazione. Ed è strano pensare che tanto interesse sia dedicato a un intellettuale, uno scrittore per giunta. Honoré de Balzac, poi, stando ai ritratti circolanti è un uomo sanguigno, rubicondo, estroverso.
Honoré de Balzac, piemontese “pour un moment”
È stato anche a Rivalta, a 15 chilometri da Torino, ospite del castello degli Orsini. Il padrone di casa, un conte, lo accoglie: lui scrive tra le mura medievali del borgo alle porte del capoluogo piemontese il Cheval de Saint Martin, in omaggio alla consorte del suo ospite, Polissena di Benevello.
Dice di essersi sentito piemontese “pour un moment”. Un attimo, appunto. Poi il gioco rischia di essere svelato. E lo scandalo di travolgere lui e la sua accompagnatrice. Così il 12 del mese lascia Torino alla volta di Milano.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Piemontese “pour un moment”: il soggiorno di Balzac a Torino
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