Mappa immaginaria di Atlantide dal Mundus Subterraneus di Athanasius Kircher, pubblicato ad Amsterdam nel 1665 - Pubblico dominio
Il mito di Atlantide, la leggendaria città perduta descritta per la prima volta da Platone, ha affascinato filosofi, scrittori, fumettisti e cineasti dagli albori della civiltà occidentale fino ai nostri giorni.
È una storia contornata da un alone di mistero, quella di Atlantide: il suo mito ha suscitato ipotesi eccentriche e suggestioni variegate, e pone ancora oggi domande destinate a rimanere prive di risposte definitive a discipline diverse: non solo la filosofia e la letteratura ma anche l’archeologia, la paleontologia a la geografia.
Atlantide è anche una città ideale che sprofonda misteriosamente nel mare e fa perdere ogni traccia di sé: è un enigma la sua fine e la sua civiltà tradisce i connotati di un’utopia che ha prodotto vasta eco nell’immaginario occidentale.
Il mito di Atlantide in Platone e negli antichi
Anche se già Erodoto, nelle Storie, parla degli Atlanti, come di un popolo che non sognava e che viveva su un monte immerso tra le nuvole, è Platone l’autore che ha reso celebre Atlantide narrandone per primo il mito nel Timeo e, poi, riprendendolo nel Crizia. Nel primo dei due dialoghi che filosofo scrisse nell’ultima parte della sua vita Timeo dibatte con Ermocrate e Crizia sulla città ideale, un tema già affrontato nella Repubblica. È il personaggio di Crizia, riportando un racconto che il nonno avrebbe udito da Solone, a descrivere una leggendaria civiltà che circa 9000 anni prima (Platone visse tra il 427 e il 347 a.C.) fioriva su un’isola collocata al di là delle colonne d’Ercole, ovvero oltre lo stretto di Gibilterra.
Atlantide sarebbe stata creata da Poseidone, che su quell’isola si innamorò di Clito e volle per la città una fisionomia tanto riconoscibile quanto perfetta: la divise in cerchi concentrici, alternando le terre, popolate anche da elefanti, all’acqua. Il dio dei mari pose il primo dei dieci figli avuti con la donna, Atlante, a capo del territorio centrale, dove si trovava anche la casa materna. Agli altri figli, subordinati al primo, affidò le regioni e i regni più periferici. Tutta la popolazione, forte e vigorosa, venerava Poseidone e rispettava le leggi che egli aveva imposto, ma brillò anche per le capacità tecniche e per la costruzione di mirabili opere pubbliche e abitò un regno virtuoso e governato saggiamente.
Le generazioni successive però non mostrarono lo stesso buon governo, si mescolarono alla stirpe umana, debole e assetata di potere, e impegnarono immense ricchezze e un potente esercito nell’impresa di sottomettere le popolazioni del Mediterraneo e dell’Asia. Fu allora che, mentre l’esercito ateniese arginava l’espansionismo degli atlantidei impedendogli di oltrepassare le colonne d’Ercole,
“dopo un violento terremoto o diluvio eccezionale,
in un giorno e una notte terribili, tutta la (...) classe guerriera sprofondò sottoterra
e l’isola di Atlantide scomparve nello stesso modo, inabissandosi”.
Al di là di tanta prosperità e di tanto ingegno il racconto mitico di Platone, quindi, ha un esito infausto e anche l’insegnamento che il filosofo ne trae è di segno negativo. Platone cita questo mito per dar conto della sua visione del tempo e delle azioni che gli uomini vi compiono, come molti antichi che credevano a una leggendaria età dell’oro dalla quale il mondo si sarebbe progressivamente allontanato, anche il nostro filosofo crede che la storia sia lo scenario dove si consuma un regresso e non un progresso, non si avanza, si va dal meglio al peggio, proprio a causa dell’arroganza e delle debolezze del genere umano.
In età antica, poi, Aristotele, bollando la narrazione dal maestro come un’invenzione e una leggenda, gettò in mito di Atlantide in un lungo dimenticatoio che durò per tutto il Medioevo; da quanto riporta Strabone lo Stagirita avrebbe, infatti, affermato a proposito di Atlantide che:
“l’uomo che l’ha sognata, l’ha fatta anche scomparire”.
La collocazione mitica di Atlantide
Sono molte le ragioni per cui il mito di Atlantide continua ancora oggi ad affascinare ma una tra le principali è sicuramente la sua collocazione geografica: la ricerca di questo mondo perduto e delle sue vestigia ha suscitato ipotesi diversissime e ha motivato anche campagne archeologiche e ricerche subacquee.
Nonostante Platone affermi che l’isola di Atlantide fosse collocata al di là delle colonne d’Ercole, quindi nell’attuale Oceano Atlantico, dato che per alcuni rende plausibile collocare Atlantide nelle isole Azzorre o nelle Canarie, altri hanno ritenuto che potesse essere la Sardegna o la Sicilia mentre altri ancora l’hanno identificata con un’isola del Mediterraneo che sarebbe effettivamente sprofondata per cause naturali, intorno al 1470 a.C., collocabile tra le isole di Thera (l’odierna Santorini) e di Creta.
Tenendo presenti alcuni cenni che il nostro filosofo fa alle dimensioni dell’isola, quando afferma che era grande come la Libia e l’Asia messe insieme, alcuni hanno creduto che Atlantide potesse essere identificata con la Groenlandia.
Altri ancora, sulla base di inconsueti resti archeologici ritrovati tra il XIX e il XX secolo, hanno creduto che Atlantide si potesse collocare nei pressi dell’isola di Bimini, nelle Bahamas, oppure a nord di Cadice, nel parco nazionale della Doñana, in antichità ricoperto dall’acqua e popolato da molte isole; altri ancora hanno ritenuto plausibile una somiglianza tra gli abitanti di Atlantide e le popolazioni maya e hanno collocato la fantomatica città nello Yucatan.
La città ideale dei moderni
Tornato in auge in età moderna, grazie al recupero dei testi antichi realizzato dagli studiosi del Rinascimento, il mito di Atlantide è intimamente connesso a tutte quelle dottrine filosofiche e politiche che immaginano una società ideale alla quale le nazioni dovrebbero tendere.
A tal proposito si potrebbero citare la Città del Sole del nostro Tommaso Campanella o Utopia di Thomas More ma è Francesco Bacone il filosofo che più di tutti si è lasciato ispirare dal mito platonico: nella sua Nuova Atlantide immagina, infatti, una città ideale retta dagli scienziati, dove regna la pace e il progresso scientifico assicura una duratura prosperità. Quella di Bacone è un’utopia tecnocratica che, al di là delle suggestioni narrative, influenzerà a lungo il pensiero politico, soprattutto illuminista.
Il mito di Atlantide nell’occultismo e nell’esoterismo
Anche in età moderna e contemporanea il mito di Atlantide continua a richiamare l’attenzione e a suscitare interpretazioni tanto diverse quanto curiose e originali.
Jean Sylvain Bailly (1736-1793) nella sua Storia dell’astronomia antica lega il mito di Atlantide a quello di Iporborea e ne fa la prima civiltà da cui avrebbe avuto origine tutto il genere umano. Similmente Ignatius L. Donnelly (1831–1901) nel suo Atlantis: the Antediluvian World (1882), anche grazie a indizi archeologici, tenta di dimostrare che tutte le antiche civiltà conosciute derivano dagli atlantidei, un’antica e progredita popolazione che avrebbe vissuto nel Neolitico.
Ancor più controverse e originali sono, invece, le interpretazioni offerte da occultisti come Helena Blavatsky e da teosofi come Rudolf Steiner, che hanno collegato il mito di Atlantide a quello delle città perdute di Mu e di Lemuria. Grazie alla loro chiaroveggenza e a presunte ricerche occulte, questi personaggi avrebbero scoperto che gli atlantidei sarebbero una razza antichissima, precedente a quella ariana alla quale noi apparteniamo. I suoi mitici abitanti sarebbero rincarnati in noi e ci parlerebbero, con rivelazioni e visioni, di una civiltà che, a differenza della nostra, non praticava il pensiero logico ma si fondava sul potere magico e sacrale della parola, con la quale si potevano guarire le malattie e far crescere le piante, e su portentose capacità mnemoniche.
Atlantide nella letteratura e nei fumetti
La fortuna del mito di Atlantide è stata così vasta da arrivare fino ai nostri giorni e la letteratura ce lo dimostra bene. In Ventimila leghe sotto i mari (1870) Jules Verne fa passeggiare il capitano Nemo, dentro a uno scafandro, tra le rovine di Atlantide e questo romanzo ha ispirato anche il manga Nadia - Il mistero della pietra azzurra, dove si racconta che la civiltà di Atlantide avrebbe un’origine aliena.
Ne L’abisso di Maracot (1929) Arthur Conan Doyle descrive tre scienziati che, grazie a un batiscafo raggiungono una fiorente civiltà ancora attiva sul fondo dell’Oceano Atlantico, mentre J. R. R. Tolkien ne Il Silmarillon (1977), quando parla della caduta dell’isola di Númenor, intesse un racconto che ha evidenti analogie con il mito di Atlantide.
Anche Clive Cussler ha dato alle stampe un romanzo dal titolo Atlantide (2002) dove Dirk Pitt e Albert Giordino sono alle prese con i segreti di una antica civiltà dell’Oceano Antartico tra mille peripezie.
Come non citare, infine, l’ultima avventura di Corto Maltese, dedicata alla città perduta di Mu, o le indagini di Martin Mystère il detective dell’impossibile, secondo cui Atlantide e Mu erano civiltà rivali e la loro fine sarebbe collegata?
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il mito di Atlantide, da Platone a Rudolf Steiner e Jules Verne
Lascia il tuo commento