- Autore: Giorgio Ieranò
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Sonzogno
- Anno di pubblicazione: 2026
Un libro gradevole, per non specialisti, una prima introduzione all’esperienza greca attraverso alcune delle sue figure più significative, per lo più note anche a un pubblico mediamente scolarizzato. Parliamo di Vite leggendarie. I grandi protagonisti della storia greca. La Grecia classica (Sonzogno, 2026) del grecista Giorgio Ieranò.
Autore di volumi dedicati per lo più alla dimensione mitologica e letteraria, Ieranò in questi ritratti non lascia intentata l’opzione narrativa, già implicita nel titolo, vale a dire a calibrare il dettato storiografico più rigoroso con gli apporti più ambigui provenienti da storici e scrittori che si affidavano a notizie anche incerte e fantasiose. Il dichiarato recupero delle fonti più antiche - Plutarco innanzitutto, ma anche Senofonte, cui è peraltro dedicato un capitolo, e Cornelio Nepote - comporta accogliere suggestioni che in termini di metodologia storica si prestano a molte osservazioni critiche. Ieranò lo spiega bene a ogni passo: va sempre distinto ciò che può risultare attendibile da quanto invece possa ritenersi più frutto dell’alone leggendario di cui questi personaggi ben presto beneficiarono - per non dire delle interpretazioni tendenziose e interessate di nemici o avversari politici.
Avendo scelto questa prospettiva, l’autore si sofferma a volte su aspetti laterali e meno noti dei suoi protagonisti, talvolta “di colore”, talaltra per illuminare le loro vite da angolazioni inaspettate per ricavarne suggestioni nuove. Il leggendario va dunque inteso anche in un senso generativo: di altri riflessi nella storia, di vite che vi si sono ispirate o ne hanno fatto letteratura (Shakespeare è un nome scontato).
La stesura dei ritratti segue un arco cronologico che parte dal saggio e un po’ noioso Solone, avverso alle novità del successore Pisistrato (di cui fu forse amante), tiranno come il primo non volle mai essere ma anticipatore di quella spinta verso l’immaginario che sarebbe poi esploso nell’Atene del V secolo a.C. Solone era il legislatore per eccellenza, il mediatore, il giusto che cerca l’accordo fra le parti, i cui provvedimenti vennero scritti su tavole di legno, e fatti per durare. E per governare ove possibile gli scontri fra le famiglie più ricche, e fra esse e le classi sociali più deboli. Più seducente, almeno in termini letterari, sembra Pisistrato, che, diceva Aristotele, “da generale e demagogo, si fece tiranno”. Capace di mostrarsi morbido nei modi per marcare meglio la propria determinazione al comando, ossia di prefigurare la cifra del potere astuto e spregiudicato poi descritta e invocata da Machiavelli (come avrebbe poi fatto in maniera ancora più avventurosa e cinica l’irresistibile Alcibiade, ma senza le ragioni di Stato, costui, che nel fiorentino avrebbero giustificato la ferocia eventuale del Principe), ma sensibile all’arte e alla scrittura, Pisitrato ne favorì la diffusione, le assegnò un’importanza sociale mai conosciuta prima poi esplosa nell’ambigua grandezza di Atene e del suo mentore politico più noto, Pericle, controverso ben più di quanto pretendesse la vulgata fino a qualche decennio fa. In realtà già Tucidice, ricorda Ieranò, definiva il suo governo “come una democrazia solo a parole, ma in realtà era il governo di un principe”. Duplicità insomma, se non proteiformità, che torna spesso nei personaggi passati in rassegna e che si rivela da dettagli - il libro ne è pieno, ed è quanto gli regala in sapido piacere delle lettura - come quello per cui lo spartano Leonida, l’eroe morto eroicamente alle Termopili alla guida dei suoi trecento uomini, re lo era diventato per un mero accidente.
Un piccolo romanzo in un certo senso è il capitolo dedicato a uno degli uomini più seduttivi della storia, Alcibiade, che lasciamo scoprire al lettore. Basti dire, al di là delle sue incredibili peripezie politiche e di letto, che, giovane e bellissimo, non gli riuscì di rimorchiarsi Socrate, bruttino, in là con gli anni ma ai suoi occhi terribilmente affascinante. Pure il filosofo in giovinezza non si era fatto mancare nulla, non alieno all’ebbrezza dionisiaca, alle prese poi con la coltissima Aspasia, l’amante di Pericle, unica donna, assieme a Elpinice, presente nel volume con un capitolo dedicato - non casualmente due donne fuori dal comune, troppo coraggiose e indipendenti per non finire in malo modo.
E poi ancora Demostene, il grande oratore. Poi Dionisio il Grande, nella cui Siracusa Platone provò vanamente a mettere piede da pensatore politico, confidando nell’attrazione per le lettere subita da Dionisio, il quale però sapeva essere abbastanza spiccio e aveva tali ambizioni politiche in proprio da costringere il filosofo a prendere il largo. Per concludere con Alessandro Magno, dove davvero inizia un’altra storia.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Vite leggendarie. I grandi protagonisti della storia greca. La Grecia classica
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