Vedove di Camus
- Autore: Elena Rui
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: L’orma editore
- Anno di pubblicazione: 2025
Albert Camus conosceva un solo dovere ed era quello di amare. Il grande scrittore e filosofo scomparve a soli quarantasei anni in un incidente stradale; non c’era una morte più assurda, sosteneva, in quanto non amava le auto, né la velocità. Un intellettuale dissidente e scomodo, che parlava senza curarsi del potere, amato da sinistra e da destra. Un grande scrittore vincitore del Nobel, che mai aveva allontanato da sé e dalle sue opere la sua vocazione sociale e politica, e si considerava il più disarmato e il più bisognoso degli uomini. Ha amato moltissimo, e alla sua morte rese “ vedove” alcune delle donne protagoniste uniche della sua vita.
Mi sono chiesta perché il titolo del libro di Elena Rui fosse Vedove di Camus (L’orma, 2025) e non Le vedove; basterà leggerlo per comprendere la potenza della parola senza l’articolo. La nostra autrice, con attenta meticolosità e ricerca, ha raccolto interviste, ha analizzato frasi, autobiografie, impressioni, pensieri di diari e taccuini, ha consultato giornali e non solo dell’epoca per poter raccontare l’amore di Camus e le sue donne, un elogio amoroso e di profonda riflessione.
Attingere a diari privati, interviste, biografie, memoir è stato indispensabile per costruire questo libro, ma non sufficiente: l’immaginazione ha funzionato da collante, perché questa, seppur documentata, è una finzione.
Elena Rui, nata a Padova nel 1980, vive in Francia. Ha insegnato italiano ad Albi, Tolosa e Parigi. Ha pubblicato romanzi e una raccolta di racconti.
Il 4 gennaio 1960 Albert Camus era seduto nell’auto accanto al suo editore francese Michel Gallimard; l’auto sbandò a una velocità di 130 km orari. Camus morirà sul colpo lasciando all’interno dell’abitacolo la sua cartella con il manoscritto Il primo uomo, al quale stava lavorando da mesi; il suo più grande progetto, il romanzo della maturità. Quattro donne, suoi grandi amori, si ritroveranno vedove e il loro lutto, l’amore condiviso, l’attesa, la gelosia, la passione, saranno al centro della narrazione sull’amore: Francine Faure, la moglie e madre dei suoi due figli, Maria Casarès, il suo amore libero e incondizionato, Catherine Sellers e Mette Ivers, l’ultima giovane amante.
Alla notizia della morte del marito, Francine sembrò cadere in un baratro. Due figli quattordicenni, i gemelli Catherine e Jean, da proteggere dai pettegolezzi e dicerie e per i quali farsi forza. Albert non le era stato fedele, le attrici lo affascinavano, amava stare lontano da Parigi a Lourmarin e non amava andare in auto. “Perché non è ritornato in treno?”: una domanda che si porrà continuamente. Lei era la moglie depressa, la donna che non sapeva godersi la vita, vorrebbe occuparsi del proprio dolore e invece dovrà eseguire le volontà di Albert, che era ateo, circa la sepoltura e preservarne il ricordo. Entrambi orfani di padre, l’aveva conosciuto quando era una brillante studentessa di matematica e una brava pianista. Simone de Beauvoir, conoscendola, comprese subito che “non aveva appetito per la vita”, e quanto Albert, teorico dell’amore libero, non amasse la quotidianità familiare.
Catherine Sellers, attrice brillante, sarà la donna di cui Camus sentirà di più la mancanza. Per lui aveva imparato la dattilografia e a ricercare oggetti per la sua casa che gli fossero graditi: le era valso il soprannome di Sherlock Holmes. Si rendeva ai suoi occhi preziosa e irraggiungibile, la chiave per non perderlo. Ma impazzirà di gelosia per la giovane amante Mette. Camus l’aveva tradita per provare a sé stessi che si poteva ancora piacere. Mette Ivers, giovane pittrice di origine danesi, conobbe lo scrittore al Flore, “un luogo pieno di gente ma senza vita”. Albert aveva risposto al suo sorriso malizioso. I suoi modi nobili e l’assiduità delle attenzioni l’avevano sedotta. Nel 1996 alla veneranda età di ottantasette anni, le sarà ancora chiesto di raccontare del suo rapporto d’amore con Camus.
L’Unica era Maria Casarès, famosa interprete del teatro francese, che scelse la solitudine alla morte di Albert, in una tenuta lontana da Parigi vicino all’Oceano. Oggi è una sede donata alla Francia, che accoglie artisti e attori; un gesto di gratitudine per l’asilo politico ricevuto; Maria era figlia di un ministro della repubblica socialista spagnola, e per la carriera di attrice la Spagna di Franco le era interdetta. Maria racconterà di Camus nelle sue memorie solo dopo la morte di Francine, e ne parlerà con un intatto sentimento d’amore e di dolore. Era per lei inaccettabile averlo perso, e ricorderà il loro tempo insieme, sempre poco, sempre rubato agli altri impegni. “Un’intensità divorante fu la loro relazione”. Camus aveva scelto, dirà Maria, come madre dei suoi figli una donna con attitudine alla vita domestica, ed esserne gelosa era inutile. Lei invece era appassionata, devota, comprensiva, complice e gli sarà anche infedele, incostante come lo era lui.
Albert, racconta Maria, sorvegliava con severità la propria indole possessiva, per essere sempre all’altezza dell’idea dell’amore che si era costruito.
Maria non smetterà mai di amarlo perché “quando ci si è amati profondamente, non si è mai più soli”. Camus aveva conosciuto la guerra e il colonialismo, e nella sua breve esistenza si era dedicato alla ricerca della libertà, in un mondo che aveva saputo raccontare le assurdità e gli orrori della sua epoca.
Vedove di Camus è un’intensa narrazione intima che saprà rivelarci, tra il vero e il verosimile, l’amore tra un uomo affascinante e pieno di carisma e le donne della sua vita, nel racconto delle loro gelosie, della loro passione e infine del loro lutto.
Amate come un uomo, con la vanità di un uomo, l’egoismo di un uomo.
Vedove di Camus
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