Avete mai provato un profondo, profondissimo senso di smarrimento fisico e psicologico in una determinata situazione e magari in presenza di qualcun altro? Si tratta di un’evenienza che capita a tutti prima o poi, ma l’esperienza di Ada Negri sotto questo punto di vista è davvero scioccante.
La poetessa lodigiana si racconta in Un ricordo, poesia contenuta nella raccolta Maternità, dove si rivede, a letto gravemente malata e addirittura moribonda, tornare alla vita quando la figlia piccola le bacia la mano. Il componimento, come è evidente, trasmette un messaggio positivo, che in sostanza è quello del potere salvifico dell’amore, su tutti quello materno, ma lo fa con toni estremamente cupi e realistici, possiamo dire drammatici.
Ciò perché in Un ricordo la Negri vuole innanzitutto dar voce al senso di perdita e al turbamento che di tanto in tanto attanaglia ciascuno di noi, spiegandoci come a volte una parola o un gesto apparentemente di poco conto si rivelino in realtà risolutivi per chi sta male.
“Un ricordo”: testo della poesia
Un meriggio di luglio, un’afa bassa:
io consunta di febbre, abbandonate
su le lenzuola le braccia stroncate,
e immobil come salma ne la cassa.Ne l’orrenda stanchezza un solo, acuto
pensier: la bimba. - La sua voce piana
giungeva a me da una stanza lontana,
come ne i sogni: - tutto il resto, muto. -E il suo piccolo passo udìi venire,
dopo, sino al mio letto- - Dolcemente
mi prese, mi baciò la mano ardente...
...ed a quel bacio io mi sentii morire.Precipitava i colpi violenti
il cor malato, sino a soffocarmi.
Le tempie, come tizzi, eran roventi;
le membra, fredde come freddi marmi.Tentavi con le tue di riscaldare
queste povere mani moribonde.
Io mi sentiva l’anima affondare
in un mar senza scampo e senza sponde.Dissi, come in un soffio: La bambina. -
E vidi ne’ tuoi buoni occhi una forte
promessa. - Al buio, come un’assassina,
stava in agguato, dietro a me, la morte.
“Un ricordo”: metrica e figure retoriche
Un ricordo si costruisce su quartine composte da endecasillabi. Le rime sono alterne o baciate, mentre il ritmo è fortemente spezzato da numerosi enjambement e da una punteggiatura molto marcata, che ha il compito di avvicinarsi il più possibile al rumore che fa il respiro affannato durante la febbre.
Queste le principali figure retoriche presenti nel testo:
- similitudini: "immobil come salma ne la cassa" e "Le tempie, come tizzi, eran roventi; / le membra, fredde come freddi marmi"
- antitesi/ossimoro: per rendere il contrasto tra il gran calore della febbre e il gelo, quindi "mano ardente / membra fredde";
- allitterazione e onomatopea: forte incidenza di suoni aspri e duri che rendono meglio il patimento della malattia, quindi "braccia stroncate";
- metafora: "Io mi sentiva l’anima affondare", che dà la sensazione di sprofondamento e mancamento propria della malattia.
“Un ricordo”: il potere salvifico della maternità
Come la maggior parte delle liriche che compongono la raccolta di cui fa parte, anche Un ricordo esplora il complesso mondo della maternità e lo fa con toni foschi, ansiogeni, drammatici. La poesia, infatti, descrive una circostanza fortemente negativa per l’autrice, in cui il gesto al tempo stesso semplice e miracoloso della figlia piccola assume un ruolo salvifico.
Si è in un afoso pomeriggio di Luglio, e la poetessa giace nel letto immobile come un cadavere vinta dalla febbre altissima. Le sue facoltà mentali sono annebbiate, ma nella testa trova comunque posto il pensiero della figlia, la cui voce deliziosamente infantile giunge alle orecchie ovattata, lontana.
A un certo punto la bimba si avvicina alla mamma per darle un bacio sulla mano. E a questo contatto spontaneo e grandioso, il fisico della donna reagisce in modo violento: il cuore batte all’impazzata, le tempie si arroventano mentre il resto del corpo resta gelido. Inaspettatamente da quanto si potrebbe immaginare, il bacio dà alla poetessa quasi un senso di morte o comunque di totale abbandono dell’anima, e mentre la piccola tenta con l’adorabile goffaggine propria dell’età di scaldarle invano le dita della mano ormai morente, lei si sente sprofondare del tutto.
Questa storia amorevole e struggente presenta molteplici risvolti. Innanzitutto il testo colpisce per i contrasti netti sui quali è giocato e che ne rendono particolarmente efficace la resa dal punto di vista comunicativo: la febbre, quindi la malattia, viene descritta come un fuoco, mentre per tutto ciò che afferisce alla morte, la poetessa sceglie una terminologia che rimanda al freddo e al gelo. Piacevolmente caldi e rassicuranti, inoltre, sono la camminata e il bacio della figlia.
Perché Un ricordo è, essenzialmente, una lirica sulla maternità, soltanto vista da un’angolazione inusuale (anche rispetto ad altre poesie della Negri dedicate all’argomento). A differenza della figura materna forte e vincente che si erge da altri versi, infatti, qui la mamma appare come una persona vulnerabile, ferita, fisicamente esausta; la figlia, tuttavia, alla fine la salva con il proprio amore spontaneo e sincero.
Dunque in Un ricordo Ada Negri ci offre un’insolita chiave di lettura della maternità, ma la conclusione alla quale giunge è immediatamente comprensibile e inequivocabile, e cioè che essa, grazie al suo intrinseco potere salvifico, guarisce.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Un ricordo”, la poesia di Ada Negri sul potere salvifico della maternità
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