Un bambino abbandonato (o Sinite parvulos o Se nel crocicchio di una via deserta) è una poesia sull’accoglienza, la maternità spirituale e l’infanzia sofferente. Appartiene al periodo giovanile di Ada Negri, il più intenso per quanto riguarda le tematiche sociali e umane, verso le quali l’autrice lodigiana si sente emotivamente coinvolta e che sa affrontare con una delicatezza e una passionalità fuori dal comune.
Il componimento è un piccolo racconto che ha per protagonista un tenero bimbo abbandonato a cui la voce narrante (la stessa Negri) offre amore e protezione come solo una madre sa fare. Perché, ci ricorda la poetessa, la maternità è molto più di un mero dato biologico.
“Un bambino abbandonato”: testo della poesia
Se nel crocicchio d’una via deserta
o in mezzo al mondo gaio e spensierato
incontraste un bambino abbandonato,
pallido il viso e la pupilla incerta,
che d’una madre il bacio ed il consiglio
abbia perduto, e pianga su una bara
la memoria più santa e la più cara.
Oh, portatelo a me!… Sarà mio figlio.
Io lo terrò con me, per sempre. A sera
gli metterò le sue manine in croce,
con lui, per lui dicendo a bassa voce
de’ miei anni più belli la preghiera.
La parola che eleva e che conforta
io gli dirò con placida fermezza;
la gelosa e veggente tenerezza
avrò per lui de la sua mamma morta.
Io gli dirò che la vita è lavoro,
gli dirò che la pace è nel perdono;
di tutto ciò che è giusto e grande e buono
farò nella sua mite alma un tesoro.
Mentr’io declinerò verso l’oblìo,
e avrò la cuffia e metterò gli occhiali,
ei salirà, lo spirito agl’ideali,
le braccia alla fatica e il cuore a Dio.
“Un bambino abbandonato”: tono e stile
Il tono, lo stile e il contenuto di Un bambino abbandonato, sono in piena sintonia con le liriche giovanili di Ada Negri, tutte improntate su problematiche sociali e antropiche.
Nella prima parte del componimento predomina un linguaggio semplice che si muove lungo un registro piuttosto intimo e colloquiale; nella seconda, invece, dove l’accento viene posto sull’amore materno come forza che conduce alla salvezza, lessico e tono si adeguano diventando più solenni e formali.
Il titolo Sinite parvulos, infine, ovvero “lasciate che i bambini vengano a me”, molto simile alla frase pronunciata da Gesù nel Vangelo, sottolinea l’idea dell’infanzia come periodo dell’esistenza avvolto da un alone di sacralità.
La maternità come capacità di accogliere e amare al di là della biologia
Un bambino abbandonato è un elogio della maternità intesa come capacità di accogliere e amare a prescindere dall’esperienza della gravidanza e del parto. Soprattutto nei riguardi di un piccolo rimasto solo come è quello descritto nel componimento, il desiderio di offrirgli affetto e conforto nasce spontaneo e spesso incontenibile.
Ed è di certo così per l’autrice, che afferma di voler accudire un orfano “pallido” e con “pupilla incerta” (a causa del dolore della perdita), per dargli l’amore incondizionato di cui ha bisogno (“gelosa e veggente tenerezza”) e un’educazione completa e consona, che contempli i più importanti valori della vita, dal lavoro come forma di riscatto alla capacità di saper perdonare passando per la bontà d’animo come qualità imprescindibile da cui tutte le altre nascono e dipendono.
Tale concezione della maternità, elevata a sublime atto spirituale di totale dedizione, pone la Negri su un piano diverso rispetto a quello delle donne e degli uomini nati e vissuti come lei a cavallo fra il XIX e il XX secolo, tra i quali è decisamente raro trovare la stessa ampiezza di vedute su questioni tanto delicate se non, addirittura, tabù. La poetessa, invece, non teme affatto di allontanarsi dall’idea tradizionale comunemente accettata e, in questa lirica, coraggiosamente svincola la maternità dal solo legame biologico per inserirla in un contesto universale fatto di amore incondizionato, profonda compassione e assoluta accettazione dell’altro. L’abnegazione nei confronti del piccolo orfano è piena e sopravanza di gran lunga i bisogni materiali: per il bimbo la scrittrice vuole essere un rifugio sicuro ma anche una guida capace di stimolare le sue virtù con pazienza e tenerezza.
La preghiera con cui la lirica si chiude, non a caso, è indice della spiritualità profonda che la madre trasmette al figlio. Ed è così che, grazie all’amore, il dramma della perdita e dell’abbandono si trasforma in un’imperdibile e appagante occasione di riscatto umano e sociale.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Un bambino abbandonato”, la poesia di Ada Negri sull’accoglienza e la maternità spirituale
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