- Autore: Chris Hedges
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Fazi
- Anno di pubblicazione: 2025
Chris Hedges è uno scrittore, giornalista e vincitore del premio Pulitzer, in Italia con questo testo che si potrebbe definire instant book dal titolo Un genocidio annunciato (Fazi, 2025, trad. di Nazzareno Mataldi, prefazione di Piergiorgio Odifreddi).
Se l’odio da decenni tra palestinesi e israeliani ha avuto dei picchi da cui è stato difficile uscire per prendere decisioni allo stesso tavolo, ora i margini di discussione sono pressoché paralizzati dal 7 ottobre del 2023, quando Hamas, il braccio armato della Palestina ma che in realtà è anche innervato nel governo attuale in carica, ha sganciato delle bombe su Israele, causando milleduecento morti e duecentocinquanta ebrei presi in ostaggio. Da quel giorno, i pochi fili di convivenza sono saltati e il governo di estrema destra di Netanyahu ha decretato che ogni palestinese è un terrorista, anche i bambini. Una risposta che ha portato l’Europa a non trovare il modo per finire questa carneficina, dal momento che Israele ha già ucciso diecimila tra militari e civili. Anche Hamas ha fatto strage tra i civili, compresi i bambini. La situazione è disperata non solo per la guerra interna, ma perché Israele viene aiutato a comprare le armi dando alla stato ebraico una quantità enorme di dollari. L’appoggio del Presidente degli Stati Uniti c’è sempre stato, anche prima di Trump, e solo Obama si chiedeva perché per Israele il suo paese fosse un bancomat, ma poi ha ceduto e non ha toccato questo patto di acciaio; e se non finirà, Israele ha il potere di distruggere Gaza e la Palestina. D’altra parte per gli Stati Uniti la via ebraica permette maggior numero di greggio.
Hedges, come altri studiosi di scienze politiche, ha una sua spiegazione a tutto questo senza mettere in mezzo il danaro. Gli ebrei che arrivarono nel 1948 portarono elementi di sionismo molto pericolosi già all’epoca. Imbevuti di colonialismo, la supremazia bianca e il cinismo politico rese gli ebrei forti già dall’inizio. Per anni sulla "soluzione finale", ovvero sterminare tutti gli ebrei nel mondo, gli altri paesi erano molto in imbarazzo per non accorgersi di niente o peggio saperlo, e non fare nulla. Nel 1967, nella guerra dei sei giorni, si capì che Israele era forte e poteva aumentare quella terra che gli apparteneva di diritto. Una bugia, nel senso che il sionismo degli inizi era ancora debole e si cianciava di uno stato ebraico in Uganda. Poi, quando si capì la forza militare e politica del paese, i sionisti entrarono nell’ottica di levare via di mezzo la Palestina.
È così è stato, anche se molti paesi islamici non riconoscono lo Stato ebraico, un paese che ha fatto di tutto per sopravvivere, anche la leva militare di due anni per maschi e femmine. Israele non ha metabolizzato i campi di concentramento e li tira fuori ogni volta che fa una scorrettezza, e il giornalista è convinto che la soluzione tra Palestina e Israele si si incasinata e non finirà il terrore per una guerra atomica. Gli ebrei civili vogliono la pace, così dicono, ma hanno tenuto e tengono al governo un uomo di destra che ha fatto suoi i principi di togliere i palestinesi di mezzo. Tuttora il capo di governo Netanyahu sta facendo di tutto per cacciare l’islamismo, i coloni ebrei piazzano le loro case in modo che possano vedere se c’è qualche guerriglia. Nondimeno i palestinesi che lavorano in Israele al check-in vengono presi di mira, oppure pestati. Gaza è diventata una città morta, non funzionano più il telefono, il cellulare, Internet. La notte si prega affinché non ci sia un raid anche in case sventrate.
E diventa sempre più difficile mettersi intorno a un tavolo per discutere.
Un genocidio annunciato. Storie di sopravvivenza e resistenza nella Palestina occupata
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Un genocidio annunciato. Storie di sopravvivenza e resistenza nella Palestina occupata
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