- Autore: Giancarlo De Cataldo
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2025
Negli ultimi anni la cucina – e con essa chef, show televisivi, gare fra ristoranti e ricette gourmet – è diventata un vero fenomeno di massa. Non sorprende dunque che il giallo letterario abbia trovato terreno fertile tra i fornelli: anche senza scomodare il famoso Rex Stout e il suo Alta cucina, con protagonista Nero Wolfe, sono molti gli scrittori che hanno ambientato omicidi nell’élite culinaria.
Giancarlo de Cataldo si inserisce in questa lunga tradizione con Un cadavere in cucina (Einaudi, 2025), il sesto capitolo della serie con protagonista il PM melomane Manrico Spinori: un romanzo che trasporta il lettore nell’alta cucina romana del prestigioso ristorante Controcorrente di proprietà dello chef stellato Cesare Marini, un ambiente dove non mancano rivalità, intrighi, elaborate ricette con ingredienti segreti da custodire gelosamente. E anche omicidi.
Le vacanze a Sabaudia del pubblico ministero Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Spinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda, detto “contino” per le sue origini aristocratiche, vengono bruscamente interrotte dal procuratore Gaspare Melchiorre, che gli affida le indagini relative a un increscioso incidente avvenuto durante una cena al Controcorrente, uno dei posti più in della capitale, frequentato da personaggi dello spettacolo, politici e capi di Stato. Alcuni dei commensali sono stati intossicati da una sostanza presente in alcuni funghi allucinogeni, la psilocibina, ma senza gravi conseguenze. La morte di un colonnello dell’esercito, uno dei clienti più affezionati, avvenuta due giorni dopo il fattaccio, e la scomparsa dello chef Marini pongono però nuovi inquietanti interrogativi.
Nella torrida estate romana, il PM e la sua squadra – oltre all’ispettora Deborah Cianchetti, Gavina Orrù, l’esperta di tecnologia e Brunella, l’efficiente e sospirosa segretaria – uniscono le forze e l’ingegno in questa nuova indagine su più fronti, che però va a rilento: i giorni passano senza veri e propri progressi. A mettere i bastoni fra le ruote con false piste e false verità sono innanzitutto i servizi segreti, mentre alcune testate online pubblicano scoop esclusivi e una trasmissione di true crime incalza gli inquirenti a risolvere il caso. E, contrariamente al passato, nessuna opera lirica viene in aiuto a Manrico:
Manrico cominciò a chiedersi a quale opera lirica poteva essere ricondotta la sequenza degli omicidi. Faceva parte del suo metodo investigativo. Non c’è situazione umana, incluso il delitto, che non sia stata raccontata dalla lirica. Quindi, per risolvere il caso, si tratta di individuare l’opera di riferimento. Facile a dirsi! Persino un po’ irriverente. Decisamente empirico. Ma perché farsi tante domande quando qualcosa funziona?
L’evoluzione sentimentale del contino conferma la sua natura complessa e un po’ malinconica. La relazione con Stella Dubois, donna brillante e affascinante, è giocata più sul piano della leggerezza e dell’attrazione che su quello della profondità emotiva. Stefania Baldini, la spia misteriosa, una figura ambigua e seducente, sfida Manrico anche sul piano intellettuale. Tra loro nasce un rapporto intenso ma pericoloso, fatto di sguardi, doppi sensi e diffidenza reciproca.
Il rapporto con la ex moglie resta invece sorprendentemente sano: c’è stima e una complicità non del tutto svanita. In questo contesto familiare, il figlio Alex diventa uno specchio in cui Manrico si riflette: lo guarda con affetto, ma anche con preoccupazione. Consapevole dei propri limiti affettivi, incapace di trovare una vera direzione sentimentale, si chiede se il figlio sia, proprio come lui, “irrisolto”.
Uno degli elementi più riusciti è il mosaico di personaggi minori che ruotano attorno a Manrico e alle indagini: delineati con uno sguardo profondamente umano e partecipe, arricchiscono il tono corale del romanzo e di una capitale multiculturale e contraddittoria. Gli extracomunitari non sono solo comparse esotiche, ma persone che raccontano la fatica dell’integrazione, la dignità del lavoro e la possibilità di essere vittime o complici in dinamiche più grandi di loro. L’autore evita stereotipi dando loro una voce autentica, spesso venata di disincanto.
Il microcosmo della ristorazione è il vero ambiente del romanzo, quasi un personaggio a sé stante. Chef stellati, aspiranti cuochi, sous chef stressati, maître arroganti… Tutto questo mondo viene raccontato come una punta di sarcasmo, ma anche con curiosità e un certo fascino. La cucina, apparentemente tutta gusto e creatività, è in realtà un’arena di potere, vanità, rancore e rivalità feroci.
Questa ironia che aleggia in tutto il romanzo diventa per de Cataldo uno strumento di critica sociale e di umorismo intelligente che, con i tanti riferimenti all’attualità, fa riflettere sull’assurdità di alcuni aspetti di questi nostri tempi moderni.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Un cadavere in cucina. Un caso per Manrico Spinori
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