- Autore: Ingeborg Bachmann
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788845941054
Le serviva più tempo, a Ingeborg Bachmann, per mettere in ordini i suoi fogli sparsi, per continuare a scrivere nel suo modo brusco e limpido. In un periodo in cui le parole avevano un peso, una densità che ora troviamo in pochi scrittori. Ma nel 1973 accadde l’impensabile: il fuoco di una sigaretta accesa, forse, e ustioni mortali. La sua è una scrittura che hanno copiato in tanti e anche questa opera tracima di talento.
Il titolo è Requiem per Fanny Goldmann (Adelphi, 2026, trad. di Magda Olivetti) e la trama è incentrata su una donna che fa l’attrice, la Goldmann appunto, che la scrittrice austriaca trova decorativa e statica, ma la cui bravura è nel tono della voce, che sa modulare alla perfezione, che interpreti Ifigenia o un personaggio più leggero, da commedia brillante. Era poi bella, molto, con un portamento regale fino alle spalle. Nei primi tempi viveva con la madre e con due zie, ma poi col suo lavoro scoprì Vienna, che amava moltissimo come tutti i provinciali e al contempo odiava, perché aveva bisogno di opportunità per trovare i ruoli adatti a lei, di direttori artistici per il suo lavoro in teatro e forse di un uomo da amare.
Nel frattempo odiava Malina, un’attrice magnifica, che non sapeva del suo talento e quindi andava a letto con tutti, dall’attore giovane ai teatranti, pur se non ne aveva bisogno. Mentre Fanny si stava accorgendo di essere diventata una comparsa, e le altre colleghe si erano sposate e facevano le mogli e le madri.
La commedia durò tre anni, toccando anche posti lontani e Fanny ricevette un regalo da Malina, che buttò immediatamente. Nel frattempo divorziò dall’impresario teatrale Goldmann, appunto, ma gli chiese di non abbandonarla mai. Come già sapesse che stava arrivando un uomo nella sua vita, più giovane di dieci anni, che l’avrebbe uccisa psicologicamente. Un attore, Anton Marek, detto Toni da Fanny e dagli amici, ancora alle prime armi e con interessi letterari. Eppure era stata avvertita che Toni era un delinquente scaltro, senza scrupoli. L’attrice leggeva i romanzi per lui, troppo pigro persino di averli in mano, ma grazie all’amata in un’intervista radio fece il nome di Italo Svevo, lasciando gli altri esterrefatti, se non fosse che il giovane non sapeva proprio niente di questo scrittore.
Fanny trascurò il teatro e gli altri amici; voleva Toni nel suo letto, nella sua vita, voleva che la proteggesse e già soffriva se una notte lui era chissà dove - forse a scrivere il suo romanzo, dal momento che il ragazzo era convinto di essere uno scrittore e non certo un attore. Quando beveva troppo Toni si trasformava in un aguzzino e diceva con compiacimento a Fanny di averla tradita sempre, dal primo giorno. Lei faceva finta di niente, si dichiarava stanca ma non litigava con l’amante. Che però ebbe la cattiveria di dirle che amava una tedesca di nome Karin e che sul collo di Fanny c’erano già diverse rughe. Una tedesca, niente buon gusto, che forse da piccola cantava le canzoni per Hitler. Ma Toni era un mostro di ambizione e quando c’era il bisogno di scrivere meglio un paragrafo del libro si rivolgeva a Fanny, che si era ridotta anche a far credere a Toni che senza di lei non poteva stare. Bugie. Tutte bugie.
Fanny lo sapeva e iniziò a bere già a mezzogiorno, il suo corpo perfetto si gonfiò per l’alcol. Era senza soldi perché pagava ancora i debiti dell’amante, che pubblicò il romanzo, e a Fanny sembrava di leggere di lei, dei due anni che passarono tutti i giorni insieme. Lascio ai lettori la parte finale. La Bachmann avrebbe scritto ancora e molto, ma la sua fine assomigliava ai suoi libri. C’era sempre un assassino nella sua vita: il fuoco, una sigaretta, un amore sbagliato.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Requiem per Fanny Goldmann
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